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IERI A REGGIO CALABRIA LA VERA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, “I MAGISTRATI ASCOLTANO I CITTADINI”.
Inserito il 05 marzo 2010 alle 17:08:00 da LR_Cultura. IT - news

“Qui regna il silenzio. La parola ‘ndrangheta non si pronuncia, a differenza di Palermo dove ne parla ogni giorno”. Parole del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Dott. Giuseppe Pignatone, parole forti che echeggiano nell’Auditorium di San Paolo durante l’incontro con il comitato “Reggio non tace”.

semplici cittadini che dal 3 gennaio 2010, dopo il gravissimo attentato dinamitardo ai danni della Procura Generale di Reggio Calabria, si ritrova spontaneamente in piazza con l’intenzione di dire: Reggio non tace!, un gruppo composto da alcune centinaia di cittadini che ha continuato ad incontrarsi ogni mese per tracciare insieme un percorso di liberazione e di rinascita sociale e civile che risvegli le coscienze di tutti i cittadini onesti.
Il Dott. Pignatone è stato affiancato dal Procuratore aggiunto presso la direzione antimafia Dott. Michele Prestipino e dal Colonnello, Comandante provinciale della Guardia di Finanza Dott. Alberto Reda. Incontro emozionante, molte riflessioni che ci aiutano a delineare un quadro della “Calabria martoriata”. Un incontro non istituzionale, considerazioni a ruota libera, davanti a una numerosa platea, riflessioni schiette che lasciano trasparire la dura realtà calabrese. Colpisce l’intervento del Colonnello Reda, la sua esposizione dei dati del PIL riconducibile alla criminalità organizzata, esposizione che lascia sconcertati i comuni cittadini, abituati a parlare e sentir parlare di PIL e fatturato riferito ad attività commerciali e non certo a quello della ‘ndrangheta.
“La Calabria, terra poverissima che galleggia in un mare di soldi”. Un viaggio nella realtà che come filo conduttore ha avuto “le impressioni” e le considerazioni fatte dal Dott. Pignatone al suo arrivo a Reggio. Tutte “impressioni” confermate successivamente dai fatti. “C’è stata finora una cappa di silenzio, un silenzio interno, locale ed esteso. Come se ci fosse un cono d’ombra pazzesco. I giornali e i media nazionali anche di fronte a casi che avrebbero dovuto avere una eco importante, non tanto per l’operazione di Polizia, ma per l’ampiezza del fenomeno e della sua potenza economica … buio completo” e continua “non credo di sbagliarmi nel dire che la ‘ndrangheta è il problema numero uno della Calabria”. Moltissime le affermazioni forti, la lettura di alcune intercettazioni, importanti per capire come pensa e si muove la ‘ndrangheta. Spiega quanto sia necessario veicolare il messaggio, che oltre ad essere sbagliata la scelta della criminalità organizzata è anche un’illusione per la manovalanza, l’illusione di una ricchezza invece riservata a pochi e la realtà che è una vita di morte violenta e carcere, una libertà solo apparente.
Altra affermazione forte del Dott. Prestipino, che evidenzia che tra i tanti silenzi citati, esiste anche il silenzio giudiziario. “Non esiste una sola sentenza passata in giudicato che si dica che esiste la ‘ndrangheta come fenomeno ormai consolidato e con tutte le sue articolazioni sul territorio.
Si è parlato di infiltrazioni mafiose nell’economia, nella gestione diretta e indiretta con imprese (io aggiungo, ritagliandosi regimi di monopolio tramite concorrenza sleale) nei più svariati settori dal commercio al’ingrosso alimentare, all’edilizia ai giochi e scommesse. Ci si è soffermati ad analizzare, la latitanza di Confindustria Calabria, unica assente al convegno nazionale tenuto in Puglia, che a differenza della sorella siciliana non ha saputo emanare linee guida chiare e forti ai suoi associati.
Tanti gli interventi forti dei cittadini, che oltre a portare la loro solidarietà ai Magistrati, hanno esposto le loro analisi, spaziando da “collusione tra mafia e politica” condannando anche la sola disattenzione politica ai problemi criminali, alla massoneria e alle lobby finanziarie bancarie.
Di seguito, trascrivo il mio breve intervento, riassunto per sommi capi, visto l’ora tarda e la fine del convegno … Colgo l’occasione di manifestare solidarietà a tutti voi, ringrazio per questo incontro, e premetto che oggi la vostra presenza mi ha fatto sentire meno sola e fiduciosa, ed è dal lontano 2003 che lo sono, mi scuso se nella domanda vengono citati fatti personali e lontani solo apparentemente al problema trattato, ma così non è, come vedremo in seguito, ed essendo problemi comuni colgo l’occasione … Il 6 giugno 2009 ho depositato in Procura denuncia per usura, successivamente ho richiesto la sospensione dei termini in Prefettura ... ma ancora a distanza di nove mesi aspetto risposta (ho inoltrato sollecito, sia in Procura che in Prefettura). Si tratta di usura bancaria, purtroppo la vittima di usura bancaria, rispetto alla vittima di usura criminale, è doppiamente penalizzata … il reato è sminuito quando a perpetrarlo è una banca. Dunque, da una parte ci sono gli interessi bancari vessatori o addirittura usurai, illegittimi decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi, altrettanto illegittime iscrizioni di ipoteca giudiziale e segnalazioni a “sofferenza” alla Centrale Rischi delle loro Banca d’Italia (e come sappiamo detto Istituto è partecipato al 100% da Banche e fondazioni bancarie e ciò crea un palese conflitto d’interesse), che diventano vere armi di ricatto per titolari e fideiussori, il cartello tra banche fa il resto. A volte mi chiedo se esista differenza tra i comportamenti delle Banche e quelli dell’usuraio mafioso … che nell’immaginario comune è coppola storta e lupara a tracolla , che minaccia e rende la vita impossibile all’usurato. I metodi sono equivalenti ; il reato è il medesimo. Purtroppo non applicando la legge, o applicandola in modo distorto, o in ritardo, si crea solo sfiducia e al cittadino, lasciato solo e indifeso, martoriato, offeso e allontanato dai canali legali di accesso al credito, non rimane altro che rivolgersi a canali illegali per sopravvivere … I miei figli, anche se piccoli, hanno vissuto e vivono in stato di tensione continua e data la giovane età, non riescono a comprendere perché nel chiedere “Giustizia” scatta un meccanismo perverso e persecutorio. Potranno mai nella loro vita avere fiducia nelle Istituzioni? Io ogni giorno che passa, oltre alla salute perdo la speranza che Giustizia venga fatta … e credo possa essere comprensibile perdere fiducia alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi presso la sezione di appello del Tribunale di Reggio Calabria (per i non addetti ai lavori … un Procuratore ha chiesto di poter lasciare un processo alle banche per le gravi pressioni subite. Caso De Masi). Mi scuso, rischio di diventare noiosa ... praticamente non aggiungo nulla di nuovo ... la mia storia è simile a tanti vessati e usurati bancari. La mia vicenda, come dicevo, ha inizio nel lontano 2003, ad oggi l’azienda fattura quasi zero … io che ripudio e cerco, per quanto nelle mie possibilità di combattere tutti i tipi di mafie … cosa mi resta da fare? andare a schierarmi, insieme a tutti i miei dipendenti, con la … ‘ndrangheta s.p.a. per sopravvivere? visto che le banche per ritorsione hanno deciso che io non posso lavorare onestamente … purtroppo giustizia ritardata è giustizia negata … io ancora credo nella Costituzione Repubblicana e voglio sperare che la “legge sia effettivamente uguale per tutti” … ma non si può vivere mangiando … solo speranza.
Gentile Dott. Pignatone, Lei pocanzi ha citato una frase di Kennedy, “non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, ma chiediti cosa tu puoi fare per il tuo Paese” … io so cosa posso fare per il mio Paese, ma mi impediscono di farlo … cosa devo fare? L’unico mio rammarico è che la mia battaglia per la legalità abbia influito negativamente nella vita dei miei operai, che credevano in noi e che per una battaglia che non hanno scelto di combattere hanno perso l’unico sostentamento per i loro figli, essendo in Calabria spesso le famiglie monoreddito. Grazie e scusate lo sfogo, comprendo bene che anche Voi lavorate senza un organico adeguato e potete fare ben poco, chiedo solo di porre la massima attenzione su quanto denunciato, e che facciate il possibile nel garantire il rispetto della Costituzione, per continuare a farci credere nell’uguaglianza della Giustizia.
Beatrice Zadera

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