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Iran. Nucleare iraniano. La nuova sfida di Ahmadinejad
Inserito il 11 febbraio 2010 alle 12:05:00 da LR_Cultura. IT - Esteri

Sulla questione nucleare il governo di Teheran continua a giocare al gatto col topo con la comunità internazionale. L'Iran da anni sulla questione riguardante il suo contestato programma di arricchimento dell'uranio, prima annuncia aperture e poi si rimangia tutto

Mentre la comunità internazionale, ONU in testa, continua a lanciare allarmi sui programmi nucleari della repubblica islamica e aumenta il suo pressing sull'Iran, minacciando dure sanzioni è arrivata ieri la nuova sfida del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. L'Iran ha avviato la produzione di Uranio arricchito al 20 percento. “Il processo d'arricchimento dell'uranio al 20 percento, iniziato ieri, ha scatenato un'ondata di felicità tra quelle nazioni che sentono come loro ogni progresso dell'Iran”, ha poi, affermato il presidente iraniano nel corso di un vertice di governo tenuto oggi a Teheran. Non èchiaro se le dichiarazioni odierne del Ahmadinejad rappresentino una vera chiusura, magari dettata da divisioni interne al regime, o una mossa tattica per cercare di arrivare ad un'intesa più conveniente o ancora peggio per guadagnare tempo. Appena qualche giorno fa, il presidente iraniano aveva affermato in un'intervista alla Tv pubblica iraniana che il suo Paese era pronto a far arricchire in Paesi terzi parte del suo uranio, così come proposto dalle Nazioni Unite. “Non ci sono problemi ad inviare il nostro uranio all'estero, c'è chi si agita troppo, noi lo consegniamo al 3,5 per cento e ci viene restituito al 20 per cento nel giro di qualche mese”. Parole che però, gli esperti dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica , l'Aiea, a Vienna avevano comunque raccolto con prudenza. Le parole di Ahmadinejad non contenevano infatti, nessun impegno vincolante, ne indicazioni temporali sull'accordo e poi, come spesso è accaduto finora, le autorità iraniane potevano sempre rimangiarsele come poi è stato. Anche Londra e Mosca avevano accolto con prudenza, anche se positivamente, l'apertura, ma il governo britannico aveva precisato che restava cruciale il ritorno dell'Iran al negoziato con i Paesi del gruppo dei 5+1, Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Anche l'Unione europea si dice da tempo disposta ancora a dare credito alle aperture di Teheran. La Cina continua invece, a sostenere ciò che ha sempre sostenuto ossia negoziare con Teheran. Stavolta però, faceva ben sperare il fatto che le parole del capo dello stato iraniano erano però, state confermate poco dopo dal ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki che parlando da Ankara e poi da Monaco di Baviera, aveva spiegato che in questo modo si potrebbe creare un clima di fiducia con i Paesi occidentali impegnati nel dossier nucleare. Era stato, lo scorso mese di ottobre, a Vienna, l'allora direttore dell'Aiea, Mohammed El Baradei a presentare una bozza d'accordo che prevedeva che l'Iran arricchisca il suo uranio all'estero. In base alla proposta, Teheran dovrebbe spedire in Russia 1.200 dei suoi 1.500 chilogrammi di uranio al 3,5 per cento. Una volta arricchito al 20 per cento, lo stock verrebbe poi passato alla Francia che provvederebbe a trasformarlo in combustibile nucleare per un reattore a Teheran dove si producono isotopi radioattivi per la cura del cancro. L'Iran non ha mai formalmente accettato la proposta, chiedendo anzi, correttivi che la comunità internazionale ha sempre giudicato inaccettabili. Come gran parte della comunità internazionale, gli Stati Uniti sono convinti che l'Iran non voglia utilizzare il suo programma nucleare per scopi civili, come dichiara da anni, ma per produrre ordigni nucleari. Anche se i rapporti tra Teheran e l'Occidente continuano a essere tesi i contatti sul nucleare, dopo ottobre, sono proseguiti. E ancora si spera! Una speranza che anche oggi è stata ravvivata quando sul nucleare iraniano è giunto un'apertura ad una possibile intesa con l'occidente da parte di Teheran. L'apertura è stata affidata alle parole del direttore dell'Agenzia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi. Il responsabile del programma nucleare iraniano ha affermato che : “L'accordo è sul tavolo. Il capo dell'agenzia nucleare ha però precisato che l'Iran vuole trattenere le scorte di uranio arricchito al 3,5 per cento sul suo territorio in attesa di ottenere dalla comunità internazionale quello arricchito al 20 per cento necessario a un reattore per ricerche mediche. L'Iran dunque, a dispetto di tutto, non considera ancora chiusa la partita sull'accordo per arricchire uranio all'Estero. Eppure ieri a Natanz è stato avviato il programma per l'ulteriore arricchimento del uranio. In proposito Salehi ha spiegato in una intervista a Press-Tv che: “'Abbiamo la capacità di arricchire l'uranio a qualsiasi percentuale noi lo vogliamo. Abbiamo chiesto all'Aiea di chiedere ad altri Paesi di fornirci il materiale arricchito al 20 per cento perchè non vogliamo andare oltre il 5 per cento. Ma non hanno risposto”. Un intervento questo che non ha trovato 'accoglienza' nella comunità internazionale. Oggi è stato invece, varato il nuovo pacchetto di sanzioni contro l'Iran che gli Stati Uniti hanno messo a punto e che mira agli interessi dei pasdaran negli USA sottoforma di compagnie, banche e altre entità controllate da quella che sembra essere diventata oltre la più potente milizia creata al mondo anche una potenza economica. Le autorità americane auspicano che, nonostante resti forte l'opposizione della Cina, anche le diplomazie europee adottino il nuovo pacchetto di misure contro Teheran inclusa l'estensione della lista degli esponenti politici iraniani a cui è bandito il visto e il freno agli investimenti nel settore dell'energia. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno anche intensificato il loro sforzo diplomatico per cercare di convincere la Cina ad approvare le nuove sanzioni, introducendo l'argomento secondo cui è negli interessi economici di Pechino farlo. Un Iran nucleare metterebbe a rischio i loro rifornimenti di petrolio, anche per l'elevato pericolo di un possibile raid israeliano contro i siti iraniani. Questo passo compiuto dagli americani sancisce la chiusura della mano aperta in un pugno chiuso da parte degli Usa nei confronti dell'Iran. Quella mano tesa che il presidente statunitense, Barack Obama aveva porto al Paese islamico all'indomani del suo insediamento. Un'azione questa dovuta al fatto che ieri gli scienziati iraniani hanno avviato, nell'impianto di Natanz, il processo di arricchimento dell'uranio al 20 per cento. Sono state attivate 164 centrifughe di nuova generazione nell'impianto nucleare nell'Iran centrale. Un'operazione compiuta, per la prima volta, alla presenza degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica , Aiea. Secondo le autorità iraniane il combustibile prodotto a Natanz alimenterà un reattore dove vengono compiute ricerche mediche sugli isotopi nucleari. Stamani è giunto anche il commento alla proposta americana di fermare l'arricchimento di uranio al 20 percento in cambio di isotopi per uso medico provenienti dall'estero. Essa è stata definita illogica dal portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast. Ad avanzare la nuova proposta era stato il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Philip Crowley che aveva spiegato che: “la comunità internazionale sarebbe pronta a collaborare in modo costruttivo per soddisfare qualsiasi esigenza specifica dell'Iran facilitando l'approvvigionamento di isotopi medici provenienti da paesi terzi”.
Perchè la discussione è tutta incentrata sull'uranio arricchito al 20 percento? Farlo significa superare quell'ultima fase tecnicamente definita complessa per poter poi, sviluppare un eventuale ordigno nucleare. Arricchire l'uranio dal 20 al 90 per cento, percentuale che serve per avviare ad una reazione a catena, è più facile e richiede meno energia , che arricchirlo dal 0,7 percento, come si trova in natura, al 3,5 per cento, come ha fatto Teheran finora. In sei mesi l'Iran, con solo mille centrifughe, arriverebbe ad avere una bomba atomica. Su questo si basa lo 'scontro-confronto' in atto tra Iran e comunità internazionale. I Paesi occidentali, USA in testa, vorrebbero mantenere il controllo di questo uranio arricchito al 20 per cento. Cosa questa che non piace, ovviamente, al regime degli Ayatollah. Nel frattempo ieri a Teheran manifestanti hanno dato l'assalto non violento ad alcune sedi diplomatiche occidentali tra le quali quella italiana. Nessun danno a cose o uomini, ma il fatto costituisce un grave segnale dell'ormai forti tensioni che si sono sviluppate tra i due Paesi un tempo grandi amici. Non è la prima volta che l'ambasciata italiana a Teheran finisce nel mirino dei manifestanti. E' accaduto anche nel 2005, dopo una protesta a Roma contro Ahmadinejad. E nel 2006, dopo che l'allora ministro Calderoli indossò una maglietta con le caricature del profeta Maometto. Anche nel 2008 si verificarono manifestazioni anti Italia a causa delle esternazioni del premier Silvio Berlusconi che paragonò Ahmadinejad ad Hitler. Però, finora mai il clima a Teheran si era fatto così teso sia sul fronte interno sia su quello esterno nei confronti dell'Italia.
Ferdinando Pelliccia

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