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Pirateria. La vicenda dei marittmi del `Buccaneer` vista dal Sindacato dei Marittimi


E` trascorso un altro giorno. Siamo nel 49esimo di prigionia per i marittimi, equipaggio del rimorchiatore italiano `Buccaneer`, catturati dai pirati somali nel Golfo di Aden l`11 aprile scorso. Continua l`attesa per la sorte dei 16 marinai di cui 10 italiani.
Il presidente del Sindacato dei marittimi, SDM, Mauro Marino è intervenuto in merito alla vicenda del rimorchiatore italiano `Buccaneer` affermando che : “Sulla vicenda Buccaneer si deve fare molta attenzione a parlare. Già alcune dichiarazioni fatte poche ore dopo il sequestro, hanno peggiorato la situazione”. “Chi deve lavorare alla risoluzione del problema sicuramente lo sta facendo, ha continuato, e non è ora il momento di alzare polemiche o giudizi come fatto da altri”. “E` una situazione complessa e in stallo. Per giudicare si dovrebbero avere inoltre dati che nessuno di noi al momento può avere” ha affermato Mauro Marino. “Siamo fiduciosi però che si arriverà ad una soluzione, anche perchè questi pirati prima di esserlo erano pescatori e credo che neanche loro vogliano inasprire oltre l`attuale crisi” ha aggiunto il presidente del sindacato marittimi. L`invito di Marino è stato quello di: “Ogni parola in più attualmente è inutile a smuovere la vicenda, anzi potrebbe rovinare un lavoro del quale non abbiamo elementi”. Infine chiudendo il suo intervento Mauro Marino presidente del Sindacato dei Marititmi Italiani ha affrontato un altro aspetto della questione e che investe in prima persona i marittimi italiani tra cui i 10 del Buccaneer: “C`è invece una polemica che investe proprio chi cerca di polemizzare usando il caso Buccaneer. E cioè che i lavoratori marittimi italiani, non hanno riconosciuto nel loro contratto di lavoro alcuna indennità rischio relativa al fenomeno pirati. Tutti oggi dicono che erano a conoscenza del problema, sia sindacati confederali che armatori (che si lamentano della quota assicurativa relativa al passaggio per quella zona) ma che stranamente a Febbraio 2009 nessuno dei due volle trattare l`argomento che rinviarono a data da stabilire. Oggi quei colleghi non avranno un contratto che li tutelerà alla fine della vicenda. Polemizzano contro la gestione dello Stato per il Buccaneer, ma loro a febbraio si comportarono molto ma molto peggio. Si pensi che la `Jolly Smeraldo` la nave attaccata dai pirati è dell`armatore Messina che è uno dei firmatari di tale rinnovo, dove non si stabilì nulla sul problema pirateria”. Il messaggio è chiaro! Però quello che più importa è riportare a casa i 10 del Buccaneer ed alle loro famiglie Marino, a nome di tutti i marittimi italiani, ha voluto dire alcune parole: “Per quanto poco possa consolare le famiglie di questi colleghi la prego portare questa vicinanza ai loro familiari”. Nel frattempo lo scorso mercoledì le famiglie sono state ricevute alla Farnesina dove hanno incontrato i responsabili della `cellula` dell`Unità di crisi del ministero che si dedica alla vicenda. Intanto il giallo sulle trattative in corso o meno per il rilascio del Buccaneer e del suo equipaggio si infittisce sempre di più. I familiari sono molto preoccupati, non sanno nulla in merito, dalla Farnesina gli viene solo detto di aspettare e di non parlare con nessuno. Non c`è nessuno che riesca nemmeno a spiegare il perchè non si voglia dare seguito alla richiesta di riscatto formulata dai pirati per il loro rilascio. Si tratta di 2milioni di dollari. Le famiglie dei 10 italiani vivono nella speranza che questo incubo possa finire da un momento all`altro. Intanto il silenzio è assordante! Gli ostaggi secondo le notizie che si conoscono dovrebbero essere nelle mani di un gruppo di pirati che operano al largo delle coste di Eyl, nel Puntland, la regione semi autonoma della Somalia definita ormai la nuova Tortuga della moderna filibusta. Più precisamente il rimorchiatore italiano è alla fonda, insieme ad altre imbarcazioni, a Las Quorey, uno dei covi dei pirati sulla costa somala. A far da tramite tra governo italiano e pirati è lo stesso governo del Puntland che però sembra non disposto a voler trattare, specie se in mezzo c`è un riscatto, ma spinga di più su un`azione di forza militare. Un blitz a cui invece il governo italiano, finora, appare contrario anche se in zona ha inviato la nave militare anfibia `San Giorgio` attrezzata per trasporto truppe e mezzi d`assalto. Come è contrario a trattare per il rilascio degli ostaggi pagando un riscatto ai pirati.
Ecco i nomi dei dieci italiani che fanno parte dell`equipaggio del rimorchiatore Buccaneer, sequestrato dai pirati nel Golfo di Aden: 1) Mario Iarlori, comandante, iscritto alla Capitaneria di porto di Ortona (Chieti); 2) Mario Albano, primo ufficiale di coperta, iscritto alla Capitaneria di Porto di Gaeta (Latina); 3) Tommaso Cavuto, secondo ufficiale di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Ortona (Chieti); 4) Ignazio Angione, direttore di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari); 5) Vincenzo Montella, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 6) Giovanni Vollaro, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 7) Bernardo Borrelli, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 8 ) Pasquale Mulone, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo (Trapani); 9) Filippo Speziali, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno); 10) Filomeno Troino, cuoco, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari).
Ferdinando Pelliccia

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