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Degrado a Venezia: spremuta e gettata come un limone

A chi sale, in un chiaro mattino, sul campanile di Torcello, potrà godere di uno spettacolo davvero singolare: vedrà davanti a sé, un tratto di antica Laguna con le isole quasi a portata di mano, le “barene” dalla vegetazione brunastra, le vene dei “ghebi” che disegnano un curioso reticolo, l’ acqua bassa che spicca per il colore giallo del fondo su quella verde dei canali. Non occorre avere molta fantasia per immaginare quale potesse essere l’ aspetto della Laguna ai tempi di Roma, a quel tempo molto più estesa, con la sua sponda concava che, da Ravenna ad Aquileia, si snodava profondamente sfrangiata e segnata dai rilevanti coni di deviazione dei fiumi. Ciò, naturalmente, non escludeva che ci fossero, verso la terraferma, larghe sacche paludose e malsane di “acque meschizze” dovute alle acque dolci dei fiumi che si mescolano con quelle salate della Laguna. Le isole erano esili brandelli di terra, appena sopra il pelo dell’ acqua, assai avare – in genere – di vegetazione e i cordoni litoranei si presentavano boscosi e di struttura salda. Per la costruzione delle case si attingeva al materiale portato dalla terraferma e, nei casi più umili, a quanto la natura offriva: canne, fango, e sabbia. Per rinsaldare le sponde delle isole, si intrecciavano le “grisiole” che costituivano un ben labile riparo ai guasti della natura. Per sentirsi più unita, e per convenienza di scambi, la gente lanciava, da isola a isola, le passerelle, progenitrici degli attuali ponti. Già nel 537, quando Cassiodoro scriveva ai “Megister Militum”, o Preposti dall’ Imperatore d’ Oriente, di quella comunità, ne elogiava la purezza e la semplicità dei costumi delle genti e l’ amenità dei luoghi. Dalla terraferma sono arrivate creature spaurite che portavano con sé ferro e pietre, tante pietre. Erano i Veneti che, smembrata la potenza Romana, non potevano resistere da soli contro i barbari, quindi raggiunsero i fratelli della Laguna e nelle isole, ricostruirono palazzi e chiese, con quelle pietre e con quell’ arte che avevano distinto le città della terraferma. Da queste pietre cominciò la storia di Venezia che tutti conoscono. Prima di allora la storia di Venezia si trova nell’ acqua e non si vorrebbe che con i nuovi e attuali barbari, la storia di Venezia, finisse nell’ acqua.
La Venezia dell’ XXI secolo, deve risolvere problemi simili a quelli delle altre città del mondo: come dare alloggio e risistemare i propri abitanti, come nutrirli, come trasportarli, come proteggerne salute e i beni, come istruirli come distrarli. Venezia non è mai stata abbandonata al caso. I servigi che la sua Laguna ha reso e continua a rendere, non sono dovuti alla generosità della natura, gli antichi Veneziani l’ hanno sottratta alla sua spontanea evoluzione, che la condannava alle alluvioni e all’ insignificanza. Questo specchio d’ acqua tanto celebrato da poeti e pittori sarebbe, da molto tempo, terraferma, se lavori giganteschi e secolari non le avessero risparmiato la sorte toccata a grandi lagune scomparse lungo tutta la costa al nord di Ravenna, di cui parlano Plinio, Strabone, Vitruvio, Tito Livio.
I nuovi barbari non si preoccupano della salvaguardia di Venezia nel modo corretto, non sanno gestire quei flussi turistici che massacrano la città, non si adoperano nel modo appropriato alla ristrutturazione di quel meraviglioso patrimonio, lasciano che i predoni asportino persino le antiche pietre, travi,capitelli,e che i vandali sporchino in nome di una falsa arte, lasciano che i canali siano percorsi da motoscafi enormi, mettendo non solo a repentaglio la vita della città ma anche delle persone. Oggi, vediamo transitare il bacino di S. Marco da enormi navi, con scafi imponenti che hanno una profondità anche di dieci metri, essi spostano un’enorme massa d’ acqua che fa rabbrividire al solo pensiero. L’ effetto di questo spostamento d’ acqua e il conseguente risucchio sotto le fondazioni dei palazzi e delle case è facilmente visibile e riscontrabile, vengono scavate dall’effetto idrovora. Quando transita una barca di medio-grosse dimensioni si può notare una reazione a stantuffo, dapprima risucchia tutta l’ acqua dai cunicoli, fessure, scarichi, ecc. e successivamente, l’ onda d’ urto agisce come un possente maglio che spinge l’ acqua con una forza enorme; ed infine il treno d’ onda della barca crea nuovamente un risucchio, asportando ogni cosa, terra, sabbia, sassi, ecc. Sotto i pavimenti e le strade si creano degli enormi vuoti, tutto ciò provoca il crollo. Non sono certamente le barche di piccole dimensioni che provocano questi danni, bensì quelle grandi: vaporetti e motoscafi, barche da trasporto, Taxi, e tutte quelle che producono moto ondoso di fondo e non di superficie. In pratica l´impatto delle enormi masse d´acqua dislocate dai grandi natanti in corsa e in manovra, agisce su Venezia sostanzialmente in quattro modi:
– con moto percussivo, quando l´onda visibile frange sulla riva che causa gravi dissesti agli argini.
– con moto sismico, quando la massa d´acqua in movimento (onda muta) esercita pressione sulle isolette che causa oscillazione e vibrazione degli edifici. L´onda oltre alla pressione veicola anche il moto vibratorio in bassa frequenza del motore, causando danni a fondazioni e alle canalizzazioni sotterranee come rii interrati o fognature.
– Con l´infiltrazione e il percolare, quando entrambe le onde aggrediscono il sostrato e le fondazioni asportando materiale.
– con le turbolenze, causate in prevalenza dalle violente manovre di eliche e turbopropulsori, soprattutto, in fase di attracco e di scosto,queste sono le principali responsabili della sottrazione di base d´appoggio alle banchine, facendo si che questo si disperda e si formino cavità, come sembra essere il caso delle Zattere.Le turbolenze causate dai moderni propulsori assiali con i loro idrogetti puntati direttamente contro le rive, hanno inoltre un effetto devastante sui sistemi di arginatura in pietra d´Istria tipici del nostro Porto Storico.

A causa di un traffico che sicuramente va al di fuori delle potenzialità dei canali, il navigare è diventato pericoloso e i gondolieri rischiano la vita ogni giorno. Anche questo aspetto, non solo non viene considerato, anzi sempre di più vengono utilizzati e implementati mezzi potenti, non adeguati alle calme acque di cui la laguna ha bisogno.

Una delle minacce più letali per l´intero corpo edificato della città è l’inquinamento da zolfo e nitrati. Le anidridi nitriche e solforiche sono rilasciate in enorme quantità dai fumaioli che, a differenza degli scarichi dei mezzi terrestri, sono solitamente privi di sistemi per la depurazione dei fumi, per lo più prodotti da macchine alimentate a olio pesante (bunker fuel). Non ci sarebbe comunque un danno minore se fosse usato il normale gasolio per autotrazione, teniamo presente che una macchina navale varia in potenza tra i 40.000 e i 120.000 cavalli, quando per muovere un TIR ne sono sufficienti 400/500. Alle navi si aggiungono anche i mezzi per trasferire i loro passeggeri,che vengono raccolti da sciami di imbarcazioni a motore più piccole, quindi con altri mezzi inquinanti,e si spingono fin nelle vene più piccole della Città Storica e delle Isole. I guadagni indotti da questi traffici, invogliano i locali a possedere imbarcazioni da diporto a motore sempre più potenti e numerose. Il fenomeno della solfatazione è recentissimo ma inesorabile. La concentrazione di zolfo nell’aria ha raggiunto il livello critico soprattutto con le inclusioni di calcite, arrivando molto in profondità, questo processo sgretola ogni cosa, pietre e marmi si trasformano in gesso a vista d’occhio. Procedendo in questo modo la corrosione fra dieci anni avrà abraso la maggior parte dei fregi e dei trafori, e le pietre di sostegno non reggeranno più il peso degli edifici. Le colonne della chiesa del Rosario alle Zattere (Gesuati) sono già state talmente attaccate da aver già spezzato i plinti su cui poggiano. Tuttavia,il peggior nemico di Venezia, città marinara da sempre, non sono le grandi imbarcazioni o le navi ma una classe dirigente troppo impegnata in lotte intestine che non ha saputo mantenere e aggiornare la vocazione marinaresca della città, non ha saputo avere la sensibilità di ascoltare e di confrontarsi con i diretti eredi di una conoscenza approfondita e millenaria.

A deturpare Venezia ci pensano non solo i ladroni,i saccheggiatori, gli antiquari disonesti e gli stupidi ignoranti che non si rendono conto del valore delle opere d’arte e del suo contesto culturale ma anche la cattiva gestione di alcune ristrutturazioni che vengono svolte con imperizia,leggerezza e addirittura con malafede. Esempi da citare ne abbiamo a volontà, cominciando con il restauro dell’orologio della torre di San Marco dove sono stati usati materiali di chiarissima appartenenza industriale moderna, come i dadi e bulloni della ruota dello scappamento, ottenendo il risultato di una macchina dismogenea e di fattura pessima tanto da far pensare a ricambi di macchine agricole piuttosto che al restauro e al rafforzamento di un orologio che “vive” da 500 anni. Non solo, è stato addirittura sostituito il pendolo, ne hanno spostato il punto di sospensione, è stato trapanato il mozzo
delle ruote originali del Ferracina e molte altre cosucce ancora, alla faccia del restauro “conservativo”. Addirittura abbiamo raccolto del materiale che dimostra la sostituzione integrale di alcuni ponti di ghisa, ciò è stato dichiarato in alcuni casi come si evince per il ponte Penini e in altri no, come per il ponte della “Donna Onesta”,il ”ponte del latte”,il “ponte della Malvasia Vecchia”; quando i regolamenti comunali vietano al cittadino non solo qualsiasi modifica alla tipologia edilizia, con pesantissime restrizioni anche quando si tratta di modifiche interne alle abitazioni, ma persino per cambiare il colore delle imposte e delle porte di strada, che devono essere rigorosamente marrone, verde scuro o nere.

I Veneziani si sentono figli di questa città, i canali sono le loro vene e l’arte è la loro anima ma come in tutte le famiglie non manca la pecora nera, cioè, chi usa,abusa e distrugge non considerando il danno che provoca. Anche a livello turistico non mancano le osservazioni negative, risulta un pugno in un occhio la miseria e l’ingordigia con cui viene trattato il turista, soprattutto in un contesto come quello Veneziano che può far solo sognare. Un biglietto del vaporetto, paragonabile all’autobus di città, costa € 6,00 e ha validità un ora, oppure € 13,00 con validità 12 ore, ma sono i trasporti più cari del mondo! Un turista può essere tranquillamente raggirato dal trasporto taxi che alcuni immorali mettono in pratica adottano alcune magie per fa lievitare i prezzi alle stelle, semplicemente sostituendo le bandierine che indicano la tipologia del servizio. Un turista deve portare con se una palla di vetro per non perdersi e per sapere dove andare, non esistono le mappe che indicano il punto in cui ci si trova e dove sono i punti di ristoro. Servizi igienici? Meglio fare una scorta di pannoloni.

A dispetto di tutto ciò, dobbiamo dire, che quella parte di Veneziani autentici, quelli che piangono nel vedere lo stato di degrado e si vergognano per il comportamento delle “pecore nere”, sono persone incredibili. Sono quelle persone che hanno il mare negli occhi e la sua immensità nel cuore, sono persone capaci di dare emozioni forti e di avere un candore disarmante, sono le persone che sono disposte a camminare tutto il giorno per farti scoprire gli angoli più incredibili di un’antica e insostituibile città e di coinvolgerti in un’atmosfera fatta di violini e di storia.
D.Russo


La redazione di LiberoReporter ringrazia Gigio Zanon
Marco Zanon e Umberto Sartori, i “Venessiani” che hanno sacrificato il loro tempo per portare in evidenza ciò che è descritto e per prestarsi nel voler trovare una soluzione valida alla salvezza di questa città.


Venezia Ponte Calatrava – Inchiesta/2 [url]http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=1766[/url]

Venezia Degrado – Inchiesta/3[url]http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=1767[/url]

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