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Pirateria. Dopo la Maestrale anche corvetta svedese arresta pirati


Una nave della marina militare svedese ha sventato un assalto dei pirati somali ai danni di un cargo greco e arrestato sette predoni. L`episodio è avvenuto nel corso della notte scorsa quando la Corvetta svedese `Malmoe` ha incrociato, per loro sfortuna, un barchino con 7 pirati a bordo. I predoni avevano da poco tentato di dare l`assalto ad un mercantile battente bandiera greca che per fortuna era riuscito a sfuggire all`assalto, inseguiti i pirati sono stati tutti catturati. Dopo essere stati arrestati sono ora in navigazione verso la base di Gibuti dove saranno affidati al comando della missione europea `Atalanta`. Questo è un caso in cui è stato commesso un crimine di carattere internazionale, crimen juris gentium, i cui responsabili possono essere arrestati ed i loro beni sequestrati sulla base delle leggi dello stato che interviene. Ancora una volta il sistema anti pirateria costituito da navi da guerra di diversi Paesi che riunite sotto missioni internazionali o in maniera indipendente cercando dal giugno scorso di contrastare e reprimere il fenomeno ormai al suo apice specie nel mare del Corno d`Africa ormai ribattezzato il `mare dei pirati`. La preoccupazione maggiore della comunità internazionale è quella di poter trovare un quadro di regole che consentano in acque, seppure territoriali, ma incontrollate e incontrollabili, di poter arrestare i pirati e processarli rimanendo nell`ambito del diritto internazionale. La repressione degli atti di pirateria infatti è un crimine di carattere internazionale e per combatterlo sono previste una serie di convenzioni internazionali. Di recente poi alla più specifica `Convenzione del Diritto del Mare del 1982` si sono affiancate diverse risoluzioni dell`Onu che consentono alle navi da guerra, di qualsiasi nazionalità, di intervenire anche se la nave attaccata non ha la stessa bandiera e di arrestare e giudicare i pirati. E` proprio l`art. 110 della convenzione del 1982 a dare base giuridica alla polizia dell`alto mare, Maritime Law Enforcement, che da alle navi da guerra in acque internazionali poteri di imperio che comprendono il diritto di ispezionare i mercantili, fermarli e reprimere gli atti di pirateria: compreso l`arresto ed il processo dei pirati. Un esempio è la cattura la scorsa settimana di 9 pirati di nazionalità somala da parte della Fregata italiana `Maestrale` e che saranno tradotti in Italia per essere processati. Questo è stato possibile in base al diritto vigente che stabilisce che uno stato terzo, rispetto alle nazionalità della nave sequestrata, dei pirati e del luogo di cattura, può esercitare la giurisdizione sull`atto di pirateria. Nella consapevolezza che non potrà essere sempre così, per fronteggiare la pirateria la strategia dei Paesi del G8 si sta orientando sul coinvolgimento dei Paesi che si affacciano sul Golfo di Aden. Al recente incontro a Napoli tra funzionari responsabili di Giustizia e Interni dei Paesi del G8 è emersa la proposta italiana di istituire dei gruppi di `Ship-Raider`. Si tratterebbe di `squadre investigative comuni`, formate da agenti delle polizie i cui Paesi sono vittime della pirateria ed equipaggi delle marine locali, sulla scia, ad esempio, di quanto già sperimentato con successo tra Spagna e Francia, nel contrasto al terrorismo dell`Eta. Probabilmente la bozza della proposta dovrebbe essere presentata a Roma, nel corso della riunione ministeriale del G8 dedicata alla sicurezza e prevista entro la fine di maggio.
Ferdinando Pelliccia

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