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Dalla Calabria una clamorosa denuncia. Sotto accusa il sistema bancario.

Un noto imprenditore calabrese, Antonino De Masi, che da anni combatte contro un sistema bancario che impedisce il progresso economico, di cui più volte abbiamo parlato, ci ha inviato una denuncia aperta “sulla gestione delle Banche, sull’applicazione degli interessi a tassi elevati, sulle spese incontrollate, sull’usura e sul cartello bancario esistente in danno del sistema territoriale e delle imprese calabresi”.

Dopo aver ricevuto la comunicazione dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (rif. S/848, Protocollo 0017066 del 19/02/09), avente per oggetto “segnalazioni riguardanti l’applicazione, da parte di alcuni Istituti di credito, di tassi di interesse ritenuti illegittimi”, con la quale viene detto che: “con riferimento alle segnalazioni in oggetto, si comunica che nell’adunanza dell’11 febbraio 2009 l’Autorità ha esaminato le stesse. In tale occasione, l’Autorità ha valutato i fatti denunciati ai sensi della legge n. 287/90 e ha riscontrato che la questione sottoposta è stata oggetto di valutazione nell’ambito del procedimento S/986 in esito al quale l’Autorità ha ritenuto opportuno esercitare il proprio potere di segnalazione, ai sensi dell’art.21 della legge 287/90, ……”, partendo dall’importanza di una simile attività posta in essere dall’Autorità Antitrust in seguito alla segnalazione eseguita dal rappresentante del Gruppo De Masi, con la presente si vogliono porre all’attenzione e denunciare i seguenti fatti:
1) La sentenza del Tribunale di Palmi   PALMI173207DEMASI conferma, chiaramente, tutti i capi di imputazione formulati dalla Procura, e, quindi, l’applicazione di tassi usurari su tutti i conti correnti oggetto di procedimento penale. Le banche imputate hanno eluso la legge sull’usura che avrebbe dovuto tenere sotto controllo l’incremento sproporzionato dei tassi; meccanismo di elusione che è fondato sul principio di tenere gli stessi al limite della soglia dell’usura (e a volte anche oltre) e, contemporaneamente, incrementando le spese che, illegalmente ed in contrasto con la normativa, non vengono incluse dal sistema bancario nella rilevazione del TEG medio di sistema, il quale maggiorato del 50% rappresenta il tasso limite da rispettare (tasso soglia usura). Illuminante, per ben comprendere la gestione di detto sistema, è quanto riportato dal P.M. nella formulazione dei capi di imputazione contenuti nella richiesta di rinvio a giudizio: “La metodica impiegata per ottenere la massima remunerazione con l’applicazione di tali interessi era duplice: da una parte l’utilizzo di tassi superiori semplicemente alle disposizioni normative vigenti nel periodo, dall’altra applicando in maniera abnorme la commissione di massimo scoperto (CMS) la quale non è altro che un mero aumento del costo del denaro, svincolato da qualsiasi prestazione, e quindi da considerarsi semplice “strumento” per ottenere un aumento del tasso effettivo in concreto applicato. Applicando in maniera strumentale la circolare della Banca d’Italia del 30/9/1996 nella quale è riportato che, nell’applicazione della normativa in materia di interessi legali, la CMS non entra nel calcolo del tasso effettivo globale i Sig. …… omissis …….. (presidenti e funzionari bancari, ndr) nella loro rispettiva posizione funzionale, hanno volontariamente aggirato il dispositivo normativo di cui all’art 644 c.p. comma terzo, il quale impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. La colpevolezza dolosa dei soggetti si ricava anche dall’aver, ……. omissis ….., superato in concreto tassi soglia fissati dai DM attraverso la commissione di massimo scoperto. Reato aggravato dall’aver agito nell’ambito della attività bancaria, in danno di persona fisica che versava in stato di bisogno ed in danno di chi svolge un’attività imprenditoriale ai sensi dell’art 644 comma 5°n 1,3,4cp.” Nella sentenza del Tribunale si afferma inoltre: “Si è già detto, e non lo si ripeterà, che l’art 644 prescrive di includere, ai fini della valutazione della ricorrenza dell’usura, tutti gli oneri comunque collegati al credito. Si è pure detto che la CMS rientra certamente in questo novero per via delle sue caratteristiche funzionali. Già questo basterebbe poiché si tratta di considerazioni elementari alla portata di chiunque operi professionalmente nel credito. Ma c’è di più: la Banca d’Italia, pur nel modo che si è visto, ha sempre riposto attenzione su questa voce e ne ha sempre prescritto la rilevazione in quanto rilevante in materia di usura. Anche la banca centrale ha dunque dato, senza alcuna incertezza, un chiaro segnale al mondo bancario fornendogli peraltro, assieme all’UIC ed al Ministro dell’Economia, un’indicazione precisa riguardo al fatto che la CMS andasse, per cosi dire, maneggiata con cura e fosse suscettibile di conseguenze di rilevanza penale.” E continuando: “gli istituti di credito di cui si parla, al pari di tutti gli intermediari finanziari sottoposti ai poteri autoritativi ed alla vigilanza di Banca d’Italia, hanno dovuto dotarsi di sistemi di controllo informatico volti ad impedire preventivamente violazioni della legge 108LEGGE108 7 marzo 96…….Certo si può discutere sull’effettiva bontà di questi software e di questi controlli interni. L’istruttoria dibattimentale ha infatti dimostrato che, ad onta della profusione di procedure informatiche e di stringenti regolamentazioni, le banche non hanno saputo impedire i ripetuti sforamenti segnalati dal perito Criscuolo” (funzionario di Banca d’Italia).
2) La politica delle banche era ed è rivolta al massimo profitto, ed essendo queste società private, dimenticandosi del fine di interesse pubblico insito nella loro attività e previsto dalle leggi, hanno puntato le loro strategie esclusivamente a tale obiettivo; conferma di tutto ciò ci viene data dai quotidiani scandali finanziari che vedono coinvolte le banche ed i banchieri, con il concetto di immunità e di potere che ha da sempre contraddistinto il loro operato. La legge del massimo profitto, al di là di ogni legge e regola, ha portato a risultati così aberranti che è dovuta intervenire la stessa Banca d’Italia a raccomandare, incredibile a dirsi, il rispetto delle regole e delle normative. Citando testualmente quanto riportato nella lettera della vigilanza di Banca d’Italia al sistema bancario (disposizioni di vigilanza n 688006 del 10/07/2007), scrive il Direttore Generale di Banca d’Italia, Dr. Saccomanni “Nel mutato contesto è necessario, da un lato promuovere una cultura aziendale improntata a principi di onestà, correttezza e rispetto non solo della lettera, ma anche dello spirito, delle norme; dall’altro, approntare specifici presidi organizzativi, volti ad assicurare il rigoroso rispetto delle prescrizioni normative e di autoregolamentazione.”
3) Dall’analisi dei bilanci delle banche (Antonveneta, BNL, Banca di Roma) dal 1999 in poi, emergono poi una serie di fatti, forse anche penalmente rilevanti, che danno una chiara idea del funzionamento del sistema bancario. Si rileva infatti che: • circa l’80-90% dei ricavi degli istituti di credito è dato dall’attività di intermediazione creditizia, il tradizionale mestiere delle banche; • il ruolo degli amministratori, così come emerge dalle relazioni allegate ai bilanci è quello di ridurre i costi ed incrementare i ricavi: non sono certo argomenti banali, essendo l’80/90% dei ricavi provenienti dalla sola intermediazione finanziaria; • nell’analisi dei ricavi emerge che anche in presenza di periodi in cui i tassi di interesse sono diminuiti fortemente (ingresso in area euro) e con masse finanziarie gestite stabili o in diminuzione, i ricavi delle banche hanno avuto degli incrementi anche del 12/13% annuo. In un recente articolo pubblicato il 28 marzo u.s. su Libero il giornalista riporta ”Nell’anno di disgrazia 2008, alcune banche, nel mondo, hanno tirato le cuoia, altre sono finite sotto la tenda ad ossigeno. Quelle italiane hanno chiuso i bilanci in attivo. Abbiamo dunque i migliori banchieri del globo? Non esattamente……. perché le piccole e medie aziende, così come i risparmiatori nostrani sono stati trattati peggio….Più il cliente è debole, più è privo d’alternative, più deve subire le condizioni e più il sangue fluisce dalle sue vene a quelle delle banche. Che chiudono i bilanci in utile e dicono: guardate quanto siamo bravi.” e poi aggiunge “La permanenza di questo squilibrio sarebbe impossibile se il mercato fosse veramente improntato alla concorrenza.”; • dai bilanci stessi ed in particolar modo dalle relazioni degli amministratori si evince, chiaramente, che tali maggiori ricavi sono dovuti essenzialmente alla politica del pricing (politica dei prezzi) e ad un’attività commerciale puntata sulla massima redditività e concentrata su aree geografiche ben individuate e poco concorrenziali; • le acquisizioni bancarie venivano sovente gestite con subdoli ed ingenti prelievi dai conti correnti dei risparmiatori, spesso nella stessa area interessata dall’acquisizione (vedi dichiarazioni del Dr. Pontello, Presidente di Banca Antonveneta, in merito ad ingiustificati addebiti di spese effettuati sui conti correnti in Sicilia e nel Lazio per l’acquisizione di Banca Popolare di Siracusa e BNA, fonte verbali assembleari); • i sistemi di controllo utilizzati dalle banche (a differenza di come si è voluto far emergere nel procedimento penale instaurato a Palmi) erano e sono a tutt’oggi, molto sofisticati e consentono (come testualmente affermato nelle relazioni degli amministratori) agli organi di vertice di poter costantemente controllare l’andamento prospettico degli utili nei futuri 12 mesi e le variazioni degli stessi in funzione dell’andamento dei tassi. Tale sistema, denominato ALMS (Assest and Liabiliy Management Strategico), consente, quindi, sia al Consiglio di Amministrazione che alla Direzione Generale di decidere le politiche di “pricing” da adottare in relazione agli utili da conseguire. Con tali strumenti, vengono quindi definite le politiche commerciali, per prodotto e per aree geografiche, con l’unica finalità del massimo profitto.
4) I risultati della politica del massimo profitto inseguito senza tener conto di leggi, regole, valori etici e morali, non sono solo sotto gli occhi di tutti ma sono, anche, oggetto di grande preoccupazione da parte di chi è preposto sia alla vigilanza che alla credibilità del sistema finanziario del Paese. Difatti Banca d’Italia ha più volte preso le distanze dal sistema venutosi a creare, impostando ed imponendo una serie di norme e di nuove figure (nuovi organi di controllo interni) atte a mantenere nei limiti della legalità il comportamento delle banche, anche in virtù delle disposizioni ed obblighi stabiliti con le deliberazioni del CICR del 2 agosto 1996 e seguenti le quali prevedono che la Banca d’Italia stabilisca requisiti organizzativi minimi volti a salvaguardare la correttezza e trasparenza dei rapporti con la clientela. Sarebbe opportuno tenere in debita considerazione che il bene tutelato dalla nuova formulazione dell’art.644 c.p. non è più, solo, il patrimonio di un soggetto, ma l’ordine stesso nel mercato del credito; leggere attentamente e studiare i quaderni di ricerca giuridica predisposti dalla consulenza legale di Banca d’Italia su “Banche, governo societario e funzioni di vigilanza” ed approfondire, inoltre, il significato della “compliance” o, in italiano, “conformità”, un nuovo organismo previsto all’interno dell’organigramma delle banche che deve controllare la conformità dell’operato delle stesse alla legge ed al rispetto letterale della norma, dei principi, valori e regole di autoregolamentazione, renderà sicuramente ancora più chiaro il contesto (All.3-Circolare Bankitalia 10.07.07 (compliance). Tutti questi interventi hanno delle motivazioni molto chiare, ma sono un “goffo” tentativo di chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. La drammaticità della deriva dei sistemi finanziari, le cui crisi ruotano tutte intorno alla mancanza di regole o alla non osservanza delle stesse, possono portare sia ai “macro” problemi della crisi mondiale, che a “micro” problemi dovuti alla distruzione di aziende o del tessuto produttivo di un intero territorio. La necessità da parte del governo di questo paese di far intervenire i Prefetti per il controllo del credito si colloca proprio in questo ambito (cercare di sopperire ai mancati controlli ed al libertinaggio bancario), tenendo anche conto di quanto affermava qualche tempo fa il prof Mario Monti, ovvero che le banche rappresentano il governo occulto del paese. A conferma di tutto ciò si riportano alcuni dati: • in Italia il costo dei servizi bancari è il più caro d’Europa: numerose indagini politico finanziarie hanno confermato e confermano ciò; • da come pubblicato dal Sole 24 Ore il 18.02.08, il costo dei servizi bancari in Italia dal 1995 al 2006 è cresciuto del 110%, anche in presenza di tassi di interesse che si sono ridotti del 70% (grazie all’ingresso nell’area euro).
5) Le forti, gravi e drammatiche denunce fatte dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, scaturenti dalla indagine conoscitiva IC36 (All.5-Estratto IC36 Autorità Antitrust, riguardante il settore finanziario, in cui l’autorità afferma: ”Le Banche assumono un ruolo chiave nell’economia svolgendo la funzione di raccolta del risparmio e veicolando il flusso di risparmio verso le attività produttive. Ciò è tanto più vero con riferimento all’Italia, paese caratterizzato da un sistema finanziario banco-centrico e da un elevato ricorso all’indebitamento bancario, piuttosto che al mercato dei capitali, come forma di finanziamento necessario allo svolgimento di una determinata attività economica”. Elemento questo che rafforza ancor di più il contenuto della presente lettera denuncia. La povertà economico produttiva, l’arretratezza infrastrutturale della Calabria incrementano a dismisura il concetto di bancocentrismo, facendo diventare il sistema bancario ancor più determinante che altrove, rafforzandone le positività, poche, ed anche le “irresponsabili responsabilità”. Emergono dall’indagine i seguenti, eclatanti e gravissimi, elementi: – “Nel settore finanziario italiano vi sono intrecci personali e azionari fra concorrenti senza paragoni in Europa. L’80% dei gruppi esaminati ha infatti nei propri organismi soggetti con incarichi in società concorrenti. Un azionariato, anche per le società quotate, spesso concentrato in capo a pochi soggetti e legato da patti, nonché una gestione caratterizzata da incarichi personali doppi o addirittura multipli in società concorrenti e da intrecci del tutto peculiari rispetto al resto d’Europa;” – “In quest’ottica, indicare misure volte a rendere la governance delle banche, delle compagnie assicurative nonché delle società finanziarie in generale, più chiara nei ruoli e nella responsabilità degli organi interni, più trasparente nell’operato e più chiara nel garantire l’assenza di commistioni di ruoli e conflitti di interesse, appare compito non secondario.” – “..costituiscono elementi che contribuiscono a creare una struttura di mercato in cui le dinamiche competitive risultano essere fortemente affievolite e accentuare il potere di … ostacolare il mantenimento di un’effettiva concorrenza nei mercati interessati”; – “ha comportato l’individuazione non solo di profili restrittivi ma di veri e propri assetti di controllo di fatto.” – “elementi che comportavano la creazione di un rapporto non pienamente definibile come concorrenziale tra i citati soggetti”. – “Le funzioni di supervisione strategica, di controllo e di gestione, nonché il flusso informativo ad esse associate, sono momenti chiave nella vita di una società, momenti dai quali possono derivare distorsioni della concorrenza nel caso in cui si svolgano con il concorso di un soggetto “concorrente” alla società.” – “E’ opinione diffusa che la presenza di legami (che non consentono l’esercizio del controllo) tra imprese concorrenti possa contribuire ad allentare la tensione competitiva. Ciò avviene perché la presenza di tali legami può favorire l’adozione di strategie meno aggressive di quelle che sarebbero state assunte in loro assenza.” – “Considerando il caso più semplice, rappresentato dal mero possesso di quote azionarie, sia dirette sia indirette attraverso azionisti comuni, in competitors che consentono di partecipare soltanto agli utili aziendali, la teoria economica mostra come gli equilibri non cooperativi di giochi nei quali esistano siffatti legami tendono ad essere caratterizzati da livelli dei prezzi più elevati (che in assenza di tali legami).” – “Ciò determina una correlazione positiva tra i profitti di imprese concorrenti in forza della quale le imprese hanno incentivi meno forti a competere aggressivamente”; – “…avranno l’incentivo ad operare favorendo l’adozione di scelte gestionali e strategiche che evitino di avvantaggiare un’impresa penalizzando l’altra. Ciò di fatto determina una riduzione dell’ambito competitivo all’interno del mercato in quanto verranno effettuate soltanto le scelte gestionali e/o strategiche che soddisfano i criteri sopra esposti (quindi un sottoinsieme di tutte le scelte effettuabili), con l’effetto di attenuare la pressione competitiva tra competitors”; – “l’obiettivo della massimizzazione del valore congiunto delle proprie partecipazioni e quindi hanno tutto l’interesse che le imprese nelle quali partecipano adottino condotte commerciali non reciprocamente aggressive.” – “…sensibili tra competitors a detrimento della concorrenza e/o agevolare la formazione e/o la stabilità di condotte non aggressive tra imprese” – “Ciò potrebbe favorire l’effettuazione di scelte meno aggressive di quelle che vi sarebbero state in assenza di tali informazioni e/o la formazione, ove ve ne siano i presupposti, di accordi restrittivi della concorrenza”. – “Sotto il profilo fattuale, dalle analisi sopra riportate emerge un sistema nel quale un numero molto significativo degli operatori nel settore finanziario attivi in Italia appaiono legati da rapporti sia di partecipazione azionaria sia di carattere personale. Tale fenomeno interessa in modo particolare le banche, compagnie di assicurazione e SGR di dimensioni maggiori, molte delle quali quotate su Borsa Italiana.” – “Questo contesto fattuale si inserisce in un quadro regolamentare e di autoregolamentazione che richiede di tenere maggiormente in considerazione l’esigenza di ricondurre il fenomeno illustrato dei legami fra concorrenti nella prospettiva di assicurare corrette dinamiche competitive.” – “Si tratta di un fenomeno di rilievo soprattutto nel contesto che si sta vivendo di crisi finanziaria il quale espone a potenziali effetti domino.” Tenendo conto di quanto sopra ed, in particolare,: – l’applicazione da parte delle banche di tassi di interessi usurari, tramite l’aggiramento volontario, utilizzando la commissione di massimo scoperto e le spese, di quanto previsto dalla legge; – la politica del massimo profitto, mettendo in atto comportamenti al limite della legge, vedi affermazioni della vigilanza di Banca d’Italia; – i comportamenti di alcune banche che nel corso delle acquisizioni bancarie si sono indebitamente appropriate di somme dei propri correntisti per finanziare le operazioni stesse; – le arroganti affermazioni degli amministratori a giustificare tali comportamenti; – i sofisticati sistemi di controllo che consentono alle banche di conoscere, in tempo reale, i risultati economici delle decisioni prese, ed in relazione a ciò modificare ed adeguare le politiche di pricing in funzione degli utili, e dei benefits, che intendevano raggiungere; – le aggressive ed illegittime politiche commerciali che consentivano alle banche di attuare politiche territoriali mirate. Politiche commerciali che hanno fatto sì che l’Italia divenisse il paese europeo con il maggiore costo dei servizi bancari, in alcuni casi più del doppio. Anche in presenza di un mercato ormai “europeizzato” e, quindi, di tassi calanti, la forbice rispetto agli altri paesi europei è sempre aumentata come dimostrano le ricerche che rivelano come dal 1995 in poi i servizi bancari in Italia sono cresciuti del 110%. Mentre in tutti gli altri Paesi europei la libera concorrenza, il libero mercato, e la stabilizzazione monetaria dovuta all’Euro, hanno finito per ridurre i costi dei servizi bancari. Il contrario è, invece, avvenuto in Italia! – La Calabria è una delle pochissime regioni italiane in cui vi è la totale assenza dal mercato delle banche internazionali, e quindi di un sistema competitivo e concorrenziale: questo stato di cose consente al “cartello bancario”, come chiaramente emerge nell’indagine conoscitiva dell’Antitrust, di esercitare in tutto il territorio regionale una strategia commerciale del massimo profitto, aggressiva ed illegale. La Calabria è per il sistema bancario nazionale “l’Eldorado” dei ricavi, rappresenta quel territorio ideale dove vi è un monopolio in cui si può fare quello che si vuole. A dimostrazione di ciò: a) come risulta da tutte le indagini economico finanziarie la Calabria è la regione d’Italia con il costo del denaro più alto (indagini Banca d’Italia e Istituto Tagliacarne); b) la Calabria è la Regione Europea che ha il più alto costo del denaro; c) dalla elaborazione dei dati di Banca d’Italia, effettuati dalla “Sos utenti” associazione consumatori, pubblicati sul Quotidiano della Calabria del 23/12/08 – emerge chiaramente che il costo del denaro medio applicato nella regione risulta già usurario; d) la Calabria, regione ad obiettivo 1 (Aree in ritardo di sviluppo) è interessata da ingentissime erogazioni pubbliche, comunitarie, nazionali e regionali; somme affidate e gestite dal sistema bancario il quale, applicando tassi di interessi illegali, si appropria di notevoli somme ad altro destinate. Integrando ai dati riportati anche i costi di spese e commissioni, applicati dalle banche illegalmente ed in maniera iniqua, il costo del denaro raggiunge limiti inimmaginabili, dal 25 al 35% all_7  facendo sì che la forbice di costo tra le diverse regioni del paese sia anche del triplo. Falso è anche l’alibi utilizzato dalle banche che il costo del denaro così alto è legato alla rischiosità, in quanto la sofferenza del credito è certamente, nella maggior parte dei casi, l’effetto della politica usuraia delle banche e non, invece, la causa. Visto e considerato, che: quanto emerge dalla drammatica inchiesta dell’Autorità Garante per il Mercato evidenzia che le banche hanno delle governance incrociate che di fatto privano il mercato della libera concorrenza, creando di fatto un sistema di cartello che controlla il mercato; tutto ciò in aggiunta al degenerato potere lobbystico esercitato dal sistema bancario nel suo complesso che è messo ancora più in luce da illuminanti testi di esperti in economia, che chiariscono le degenerazioni economiche e politiche causate dalle lobby bancarie. Persino un economista di fama internazionale, come è il Prof. Luigi Zingales, ha scritto sul Sole24Ore che i politici sono ormai a busta paga delle banche. Tenuto, ancora, conto che: per porre in essere tale illegale comportamento le banche utilizzano delle strategie commerciali tendenti ad aggirare, come riportato nella sentenza, il dispositivo della legge antiusura applicando interessi di poco sotto il tasso soglia (che non è altro che la media dei tassi indicata da Banca d’Italia aumentata del 50%), salvo poi, puntando al massimo profitto e coscienti di tutto ciò, nelle aree geografiche “interessate” dalle loro morbose, illegali, egoistiche ed usurarie attenzioni, operare nel seguente modo: a) incamerando il 50% del “cuscinetto” previsto dalla legge, facendolo quindi divenire tasso di interesse a tutti gli effetti; b) applicando al di fuori della legge spese e commissioni che a volte incidono per cifre maggiori degli stessi interessi applicati, e facendo così lievitare il costo del denaro sino al 25/35% per anno. L’allegata tabella, atto parlamentare del Senato della Repubblica nel quale è riportato uno specchietto di tassi ricavato dalla relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia All_8 , evidenzia in maniera molto chiara come negli ultimi anni il tasso di interesse si è ridotto di circa il 70% e dall’altra parte le banche hanno contestualmente raddoppiato la commissione di massimo scoperto, a riprova, quindi, della volontà a commettere il reato. Tale comportamento quindi è il risultato di una strategia scientemente messa in atto per puntare, in maniera illecita, al massimo profitto possibile, e ciò operando nel territorio calabrese con una politica di sistema nella quale non vi è alcuna concorrenza tra le banche, come c’è invece a livello di sistema bancario internazionale, ed il costo del denaro è mantenuto a livelli insopportabili senza tenere in minimo conto che così facendo si distrugge in maniera drammaticamente irreversibile ogni speranza di un futuro. La stessa Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Reggio Calabria, (per scaricare il ricorso Estratto Appello evidenziato) nel proporre appello avverso la sentenza emessa dal Tribunale Penale di Palmi, ha ritenuto di evidenziare le drammatiche conseguenze del modo di agire del sistema bancario nel territorio calabrese. Nell’atto è infatti riportato: Pag. 149: “….. la sentenza soffre di contraddizioni logiche, di carenza motivazionale e soprattutto è affetta da carenze istruttorie inaccettabili che meritano di essere colmate con specifiche richieste di riapertura dell’istruttoria dibattimentale:
1)Il dott. De Masi prestigioso imprenditore della Piana di Gioia Tauro con a capo un gruppo imprenditoriale solido ed esemplare, per come gli stessi giudici affermano nelle sentenza (v. pag. 4 e 5 della sentenza), ha affermato: “ho resistito alla mafia, non so se riuscirò a resistere alle banche”. Alla Mafia a quanto pare ha effettivamente resistito, alle banche no!”“ Pag. 278: “
2) Il c.d. (cosiddetto,ndr) processo alle banche, che è stato discusso presso il Tribunale Penale di Palmi, non ha una valenza suggestiva, bensì storica e, contestualmente, sicuramente giuridica. Sotto il primo aspetto, non può non ricordarsi che si tratta della prima sentenza in Italia con cui è stata riconosciuta ufficialmente l’usura perpetrata dalle banche nei confronti di propri clienti. …….. omissis…… Certamente, quanto accertato dai giudici di Palmi è una disfunzione gravissima che, certamente, comporta un distacco pesantissimo tra il sud ed il resto dell’Europa, impedendo, di fatto, la possibilità di svolgere una corretta attività economica…..” Pag. 282: “ Ebbene, la decisione emessa dal Tribunale di Palmi non lascia spazio ad ulteriori argomentazioni: nel meridione gli Istituti di Credito approfittano dello stato di debolezza del tessuto sociale, di quello economico, della classe politica e della quasi assenza delle istituzioni, per azionare quei meccanismi, a volte illegittimi e spesso illeciti, che gli consentono di ricevere il massimo dei ricavi. …….. omissis……… Una situazione, sicuramente, insostenibile che non può oltre essere ignorata sia dalla politica locale, che da quella nazionale ed europea, ma soprattutto dalla magistratura: consentire il depauperamento di tale territorio potrebbe vuol dire rafforzare la mafia e le illegalità diffuse.” Pag. 283: “ …….. le banche potrebbero diventare un collaboratore fondamentale per l’acquisizione di patrimoni e per il riciclaggio di denari provenienti da operazioni illecite. ……… omissis……. In sostanza, le banche “strozzano” dapprima gli imprenditori (applicando tassi usurari e imponendo operazioni “spericolate”, per come sopra evidenziato e specificato,….…….. omissis …… L’imprenditore, in questa situazione ha due sole vie di uscita:
1) chiudere la propria attività, con tutto quello che ne comporta;
2) accettare le offerte della criminalità organizzata, che vengono, spesso, sostenute da professionisti e persone al di sopra di ogni sospetto, per poi diventare “cosa loro”. …….. omissis …… Se non si pone una svolta a quanto accertato è inutile prendersela con gli imprenditori che pagano il “pizzo” o che aderiscono, loro malgrado, alla costituzione dell’impresa a “partecipazione mafiosa”.” Pag. 285: “ Una tale evenienza forse potrà scongiurarsi, grazie all’onestà ed al coraggio di imprenditori come il De Masi, sempre che le Istituzioni nazionali ed europee prendano atto del morbo e lo contrastino adeguatamente prima che l’intero apparato statale e sociale diventi similare alla patologia dallo stesso generata. …… omissis ……. …….. l’aver accertato l’esistenza del reato di usura nella vicenda del Gruppo De Masi, rappresenta una evoluzione dell’intero sistema ed il raggiungimento di un traguardo, veramente, unico e storico. …… omissis …….……. il Tribunale…….omissis…..Si è troppo supinamente acquietato alle loro dichiarazioni…..” Pag. 288: “Un modo lecito e legalizzato per usurare i clienti e recuperare ricavi ingentissimi, che nessuna azienda italiana e nel mondo riesce a fatturare!” Pag. 289: «Questo il sistema, al quale hanno partecipato tutti e per il quale non possono che ritenersi tutti responsabili del reato di usura.» Pag. 299: «…….è stato un comodo mezzo usato dalle banche per eludere la normativa sull’usura…..» Pag. 300: «…….le Banche potrebbero lecitamente praticare bassi interessi nominali ed esigere una commissione sul massimo scoperto del 20% o 30%, oppure pretendere dai più bisognosi tassi di mora stratosferici.» IN RELAZIONE A CIO’ ED A QUANTO EMERGENTE DALLA DOCUMENTAZIONE RICHIAMATA E PARZIALMENTE PRODOTTA SI DENUNCIA QUANTO SEGUE: La presenza di un cartello bancario finalizzato a:
1) l’illecito arricchimento con l’applicazione di tassi di interesse illegali ed usurai;
2) l’appropriazione indebita di ingenti soldi pubblici, destinati allo sviluppo di una regione ad obiettivo 1 (area in ritardo di sviluppo);
3) distorsione del libero mercato;
4) distorsione dell’ordine nel mercato del credito ai sensi dell’art.644 c.p.;
5) impoverimento di un territorio già in grandissima difficoltà;
6) in relazione a tali comportamenti, ed anche da quanto emerso dalla sentenza del tribunale di Palmi, gli istituti di credito hanno riportato, nei propri bilanci, ricavi frutto di attività illecite. Tali comportamenti praticati da tutte le banche operanti in Calabria, nel caso ultimo al Gruppo DE MASI ed al rapporto di questi con Banca Antonveneta, Banca Nazionale del Lavoro, Banca di Roma, Monte dei Paschi di Siena, Credem, hanno consentito di operare in un mercato condizionato da accordi illegittimi ed illegali come, chiaramente, denunciato dall’Autorità Garante, creando, quindi, un evidente cartello e un mercato controllato, privo di libera concorrenza, che come conseguenza ha portato a che quasi tutte le aziende operanti in Calabria siano vittime di:
1) Usura bancaria, con l’applicazione di tassi di interesse e spese illegali, causando alle imprese illegittimi costi per oneri finanziari, privi di qualsiasi raffronto con altre regioni del paese;
2) Illegittimo indebitamento con l’applicazione di tassi di interesse illegali, privando così le aziende di ingente liquidità distratta dall’uso quotidiano per la crescita e lo sviluppo dell’azienda;
3) Mancato sviluppo, in quanto questo comportamento bancario ha di fatto penalizzato una determinata area del Paese, come la Calabria, facendo sì che aver applicato tassi ingiustificatamente più alti rispetto alle altre regioni d’Italia e d’Europa, ha posto le aziende fuori dal mercato, creando un gap economico notevole rispetto alle imprese concorrenti e costringendo le realtà più deboli a soccombere o, peggio, a cadere nelle violente fauci della criminalità.
L’ingente debito causato dagli illegali tassi applicati, la stretta creditizia e l’usura divengono la drammatica via crucis dell’imprenditore alla quale è sempre più difficile sottrarsi. E tale sistema quindi ha portato le banche ad:
1) essersi appropriate illegalmente di ingentissimi importi erogati dalla Comunità Economica Europea e dai vari Governi nazionali e locali per le politiche di sostegno e sviluppo, in quanto la Regione Calabria è identificata quale area ad obiettivo 1, quindi con priorità di erogazioni comunitarie. Tali importi gestiti dalle banche e destinate al sostegno dell’economia, sono stati, invece, grazie a sistemi di obbligate anticipazioni, fagocitati in gran parte dagli stessi istituti di credito, che hanno trattenuto per spese, interessi, costi ed altro, importi notevoli ed illegali, rendendo nulle le finalità poste a base delle politiche di sviluppo;
2) aver, quindi, causato la mortalità ed i fallimenti dei progetti di sviluppo, le attese e speranze di imprenditori che hanno impegnato tutto il patrimonio per la creazione di nuove imprese che, a causa di tali comportamenti, sono fallite finendo per privare l’imprenditore anche dei propri beni;
3) aver impedito la crescita dell’occupazione per come previsto nei finanziamenti e contributi pubblici concessi. La gravità di tale situazione è stata già denunciata sin dal 2006 ed, ancora, non possono dimenticarsi le ultime indagini della magistratura che hanno comprovato quanto da tempo segnalato dagli scriventi in riferimento all’impoverimento delle imprese e dei cittadini che, spesso, usurati dagli istituti di credito, finiscono poi nelle braccia di gente senza scrupoli ed anche del sistema illecito creato dalla ‘ndragheta che, senza alcuna fatica o sforzo, acquisisce ditte ed aziende per investire i propri capitali!! La presente lettera-denuncia, andando oltre gli aspetti e le responsabilità giuridico legali, vuole anche essere un monito, un richiamo ad una presa di coscienza generale del problema creditizio ed alle drammatiche conseguenze che ha avuto ed ha nella realtà economica e produttiva. I forse “legittimi” (in senso provocatorio) interessi a non farsi coinvolgere in responsabilità legali e procedimenti giudiziari, non esonera certo gli enti preposti al controllo del sistema e la politica tutta da una responsabilità etica e morale nei confronti dei cittadini. Per evitare quindi degli interventi postumi e poco efficaci, in un periodo delicato come quello che stiamo attraversando, è opportuno, forse, che ognuno faccia il proprio dovere, non più come successo in passato per difendere caste, lobby, ed interessi dei pochi a danno dei risparmiatori, ma intervenendo concretamente per la regolazione del sistema, riportandolo sui binari della legalità e del libero mercato e cercando di sanare per quanto possibile gli ingenti danni causati. Un tale sistema, la gravità della situazione, l’evidente cartello bancario che impedisce la crescita delle imprese e mette in ginocchio i cittadini, deve far riflettere e porre una barriera immediata per evitare che si continui a commettere reati e ad impoverire sempre più la Calabria. Non agire immediatamente vuol dire, definitivamente, stroncare ogni possibile pensiero o speranza di crescita e di rinascita economica e sociale.

Antonino De Masi

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