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Banca d’Italia ora dovrà risarcire


La segnalazione a sofferenza nella centrale dei rischi implica una valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo nel pagamento del debito, dovendosi considerare una situazione oggettiva d’incapacità finanziaria, anche se non accertata giudizialmente, e non transitoria d’inadempimento delle obbligazioni assunte, mentre nessun rilievo assume la manifestazione dell’intenzione di non adempiere, se giustificata da una seria contestazione del titolo del credito vantato dalla banca. La Cassazione, sul tema, ha ricondotto la segnalazione in centrale rischi al Codice Privacy ( D.lgs del 30 giugno 2003, n. 196) stabilendo che la Banca d’Italia non è estranea all’applicazione del codice in esame, in particolare con la facoltà del segnalato di adire il Tribunale Ordinario o il Garante della Privacy per l’illegittima condotta dell’intermediario e del gestore della Centrale Rischi, quale la Banca d’Italia. In secondo luogo la Cassazione stabilisce che la Banca d’Italia in relazione alla Centrale Rischi svolge un’attività pericolosa di cui all’art 2050 cc. Pertanto il trattamento dei dati compiuto illegittimamente dalla centrale rischi implica la condanna della Banca d’Italia , responsabile di tale archivio, alla cancellazione della segnalazione dalla banca dati, oltre che al dovuto risarcimento del danno da parte della banca intermediaria che ha segnalato il cliente in mancanza dei presupposti sopra indicati. Chi vede ledere il proprio diritto da una segnalazione incauta, può agire in giudizio per il risarcimento del danno, dimostrando solo il torto subito in quanto è il presunto danneggiante (la banca) che in questa ipotesi deve dare prova contraria.

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