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Pirateria. Il processo ai pirati catturati dalla Maestrale non si terrà in Italia


I 9 pirati catturati la scorsa settiman dalla Fregata `Maestrale` potrebbero essere processati in Kenya o in Tanzania, come prevede la risoluzione Onu 1815. Processare in Italia i pirati sarebbe problematico, in quanto non si tratta di criminali di guerra ne di combattenti appartenenti a uno stato nemico. Di conseguenza si aprirebbero una serie di problemi sia legali sia politici legati a possibili polemiche su ipotetici rinverdimenti del colonialismo. Molto probabilmente i pirati saranno processati in un Paese limitrofo, i cui tribunali rispettano gli standard di quelli italiani. È il caso della Tanzania e del Kenya. Il primo è noto per il suo buon operato per conto del tribunale internazionale dell`Aja sui crimini in Rwanda e il secondo per aver giudicato dei criminali somali consegnati dalla Gran Bretagna con cui è in vigore un accordo. Nel frattempo un`idea sta prendendo piede in ambito bilaterale Italia-governo federale di transizione somalo,tfg, cioè quella che il nostro Paese sviluppi quanto prima un sistema giudiziario nello stato africano dove attualmente è in vigore la sharia, la legge coranica. Una delle maggiori preoccupazione della comunità internazionale è quella di riuscire a trovare delle regole che consentano di poter arrestare i pirati e processarli rimanendo nell`ambito del diritto internazionale. La repressione degli atti di pirateria infatti è un crimine di carattere internazionale e per combatterlo sono previste una serie di convenzioni internazionali. Su tutte prevale come sempre la `Convenzione del Diritto del Mare del 1982` che consentono alle navi da guerra, di qualsiasi nazionalità, di intervenire anche se la nave attaccata non ha la stessa bandiera e di arrestare e giudicare i pirati. E` proprio l`art. 110 della convenzione del 1982 a dare base giuridica alla polizia dell`alto mare, Maritime Law Enforcement, che dà alle navi da guerra in acque internazionali poteri di imperio che comprendono il diritto di ispezionare i mercantili, fermarli e reprimere gli atti di pirateria compreso l`arresto ed il processo dei pirati. Nel caso specifico l`arresto dei pirati da parte dei militari italiani, è stato reso possibile da due documenti. Da una parte la risoluzione Onu 1815 e il Trattato di Montego Bay. I quali stabiliscono: la prima che è possibile la cattura dei predoni se si trovano oltre le 12 miglia al di fuori dalle acque nazionali somale. Mentre l`altra stabilisce, in base dall`accordo siglato tra le nazioni che partecipano alla missione europea Atalanta e il tfg di Mogadiscio, che l`arresto dei pirati può essere effettuato non solo in mare ma anche su terra ferma. Questo documento, infatti, apre alla possibilità che in futuro vengano effettuate operazioni direttamente contro i covi dei pirati lungo le coste. In Italia l`intervento è autorizzato in base alla legge 12 del 2009, che prevede autorità di fermo e arresto di stranieri che commettano atti di pirateria e azioni lesive nei confronti delle forze armate italiane e degli interessi patrimoniali e del naviglio italiano o di stati interessati a una coalizione multiforze.
Ferdinando Pelliccia

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