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Un popolo senza dignità


Si tratta della Prima Maratona degli usurati e truffati bancari, avvenuta in segno di protesta allo scopo di richiamare l’attenzione delle autorità di vigilanza sul comportamento del sistema creditizio in tema di usura e sul comportamento del sistema giudiziario in tema di accertamento dell’usura.
La maratona è partita da Venezia Mestre per raggiungere la sede padovana di Antonveneta ed è stata seguita dal famoso camper STRANABANCA. Lungo il famosissimo percorso della Riviera del Brenta i coraggiosi maratoneti si sono fermati presso commercianti e imprenditori che, forse per paura o per ignoranza, tendevano a non curarsi del messaggio, sembravano quasi infastiditi. Le associazioni antimafia hanno usato uno slogan molto interessante in passato che diceva “ un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, forse sarebbe necessario modificarlo un tantino “ un popolo omertoso è un popolo senza dignità”, già in questo caso si tratta di omertà. La gente preferisce subire l’usura e avere un socio di fatto che assorbe ogni energia piuttosto che reagire agli abusi. In questo Paese sembra che i politici siano i peccaminosi ma potrete constatare che il sistema economico è dominato dalle banche, e i trucchetti usati fino a oggi ignorando le prescrizioni di Legge a danno del sistema economico non è punito. Solo qualche magistrato coraggioso e capace si è preso la briga di capire il meccanismo perverso che produce guadagni incalcolabili per gli istituti di credito. Commissioni di massimo scoperto, anatocismo e oneri di diverso tipo sommati agli interessi, formano tassi usurai. Un reato quindi ma fino ad oggi impunito visto che i tribunali faticano ad individuare i soggetti punibili penalmente.
Alle 13 i maratoneti sono arrivati puntualmente in piazza Turati, scortati dalle Forze dell’Ordine e dai giornalisti coraggiosi che non omettono di divulgare le vergogne del nostro Paese solo perché riguarda il potere forte, quello che tiene “per le palle” ogni impresa legata al sistema creditizio.
Davanti alla sede di Antonveneta, si è formato un gruppetto di dipendenti della banca che si godevano lo spettacolo durante la pausa pranzo. Abbiamo cercato di avere un contradditorio, visto i messaggi forti riportati sulle magliette, sulle bandiere e sulle auto dei manifestanti, ma inutilmente, il gruppetto si è sciolto velocemente e si è allontanato dagli appestati che contestavano il «loro» datore di lavoro. Era paura?
Questo come tanti altri abusi e illegalità in Italia, rimangono racchiuse come in una bolla d’aria, trovando solo nei pochi capaci, nella loro disperazione, di dimostrare la loro dignità, non volendo essere ne succubi ne ricattati.

D.R.

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