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Nel Golfo di Aden sventato un altro attacco portato dai pirati somali


Stamani ancora un tentativo di catturare una nave mercantile da parte dei pirati somali. Un tentativo però che un`unità militare navale sudcoreana, `Munmu il Grande`, ha sventato. La `preda` prescelta questa volta era una nave da carico della Corea del Nord in navigazione nel corridoio di transito protetto dalle forze navali internazionali anti pirati. Appena la nave di Seul, ha ricevuto la richiesta di aiuto da parte della nave nordcoreana, è immediatamente decollato un elicottero Linx il cui sopraggiungere ha messo in fuga i pirati che si sono velocemente allontanati. La `Munmu il Grande` è già al suo secondo, provvidenziale, intervento da quando circa un mese fa è stata dislocata, in chiave anti-pirateria, nel golfo di Aden. Nel frattempo la compagnia marittima inglese `All Ocean shipping`, la cui sede è ad Atene, proprietaria dell“Ariana`, l`imbarcazione battente bandiera maltese sequestrata dai pirati lo scorso sabato nell`Oceano indiano, è ancora in attesa di notizie dell`equipaggio e dei rapitori. A bordo del cargo, oltre ad un carico di soja, vi erano 24 marinai ucraini quando la nave, a largo delle Seychelles mentre faceva rotta verso il Medio Oriente proveniente dal Brasile, è stata arrembata e catturata dai pirati somali. Finora oltre all“Ariana`, sono nelle mani dei predoni altri 2 cargo greci, il `Nipayia`, battente bandiera panamense, catturato il 26 marzo scorso con 19 membri di equipaggio, e l“Irene`, battente bandiera di Saint-Vincent e Grenadines, sequestrato lo scorso 14 aprile con 22 marinai filippini. Altre 2 imbarcazioni greche, il `Titan` e il `Saldhia`, anch`essi catturati sono stati rilasciati nel mese di aprile dopo il pagamento di un riscatto. Secondo l`Ufficio marittimo internazionale, gli attacchi dei pirati contro le navi che transitano per le acque del Corno d`Africa sono, nonostante il pattugliamento delle navi da guerra internazionali, più che raddoppiati. Tra gennaio e marzo di quest`anno gli attacchi sono stati 61 contro i 6 del 2008. Il triste primato di essere al primo posto come società armatrice più colpita dal fenomeno della pirateria spetta alle società tedesche con 16 navi catturate seguite poi, da quelle greche con 14 navi. Di fronte al perdurare della situazione stamani si è ritornati a parlare della costituzione di un tribunale speciale internazionale per processare i pirati catturati nelle acque del Corno d`Africa. A farlo questa volta è stato il presidente russo Dmitri Medvedev. L`impellente necessità di questa corte internazionale si fa sempre di più forte anche per il fatto che ai pirati somali, tranne episodiche eccezioni, non è stata finora inflitta alcuna condanna. Specie se quelli catturati sono stati consegnati ai loro presunti Paesi d`origine e questi ultimi, come è accaduto recentemente, difficilmente li hanno imprigionati e tanto meno condannati. Purtroppo ogni nave da guerra della Nato o della Ue, in missione anti-pirateria nel Golfo di Aden, segue delle regole d’ingaggio ben definite e regolate da risoluzioni Onu e deve conformarsi alla legislazione del suo Paese. Finora l`Onu ha approvato, l`ultima lo scorso giugno, 3 risoluzioni, la numero 1.816, 1.838, 1.851, che autorizzano le marine da guerra di Paesi terzi a entrare nelle acque somale per inseguire i pirati e consentono loro l’utilizzo della forza. Però le forze militari multinazionali non possono operare come polizia in quanto questo compito spetta ai Paesi competenti territorialmente e pertanto i pirati catturati nelle acque territoriali somale devono essere consegnati alla Somalia, in modo tale che possano essere giudicati dalla giustizia somala. Cosa che è prevista anche dalle norme internazionali e che al contempo consentano anche che quanti siano catturati al di fuori di tali acque siano giudicati al di fuori della Somalia. Finora alcune decine di pirati catturati nelle acque somale sono stati consegnati, anche in base a un`intesa bilaterale con Usa, Ue e altri Paesi, al Kenya, dove sono in attesa di giudizio. Questo perché nel Paese africano, dopo 19 anni di guerra civile, manca un`autorità governativa solida, la comunità internazionale appoggia, dopo averne favorito l’insediamento, un Governo Federale di Transizione. Però questo passaggio in virtù di leggi internazionali potrebbe dare vita ad un pericoloso contenzioso con la Somalia ed per questo l`istituzione di una corte internazionale è vista da tutti di buon grado. Per questo stamani Medvedev è intervenuto in merito ed ha chiesto al procuratore generale russo Yury Chaika di avviare colloqui con gli omologhi degli altri Paesi coinvolti, per studiare come risolvere il problema. “Non è infrequente che gli stessi stati da cui provengono i pirati restano inerti o addirittura sono conniventi”, ha detto Medvedev. Secondo il capo dello stato russo, manca ancora una procedura comune da mettere in atto nei confronti dei pirati che vengono catturati. “Abbiamo catturato questi pirati, ha continuato l`inquilino del Cremlino, ed ora dobbiamo capire come gestirli”. Medved ha avanzato l`idea di una conferenza internazionale in merito dichiarandosi pronto a lavorare congiuntamente coi colleghi stranieri. Chaika, da parte sua, ha fatto notare al presidente che se vengono commessi reati contro cittadini russi all`estero, la Giustizia russa può procedere in base al Codice penale della federazione, che ha anche norme contro la pirateria. Un chiarimento questo che sembra non abbia intaccato il convincimento di Medvedev che è necessario istituire una corte internazionale che giudichi applicando norme comuni a tutti.

Ferdinando Pelliccia

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