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Matteo Salvini nei guai per il Caso Siri: sotto accusa il Sistema Lega

Dopo tanti litigi strumentali nell’inesausto duello tra i due vicepremier, ora sarebbe proprio Luigi Di Maio a premere l’acceleratore su una crisi di governo prima delle europee. “Il caso Siri è anche caso Salvini“, titolava venerdì Il Fatto Quotidiano.
Perché SIRI non è un sottosegretario qualunque, ma uno dei leader della Lega, uomo di fiducia di Matteo Salvini, che gli avrebbe voluto affidare addirittura la guida dell’Autorità Indipendente dell’Energia.
È per questo che mentre il Ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli ha immediatamente tolto tutte le deleghe al suo potente sottosegretario, congelandolo, Salvini non solo non lo lascia dimettersi, ma fa quadrato con lui. Eppure basta lasciarsi scorrere la sua biografia, per accorgersi che si tratta di un personaggio indifendibile.
Nato a Genova il 10 agosto 1971, entra giovanissimo, appunto, nella gioventù socialista, fino a stringere amicizia con Bettino Craxi.
“Nel 2011 – ci informa la biografia che si è scritto Su Wikipedia – fonda e diventa presidente del Partito Italia Nuova, una comunità politica e culturale con sedi e iscritti in tutta Italia, che si aggrega attorno al suo personale pensiero politico e filosofico”, ma che alle successive elezioni non raggranella, aggiungiamo noi, che circa 1600 voti.
“Nel maggio 2015 viene nominato responsabile economico della formazione “Noi con Salvini”. È autore della proposta di legge per l’introduzione della Flat tax al 15%”.

Francesco Paolo Arata
Il corruttore della “Siri story” è un altro genovese, l’imprenditore Francesco Paolo Arata, il cui figlio Federico è stato assunto a Palazzo Chigi nel Dipartimento di programmazione economica dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.
“Sta storia mi è già costata trentamila euro”, non si capisce ancora se effettivamente versati o solo millantati, confidava l’estate scorsa il padre al figlio.
Ex deputato di Berlusconi, Arata, “il Professore”, aveva vissuto il suo momento di celebrità alla fine degli anni Ottanta, quando l’allora Ministro dellAmbiente Giorgio Ruffolo lo nominò Commissario straordinario per lemergenza delle mucillagini.
L’imprenditore genovese emerge per i suoi rapporti politici di altissimo livello con i Cardinali e con lo stesso Steve Bannon, l’ormai celebre stratega della campagna elettorale di Donald Trump. Matteo Salvini l’ha chiamato ad ideare il progetto della Lega sulle Energie.

Vito Nicastri
Ma nella sua vita è emersa un’ombra grossa come una casa: è il socio occulto di uno dei grandi protettori della latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro, l’ultimo dei grandi latitanti di Cosa Nostra: Vito Nicastri, “il re dell’eolico”.

Le carte dell’inchiesta giudiziaria
Gli inquirenti siciliani, che lo hanno arrestato l’altro ieri per concorso esterno in associazione mafiosa, lo definiscono imprenditore pregiudicato e spregiudicato”. Siri si dava da fare appunto per le società legate a Nicastri “con un’incessante attività”, in cambio del compenso promesso da Arata, “suo sponsor per la nomina a sottosegretario“. Ed in effetti risultano anche gli interventi di Siri presso altri Ministeri a guida 5S e che per fortuna sono stati respinti.
Siri vendeva così la sua funzione a vantaggio di “un reticolo di società tutte operanti nel mercato delle energie rinnovabili facenti capo solo formalmente alla famiglia Arata” ma di fatto partecipate occultamente da Nicastri, vero regista delle strategie imprenditoriali e considerato da Arata “la persona più brava dell’eolico in Italia”.
Per queste ragioni il sottosegretario “avrebbe asservito la sua funzione a interessi privati”. Per il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il pm Mario Palazzi esisteva dunque “uno stabile accordo tra il corruttore Paolo Arata, imprenditore nel settore eolico con significativi investimenti in Sicilia e con trascorsa attività politica e molteplici relazioni ancora in atto con i massimi livelli istituzionali, e il sottosegretario Siri”, il quale “attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo e ascoltato membro della maggioranza parlamentare”, avrebbe proposto ai vertici dei Ministeri delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico – e Luigi Di Maio li ha bocciati – l’inserimento di provvedimenti governativi che contenevano norme specifiche “per favorire gli interessi economici di Arata ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovabile”.

Lo scandalo della Lega
Il sottosegretario Siri, gli imprenditori Arata e Nicastri indissolubilmente legati, la primula rossa mafiosa Matteo Messina Denaro: lo scandalo, più che fondato, come abbiamo appena visto, va dritto fin nel cuore della Lega di Salvini e del suo sistema di potere.
E non si capisce perché Giuseppe Conte, che questa volta sì, è in serio pericolo, non abbia reciso subito il cancro costringendo Armando Siri ad immediate dimissioni.

Giancarlo De Palo

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