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I pirati somali e il Buccaneer


I 200 pirati somali che ieri hanno annunciato la loro resa non hanno nelle loro mani nessuna delle navi catturate finora. La notizia che era stata diffusa ieri dall`edizione on line della Bbc aveva fatto ben sperare nella liberazione di alcune delle 17 navi ancora trattenuta dai pirati e nel rilascio di una parte dei 280 uomini, membri degli equipaggi delle imbarcazioni catturate nel mare del Corno d`Africa. Addirittura si sperava che tra le possibili navi nelle loro mani ci fosse anche il rimorchiatore italiano `Buccaneer` con i suoi 16 membri dell`equipaggio tra cui 10 marittimi italiani catturati nel Golfo di Aden lo scorso 11 aprile e di cui non si è riusciti ancora ad ottenere la liberazione per l`intransigenza mostrata dalle parti conivolte: Governo italiano e autorità somale del Puntland.
Alla resa di questi pirati si era giunto dopo che alcuni leader di diverse `gang del mare`, tra quelle che infestano le acque del Golfo di Aden, si erano incontrati con gli `anziani` e potentissimi capi locali, ad Eyl, porto sulla costa il Puntland, una regione questa ormai considerata la Tortuga dei pirati somali. Nel corso della discussione si è anche parlato della concessione di una amnistia nei loro confronti. Stamani però uno dei più importanti leader dei `predoni del mare`, Abshir Abdullah, ha raccontato, sempre alla Bbc, di aver invitato anche altri gruppi ad arrendersi e a restituire le navi e liberare gli equipaggi in cambio dell`amnistia promessa dalle autorità del Puntland. Abdullah nel contempo però ha anche rivelato che il suo gruppo non ha nelle sue mani nessuna delle navi sequestrate finora e non ancora rilasciate. “Le autorità locali, ha spiegato il capo pirata, hanno accordato un`amnistia a me e ai miei uomini per i precedenti arrembaggi che avevamo compiuto”.
Nel frattempo la Marina italiana è attualmente presente nel Golfo di Aden con due unità: la fregata Maestrale e la nave anfibia San Giorgio. La Maestrale è arrivata nel mare dei pirati circa 48 ore dopo il sequestro del rimorchiatore italiano `Buccaneer` e da allora ne è diventata, per volere del governo italiano, la sua ombra. Così è stato almeno fino a quando poi è giunta la nave San Giorgio che ha preso la consegna del `tallonamento` della nave italiana catturata dai pirati. La San Giorgio a differenza della Fregata, che è un validissimo pattugliatore e `arma letale`, è un`unità anfibia poco consone ad missioni di pattugliamento e capace invece di trasportare truppe d`elite e materiale logistico necessario, per sempio, ad un`azione di forza per liberare ostaggi. Ufficialmente però la nave è nel mare al largo delle coste somale per dare un ulteriore contributo all`azione di controllo e vigilanza di quel mare. E` chiaro che non è così e che il suo arrivo nel mare del Corno d`Africa era legato senz`altro alla preparazione di un probabile blitz anche perchè non rientrava in alcuna missione internazionale. Però all`indomani della missione diplomatica del sottosegratrio agli Esteri Margherita Boniver, inviata speciale per la Somalia del ministro Frattini capo della diplomazia italiana, l`ipotesi del blitz militare per liberare gli ostaggi italiani del `Buccaneer` è diventata sempre più remota. Il governo di Roma avrebbe a quel punto optato per la strada della mediazione e in questa fase sarebbe subentrato l`intelligence italiano. La Marina è stata messa in attesa ma pronta ad intervenire e solo dietro ordine diretto dall`Italia e quindi sottratta anche al controllo del comando europero della misione `Atalanta` a cui ufficialmente la `Maestrale` era stata sottoposta quando era partita dall`italia lo scorso 2 aprile. Un fatto è certo: gli ostaggi sono in mano ai pirati oramai da oltre un mese e la tensione e la disperazione delle famiglie in Italia è alle stelle. Che si siano arresi 200 pirati su una forza che può contare su circa 2mila uomini è davvero poca cosa. I pirati, gli irriducibili, di certo continueranno a sfrecciare, quasi indisturbati, sui loro veloci barchini in barba alle leggi internazionali e alla flotta navale anti pirateria composta da navi da guerra di tutto il mondo. La comunità internazionale si deve convincere che non serve lottare solo contro quegli uomini, in genere gente semplice e poco scaltra ma disperata, che spinti dalla ricerca di guadagni facili si lanciano all`arrembaggio di indifesi cargo. L`attacco deve essere portato anche contro coloro che li riforniscono di sofisticate attrezzature come il gps, li equipaggia con armi automatiche e lanciarazzi e fornisce loro appoggio logistico in mare con navi madri e a terra, mettendo a disposizione porti e infrastrutture. Bisogna cominciare ad attaccare anche quelle organizzazioni criminali strutturate a livello internazionale che sono le `promotrici` del fenomeno piratesco nel mare del Corno d`Africa. E` risaputo che in Somalia le milizie islamiche di `al Shabaab` e i `signori della guerra` controllano la terraferma e la costa e i pirati controllano il mare ma ancor peggio tutti sono a conoscenza che ricchi finanziari senza scrupolo controllano i pirati. Le prove di tutto questo sono contenute in un dossier preparato da diversi esperti americani e non per il Dipartimento di Stato Usa. Nel documento si legge che l`intera costa somala è ormai sotto il controllo degli islamisti.
Questa situazione sul campo ha finora impedito all`inconsistente governo somalo e a chiunque altro di poter intervenire in suo soccorso, e di adottare una strategia efficace contro i pirati. Un quadro completato dalle considerazioni di Abdisaid M. Ali, ex capo di gabinetto del governo transitorio somalo, tfg, ed oggi consulente internazionale per il Corno d`Africa. Abdisaid afferma che: “Per molti versi, l`Arabia Saudita e altri Stati del Golfo rimangono, attraverso Dubai, la più significativa fonte di finanziamento esterno per le milizie di `alShabaab` e di altri gruppi islamici radicali attivi nel Corno d`Africa”. L`ex funzionario somalo ritiene che: “in molti casi, vi siano organizzazioni caritatevoli islamiche, collegate all`Islam radicale in Somalia e da un attento esame dei finanziamenti emerge un continuo flusso di denaro direttamente dalle organizzazioni saudite ai gruppi terroristici del Corno d`Africa”. Nel rapporto si evidenzia che le `sinergie` che uno scenario simile è in grado di attivare, avendo come terminale anche i comandanti delle bande di pirati, sono evidenti.
Ferdinando Pelliccia

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