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Tripoli costringe gli assedianti a una difficile ritirata, Haftar vola da al-Sisi

Parte domani la mediazione del governo Conte.

Al momento in cui scrivo, in questa Domenica delle palme dello storico 14 Aprile 2019, la nuova guerra a bassa intensità sferrata lo scorso giovedì 4 Aprile dal feldmaresciallo Khalifa Haftar che è arrivato ad assediare Tripoli, è giunta ad una svolta cruciale, dopo i furibondi scontri armati di ieri e oggi: la difficile ritirata degli invasori con i loro consiglieri militari francesi. Le milizie di Misurata, che si battono per il Presidente Sarraj, hanno anche annunciato di aver abbattuto un caccia nemico.
Ma intanto lo spregevole e spregiudicato Haftar, che tra meno di quattro anni avrà ottant’anni, e sa che con questo assedio a Tripoli – per ora respinto e fallito – si sta giocando la brillante carriera con addosso, grazie soprattutto alla mobilitazione dei servizi di informazione italiani, i riflettori di tutto il mondo, ha bruscamente cambiato sponsor, e al posto dello sputtanatissimo Emmanuel Macron – il quale, dopo il supporto occulto che gli ha dato, ha prima messo il veto e poi votato la mozione UE contro di lui! – ha scelto il satrapo egiziano Abd al-Fattah al-Sisi, che lo ha ricevuto ufficialmente al Cairo. Ma dall’incontro non è emerso nulla.
E speriamo bene che Al Sisi, dopo il caso Regeni, abbia veramente detto picche al tracotante vecchio ebbro perfino del sangue di una donna incinta (una delle ultime vittime di oggi).
A questo punto vorremmo poter dire senza il timore di essere smentiti dai fatti, mentre questa Domenica delle Palme si incammina inesorabilmente verso la Settimana Santa, che ormai al fragore delle armi cedono i conciliaboli delle trattative ed i banchetti diplomatici, almeno secondo le intenzioni del nostro Presidente Giuseppe Conte.
Il suo obbiettivo è quello di raggiungere, fin da domani, un immediato cessate il fuoco e un accordo di potere tra il cinquantanovenne legittimo Presidente della Libia Fayez Mustafa al-Sarraj e lo scalmanato Haftar, che, in una Libia che è anche scesa in piazza durante quest’ultimo conflitto per dire che non ne può più di militari golpisti e ingerenze francesi, non si è contentato di essere il numero due militare dopo il Presidente civile, ma vorrebbe essere l’incarnazione di entrambi: un nuovo Gheddafi.
Conte e Moavero riceveranno domani separatamente il Vicepremier e Ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed Al Thani ed il leader delle milizie di Misurata e numero due di Serraj, Ahmed Maitig.
Il Governo ha comunque ben chiara la lista di amici e nemici. Amica è l’intera comunità internazionale, il governo di Serraj è infatti l’unico riconosciuto dall’ONU, esclusi Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Russia e Francia.
Il Messaggero riporta quel che si sostiene alla Farnesina a proposito del Paese di Macron, il nostro enfant terrible: “Tutti ricordano le bombe sganciate nel 2011 dal presidente Sarkozy contro Gheddafi per tentare di affermare l’egemonia economica francese in Libia e adesso per loro è decisamente pessimo essere stati beccati di nuovo con le mani nella stessa marmellata”.
Fuori di metafora diplomatica, le mani sporche francesi non sono imbrattate di marmellata, ma grondano sangue. La sera di questa cruenta domenica delle palme il bilancio delle vittime della popolazione aggredita è salito a 130 morti. “Di questi 35 sono bambini. Ci sono poi 750 feriti, di cui 200 in gravi condizioni”, denuncia Foad Aodi, presidente dell’Associazione Medici Stranieri in Italia. “Sappiamo anche di 30 donne violentate, 6 sono morte”. Un bel biglietto da visita per il capo dell’Eliseo, da usare per puntare a una prossima, speriamo improbabile, rielezione.

Giancarlo De Palo

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