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Pirateria. L`Olanda propone l`istituzione di un tribunale internazionale


Diventa sempre più importante l`appuntamento del 9 e 10 giugno a Roma. Nella capitale italiana si terrà la prossima riunione del Gruppo Internazionale di Contatto sulla Somalia per discutere di coordinamento tra le diverse marine militari impegnate nel Mare del Corno d`Africa. Inoltre si discuterà degli aspetti giudiziari del fenomeno della pirateria che nei primi 4 mesi del 2009 ha già fatto registrare centinaia di attacchi e altrettante persone sono state prese in ostaggio. Ieri a New York, nel corso della riunione preparatoria del gruppo di contatto sulla pirateria tenutosi al Palazzo di Vetro, l`Olanda ha proposto la creazione di un tribunale internazionale per giudicare i pirati che infestano le acque della Somalia. Il gruppo è il principale foro di consultazione e coordinamento internazionali sul processo di pace in Somalia ed è presieduto dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ould Abdallah. Esso riunisce oltre 30 Paesi oltre alla Ue, all`Ua, alla Nato e all`Onu. Nella stessa sede newyorkese il ministro degli esteri somalo, Abdullahi Omaar, ha lanciato un`allarme. “La Somalia è attaccata su due fronti: a sud le forze di `Al Shabaab` `sostenute da combattenti di al Qaeda, a nord dai pirati”. Al tempo stesso Abdullahi si è detto convinto che il Governo Transitorio somalo, Tsg, prevarrà con il sostegno della comunità internazionale. Nel frattempo l`Olanda ha sottolineato l`esigenza che la giustizia internazionale si dia una sede in cui garantire un processo e una punizione ai pirati che vengono catturati dalle navi che pattugliano le acque del Golfo di Aden. Secondo il governo olandese, l`istituzione di un tribunale per la pirateria, dove processare i colpevoli degli attacchi e dei sequestri, potrebbe rendere più efficace la lotta della comunità internazionale contro un fenomeno in crescita costante. “L`Olanda organizzerà a giugno, all`Aja, una riunione di esperti internazionali per studiare la creazione di un tribunale di questo tipo”, ha annunciato il portavoce del ministero degli esteri, Christoph Prommersberger. L`Olanda ha una lunga esperienza nel campo della giustizia internazionale è all`Aja che ha sede il Tribunale Penale Internazionale, Tpi. Secondo il ministro degli esteri Maxim Verhagen, il suo Paese potrebbe dare un grosso contributo alla creazione di una corte contro i pirati. La delegazione italiana presente ai lavori ha confermato il convinto impegno di Roma nell`azione di contrasto alla pirateria e più in generale il sostegno alle iniziative per la sicurezza e la stabilità in Somalia. Sempre ieri era stato il ministro della Giustizia italiano, Angelino Alfano, al termine della sessione pomeridiana della prima giornata del G8 Interni-Giustizia in corso in questi giorni a Roma, a ribadire che: “Per combattere la pirateria internazionale nelle acque del Golfo di Aden occorre individuare sedi giurisdizionali idonee”.
L`inesistenza di un quadro giuridico comune indebolisce la missione navale europea antipirateria, `Atalanta`, e l`azione delle altre navi internazionali, quando si tratta di passare dal momento della cattura dei pirati al procedimento penale. L`arresto dei pirati infatti è reso possibile da due documenti. Da una parte la risoluzione Onu 1815 e il Trattato di Montego Bay, applicabile se i criminali si trovano oltre le 12 miglia al di fuori dalle acque nazionali somale, e dall`altra dall`accordo siglato tra le nazioni che partecipano alla missione europea `Atalanta` e il governo di Mogadiscio. L`intesa stabilisce, tra le altre cose, che l`arresto dei pirati può essere effettuato non solo in mare ma anche su terra ferma. Questo documento, infatti, apre alla possibilità, in futuro, che si possano effettuare operazioni direttamente contro i covi dei pirati lungo le coste somale. In Italia, in particolare l`intervento è autorizzato in base alla legge 12 del 2009, che prevede autorità di fermo e arresto di stranieri che commettano atti di pirateria e azioni lesive nei confronti delle forze armate italiane e degli interessi patrimoniali e del naviglio italiano o di stati interessati a una coalizione multiforze. Mentre per il processo finora si agito in base alla risoluzione Onu 1815 che prevede che i pirati catturati possano essere processati in Paesi come Tanzania o Kenya. Il primo è noto per il buon operato del tribunale internazionale sui crimini in Rwanda e il secondo per aver giudicato dei criminali somali consegnati dalla Gran Bretagna dopo un accordo siglato con il governo transazionale di Mogadiscio. Di recente sono giunte minaccie di ritorsione da parte di un gruppo terroristico che si fa chiamare `Warrior Brave`, Guerrieri coraggiosi. Il gruppo accusa Nairobi di rivendicare territori musulmani e di detenere pirati arrestati dalle forze straniere al largo delle coste somale. Il governo di Nairobi ha chiesto all`Onu di estendere le sue acque territoriali, in caso di risposta positiva, ha promesso che darà accesso a degli spazi ricchi di minerali. Il gruppo terroristico accusa la Norvegia di sostenere questa richiesta keniana per ottenere l`accesso alle risorse petrolifere nella zona ed per questo ha promesso che attaccherà gli interessi del governo norvegese nel mondo, e in particolare le sue missioni diplomatiche e i suoi turisti in Kenya. L`ambasciata norvegese a Nairobi ha confermato di aver ricevuto le minacce e di aver adottato le necessarie misure di sicurezza.
Ferdinando Pelliccia

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