L’opera rock sinfonica ispirata alla Divina Commedia ha vinto ancora la sua sfida. Sold out a Vicenza il 21 marzo scorso.
Passione sta a emozione come talento sta ad Andrea Bezzon. Come un’equazione algebrica dove il risultato è la forza della passione musicale incarnata in Andrea Bezzon compositore dell’opera, From Hell to Heaven lo spettacolo liberamente ispirato alla Divina Commedia ha nuovamente vinto la sua sfida con il mondo musicale andando in scena sabato (21 marzo) nello straordinario scenario del comunale di Vicenza. Dopo i successi dello scorso anno nel padovano, l’opera è approdata nella città berica; completamente esaurito in ogni ordine di posto (un migliaio di persone), il teatro ha regalato un colpo d’occhio incredibile, da togliere il fiato, sia per il design architettonico altamente tecnologico, sia per gli applausi ricevuti al termine di quasi ogni brano: un’onda d’urto carica di adrenalina. E’ il pensiero raccolto dai protagonisti di quest’opera che siamo certi farà parlare ancora molto di sé. Puntuali come orologi svizzeri, la produzione dell’opera è partita per le 21.10 e in poco meno di due ore si è sviluppato questo viaggio dall’Inferno al Paradiso attraverso la prosa, le movenze, i suoni spesso gutturali del bravissimo Brunero Burbassi un attore pressoché sconosciuto ai più ma che nulla ha da invidiare ad attori di fama. Anzi. Perfetto nell’esprimere il dramma del percorso dell’uomo dentro il turbinio delle passioni infernali, la caducità del Purgatorio fino a giungere in una danza espressiva per poi passare al raccoglimento interiore dinanzi all’incontro con Dio. Uno spettacolo curato in ogni dettaglio, dai suoni della rock band a quelli dell’orchestra dove, tutto si è equilibrato in maniera omogenea nonostante la difficoltà di rendere la ricezione al pubblico armoniosa e distinta in un teatro comunque così grande e di fatto dispersivo. Lo spettacolo ha emozionato sin dal primo brano dove, a sipario chiuso, giungeva il ritmo della grancassa come il battito di un cuore pronto a immergersi nel viaggio musicale. Si è via via dipanato attraverso brani ben composti con una forte matrice rock segmentata da incursioni classiche, a intenzioni alla Morricone dove però si è sempre mantenuta chiara l’identità musicale, l’impronta del suo “stralunato” inventore di emozioni: Andrea Bezzon. Un compositore apparso sin dall’inizio in “palla” al pianoforte, spesso al centro della scena inquadrato dalla sapiente regia di Carlo Zaja che ha curato le scene e le luci. Atmosfere rosso inferno davvero d’effetto, per passare ad atmosfere più soft che davano proprio la sensazione del limbo ma sempre dinamiche e mai banali, con ribaltamenti scenici quasi a marcare il confine tra rock e classica, tra band rock, capitanata dal chitarrista arrangiatore dell'opera Andrea Urpilo Guarnieri, ed orchestra. A dirigere poi un giovane direttore d’orchestra non nuovo a queste performance: Fabrizio Castania. Era lì a dettare i ritmi, i colori della Silver Symphony Orchestra con ben 37 elementi da gestire. Compatte e precise poi le voci dei coristi, quasi a diventare una sola voce solista dall’impatto devastante. Merita senz’altro menzione la soprano dell’opera Rossana Damianelli, capace con una voce d’usignolo con i suoi forti e piano, di strappare il primo lungo applauso interpretando “L’amore impossibile (Paolo e Francesca). Al suo fianco poi in “Filippo Argenti” Paolo Fabbroni, baritono e compagno di vita, in perfetta sintonia anche in un brano a cappella in cui hanno davvero incantato il pubblico. Se proprio dobbiamo scegliere un brano su tutti non c’è ombra di dubbio: “L’incontro con Pietro”, che racchiude tutte le dinamiche d’espressione di quest’opera rock sinfonica; opera all’avanguardia, per un pubblico forse non ancora maturo per le novità messe in campo, ma che ha, comunque, decisamente apprezzato... Non poteva essere altrimenti.