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A Bruxelles il Presidente somalo ha chiesto l`appoggio dei Paesi donatori


La conferenza mirava a rafforzare la missione di pace africana presente in Somalia, Amisom, e a collaborare con il governo della Somalia per creare forze di sicurezza somale. Le istituzioni somale controllano oggi solo parte del territorio nazionale e sono obiettivo di continui attacchi da parte di miliziani islamici. I due leader si sono trovati concordi nell`auspicare per la Somalia non solo un intervento militare ma, forse più di tutto, un intervento economico e politico. L`Onu per primo si augura di potere raccogliere i 135 milioni di dollari che occorrono per finanziare la missione dell`Unione africana, Ua, in Somalia per i prossimi 12 mesi. Fondi che serviranno soprattutto a dotare di mezzi blindati e attrezzature di protezione i 4300 peacekeepers africani dispiegati finora sul terreno, costo previsto 35 milioni di dollari. La missione di pace Ua dovrebbe entro il prossimo mese di gennaio contare sul dispiegamento di 8mila caschi verdi. La Commissione europea ha già stanziati 60 milioni di dollari. In verità si spera in tutto di poter mettere insieme una cifra pari a 180 milioni di dollari di aiuti, dei quali oltre ai 135 milioni di dollari, altri 25 sono previsti come costi per sostenere le forze di sicurezza somale. Sia Barroso sia Ban Ki-moon hanno però, sottolineato l`importanza di non limitare la sfida della sicurezza in Somalia al solo aspetto militare. I due hanno rilevato che la pirateria, che infesta il mare al largo delle coste somale, è solo il sintomo e non la causa del malessere del Paese del Corno d`Africa. Il Presidente della Commissione Ue in particolare ha sottolineato la necessità di un approccio alla crisi somala che non si limiti ad affrontare la questione della pirateria. Barroso ha confermato l`impegno dell`Ue a favore della Somalia per combattere i pirati somali che hanno sequestrato negli ultimi 2 anni decine di navi mercantili e i loro equipaggi. Solo nel 2008 avrebbero ottenuto circa 80 milioni di dollari di riscatto. Oggi, sono oltre 20 le navi ancora nelle loro mani e quasi 300 i marinai tenuti in ostaggio, tra cui 10 italiani e molti altri europei. Da parte sua, il Presidente somalo Sharif Ahmed, intervenendo al vertice di Bruxelles, ha spiegato che: “La pirateria si può sconfiggere solo definendo un piano globale per la sicurezza della Somalia”. “ma per ristabilire la pace e la sicurezza abbiamo bisogno di tutta l`assistenza internazionale”, ha affermato il leader somalo. “Dobbiamo aiutare il popolo, stanco di tutte queste guerre e violenze, ha concluso Ahmed, chiediamo alla comunità internazionale di aiutare la Somalia”. Il governo di Mogadiscio, insediatosi lo scorso mese di gennaio, ha presentato un piano per creare una forza di polizia che conti 10mila uomini e un corpo per la sicurezza nazionale con altri 6mila uomini. Il presidente somalo si è anche scusato per gli attacchi dei pirati al largo delle coste del Paese africano. Secondo Ahmed, gli atti di pirateria sono il sintomo della mancanza di stabilità e sicurezza. Quanti commettono questi crimini partono dalla terra ferma, e dunque dobbiamo cominciare a combattere il problema sulla terra ferma. Intanto oggi è tornato a Mogadiscio, dopo un`assenza di oltre 2 anni e dopo essersi rifugiato in Eritrea dopo la `cacciata` dal la città nel dicembre 2006, l`ex leader delle Corti islamiche Hassan Dahir Aways, considerato ancora uno dei leader islamici somali più influenti e rispettati, capace di favorire la riconciliazione nel Paese. Aways è a capo del movimento di opposizione `Alleanza per ri-liberazione della Somalia`, di cui faceva parte anche fino allo scorso anno il presidente Ahmed poi, entrato a far parte del Partito islamico attivo in Somalia, `Hizb al Islamiya`, dopo il suo insediamento. Un episodio questo da collegare all`appello lanciato dai leader arabi, che hanno stanziato 18 milioni di dollari per la Somalia, al recente vertice di Doha della Lega araba dove hanno invitato le autorità somale ad avviare negoziati anche con l`opposizione rimasta ad Asmara. Il segretario generale dell`Onu oggi ha, ancora una volta, ribadito la sua cautela circa l`invio di una forza di pace Onu in Somalia. Seppure ritenga sia necessario trasformare la missione dell`Ua, Amisom, in una missione dell`Onu come è già accaduto in Darfur. Un intervento fatto per dare una risposta alla specifica richiesta che ha avanzato, e non è la prima volta, il presidente della Commissione africana, il gabonese Jean Ping, nel suo discorso all`apertura della Conferenza. Ping ha anche lanciato un appello per un maggiore sostegno finanziario alla missione Ua. Ping ha infine ricordato che: “la pirateria è la conseguenza diretta della deriva del Paese in questi anni”. “Si tratta, ha aggiunto, di una manifestazione criminale che peggiora le condizioni penose della popolazione ed è un`ulteriore manifestazione del crollo dello stato di diritto in Somalia”. Comunque sia, da tempo il numero uno del Palazzo di Vetro ha inviato un rapporto al massimo organo dell`Onu, in cui suggerisce per ora di sostenere con più forza l`Amisom, e le forze governative, e poi, in un secondo tempo, inviare dei rappresentanti Onu a Mogadiscio per prestare assistenza all`Ua, al governo e per la distribuzione di aiuti umanitari. Di fatto Ban Ki Moon nel documento dice a chiare lettere quello che poi ha ribadito anche stamani. Il sostegno alle forze di sicurezza, per il segretario generale dell`Onu, non deve però avere costi sul fronte dell`assistenza umanitaria. Ban ha ricordato che quasi la metà della popolazione somala si trova oggi in una situazione di emergenza umanitaria o di crisi alimentare. Argomentazioni che hanno trovato un valido appoggio nell`Alto rappresentante dell`Ue per la Politica Estera e di Sicurezza Javier Solana, il quale ha affermato intervenendo alla Conferenza che è necessario il massimo sforzo della comunità internazionale per sostenere il governo somalo. Sul fronte della lotta alla pirateria Solana ha detto: “continueremo nell`impegno importante che abbiamo, e in questo sappiamo di poter agire con il sostegno del popolo e delle autorità”. Sulla stessa lunghezza d`onda l`inviato speciale dell`Onu per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, che ha invitato la comunità internazionale a garantire il suo appoggio al governo somalo. Un particolare appello è giunto ai Paesi partecipanti al summit di Bruxelles dall`organizzazione umanitaria Oxfam. L`Ong ha chiesto ai donatori di concentrare i loro sforzi per garantire l`accesso all`acqua potabile, per far fronte alla carenza di generi alimentari e per contrastare le violazioni dei diritti umani e non ha focalizzare la propria attenzione solo sulla pirateria. Almeno il 43 per cento della popolazione somala, cioè 3,2 milioni di persone, dipendono oggi dagli aiuti alimentari mondiali.

Ferdinando Pelliccia

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