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Libia: l’enfant terrible dell’Eliseo scopre le sue carte contro l’Italia

Una cosa sola ha in mente il bello, giovane e traballante Presidente francese Emmanuel Macron: “réélection”, altro che “démission”, come vorrebbe a furor di popolo metà dei Francesi.
Ma invece di pensare ai rischi di un nuovo Maggio 1968, o forse per questo, Macron si sta consolando con l’Africa.
Non contento dell’impero neocoloniale francese, dopo aver aperto tutti gli archivi d’oltralpe relativi al genocidio dei Tutsi, cominciato il 7 Aprile 1994, agli storici, Macron, con una mossa da alcolizzato giocatore d’azzardo ovviamente “sfuggita” al suo caro Le Monde, ha guardato verso Nord Est puntando tutto sull’ex colonia italiana, la Libia.
Facendosi forte degli interessi della quarta compagnia petrolifera al mondo, che è appunto la francese Total, è tornato a scompaginare i piani della nostra ENI, fondata dal povero Enrico Mattei, per la cronaca ucciso in un attentato aereo in cui furono chiamati in causa come mandanti le Sette Sorelle del Petrolio (cartello angloamericano dell’oro nero), un organizzazione di estrema destra francese (Oas) e addirittura si ipotizzò un coinvolgimento dei vertici Dc.
Così l’enfant terrible dell’Eliseo ha ricevuto il figlio di Haftar, dando il via al padre per l’offensiva dei giorni scorsi contro Tripoli e il legittimo ma disarmato – si fa per dire – Presidente Serraj.
Quel che è successo dopo riguarda la reazione italiana alla incredibile ed inaudita provocazione francese. Lasciamola riassumere all’editorialista de Il Messaggero Alessandro Orsini, Professore di Sociologia del terrorismo e direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS di Roma: “Il governo Conte si è domandato come sia possibile che Haftar continui ad avanzare, nonostante le più grandi potenze del mondo gli chiedano di arretrare. Per ottenere risposta, il governo Conte ha ideato uno stratagemma diplomatico. Dal momento che sono tutti d’accordo sul fatto che Haftar è responsabile di un’aggressione immotivata, l’Italia ha chiesto all’Unione Europea di approvare un documento di aperta condanna contro l’agguerrito generale ed è poi rimasta in attesa di vedere quale Paese avrebbe eventualmente posto un veto. Quel Paese – salvo ripensamenti successivi – è la Francia.”
Il lucidissimo editoriale prosegue evocando per ogni Paese una «”linea rossa” che non può essere valicata», quello che gli Americani chiamano “interesse strategico vitale”.
È proprio quella linea rossa che Emmanuel Macron, con la sua vomitevole politica estera anti italiana ha violato. E questo l’Italia non può e non deve dimenticarlo. Anche e soprattutto per tutte le inutili morti provocate da questo abominevole diversivo.
Altro che rielezioni. Che questo personaggio guerrafondaio sia arrestato nella sua “Marcia” marcia.
E che per questa giovane Volpe la Libia e il suo petrolio siano come l’Uva della favola di Esopo. A Macron – gli Italiani si uniscono ai Francesi che non ne possono più di lui! – non restano che le dimissioni. Che saranno tanto più onorevoli quanto prima verranno. O dopo quello dei Libici vuol spargere anche il sangue dei Francesi?

GIANCARLO DE PALO

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