Schieramenti arcigay impegnati nella lotta per i diritti umani chiedono l’intervento anche dei politici per aiutare la donna ad evitare la lapidazione. Ultime notizie sulla situazione di Pegah: Il goveerno UK condanna Pegah in appello
Non ha ucciso e non ha rubato. Pegah Emambakhsh non ha commesso alcun reato per meritare la lapidazione. E’ solo colpevole di omosessualità, che in Iran si “epura” con la morte. La donna era fuggita nel 2005 dall’Iran a Londra, con richiesta di asilo, ben conscia della pena che le avrebbero inferto se fosse rimasta nel paese natìo. La sua compagna è già in carcere e nessuno sa ne’ dove sia, ne’ che futuro le sia assegnato. Pegah è scappata da un matrimonio combinato, dal quale ha avuto anche due figli, lasciati anch’essi in Iran. Lo scandalo è scoppiato quando la Gran Bretagna ha fatto sapere di voler deportare Pegah perché “non c'è modo di dimostrare il suo orientamento sessuale”. Viene negata, quindi, la richiesta di asilo presentata dalla donna. Sono scese subito in campo le associazioni gay chiedendo che sia rispettata la Convenzione dell’Onu, sottoscritta anche dal Regno Unito, in cui si garantisce protezione a coloro che temono persecuzioni per ragioni politiche, sociali, religiose e di nazionalità. L'Arcigay chiederà a Romano Prodi di fare pressione sul premier inglese perché tale legislazione venga doverosamente assolta. Nel caso non venisse dato seguito alla sua richiesta, Pegah finirebbe su un volo British Airways, dal quale sbarcherebbe diretta in carcere… e nessuno saprebbe più nulla di lei. Si legge sul sito dell’associazione italiana EveryOne che si sta occupando del caso: "Se siamo ancora esseri umani, non permettiamo che Pegah salga su quell'aereo" e continua: “Il Governo britannico è in procinto di deportarla il 23 agosto 2007. Il Gruppo EveryOne è affiancato e sostenuto da molte organizzazioni internazionali per i diritti umani. E' di oggi la notizia che l'Ambasciata Britannica a Roma si è impegnata a portare nelle sedi adeguate e con urgenza il caso di Pegah. Sono state inviate migliaia di email a protesta, sono stati coinvolti gli schieramenti politici ma “Nonostante questo, l'Ufficio preposto alle richieste di asilo e applicazioni di Visa non solo ha ignorato l'appello, ma proprio per evitare che la protesta possa ottenere ascolto, ha anticipato la deportazione di Pegah.” AIUTIAMO ANCHE NOI PEGAH! NON DEVE SUBIRE LA FOLLIA DEGLI UOMINI! I suoi orientamenti sessuali non possono e non devono essere pregiudizievoli; in gioco c'è sempre un vita umana.
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