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Governo Conte, Governo di legislatura e Matteo Salvini al Campidoglio

Esattamente al decimo mese della sua esperienza di premier, il nostro discreto e saggio Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sembra aver raggiunto un tacito patto con il più ingombrante dei suoi due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, irriducibili rivali diversi in tutto, come ha dimostrato per l’ennesima volta il Congresso delle famiglie svoltosi l’altro ieri a Verona, ma uniti da un contratto scritto che ciascuno dei due si guarda bene dall’essere il primo a stracciare: Salvini.

Nei giorni scorsi a nessuno è sfuggita, perché i mass media l’hanno lanciata con grande rilievo, la dichiarazione del nostro Primo Ministro attuale, di indisponibilità ad un secondo mandato.

Il nostro Presidente del Consiglio non è un ingordo e smodato partecipante all’Orgia del Potere come il suo ormai lontano e non certo rimpianto predecessore pro tempore – pro tempore! – Silvio Berlusconi, ma un gentleman che ha fatto le scuole a San Giovanni Rotondo, respirando l’atmosfera del paesino nel quale confessava e pregava e incarnava la Transustanziazione durante la Santa Messa Padre Pio, e si è poi laureato in Diritto privato alla Sapienza di Roma.
Un gentleman che ha bruscamente interrotto la propria brillante carriera universitaria quando il suo MoVimento del cuore ha stravinto le famose elezioni politiche del marzo dell’anno scorso.

È un po’ come se il nostro premier avesse detto: “Matteo Salvini mi lasci lavorare come sto alacremente facendo da quasi dieci mesi, e tenga fede alle sue stesse parole, dato che ha sempre parlato di un Governo di legislatura”.

Insomma Giuseppe Conte ha preso con l’intera opinione pubblica italiana l’impegno di cedere la mano – e a chi, se non a Matteo Salvini? – entro l’inizio del 2023.

Abbiamo scoperto che la definizione di Governo del Cambiamento nasce dalla preziosa “definizione d’autore”, fresca di stampa dell’ultima edizione, del 2017, del mitico vocabolario di Nicola Zingarelli, un’eccellenza del Bel Paese, redatta dall’illustre filologo classico Luciano Canfora: “Cambiamento è il fenomeno più importante della storia umana (costume, politica, valori, istituzioni ecc.) e della storia naturale (ambiente, clima, estinzioni di stirpi animali ecc.). A torto il termine viene adoperato come sinonimo di “progresso”, forse per effetto di alcune filosofie ottimistiche smentite in modo fattuale dai disastri verificatisi, nella condizione umana e nel dissesto ambientale, al passaggio dal XX al XXI secolo. Ad ogni modo capire e, se possibile, intuire il cambiamento è – per tenersi all’ambito umano – il requisito dei grandi politici. Ma il discrimine tra questa dote e la spinta all’opportunismo è piuttosto sottile.”

Ed ecco spazzati via tutti i brutti Gufi di questo governo, i vari massimofranco, francescoverderami e sopra tutti il Direttore de La Repubblica che, dopo la porta sbattuta in faccia alla scialba direzione di Mario Calabresi, ha riportato il giornale da lui fondato agli antichi fasti di giornale-partito, con fotografie a tutta pagina e titoli cubitali, stavolta però proprio organo ufficiale del PD del vacuo Nicola Zingaretti, che ha il solo merito di essere il fratello del bravissimo e irresistibile Commissario Montalbano, con l’immarcescibile sorriso stampato sulla faccia e che di questo passo porterà finalmente all’estinzione il vomitevole aborto cattocomunista.

Ma torniamo a volare alto, con Luciano Canfora, Giuseppe Conte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In Italia stiamo vivendo una splendida primavera.
Quanto al fenomeno dell’omaccione in tuta, dopo che Virginia nel Paese delle Meraviglie ha passato il testimone a Jorge Mario Bergoglio, che ci ha provato per un giorno e se n’è andato sconsolato dopo aver fissato il posto lasciato vuoto dal Presidente dell’ Assemblea capitolina, forse per non finire in carcere anche lui, facciamo al più presto le elezioni per tornare ai tempi di Francesco Rutelli.

Vedrete che Matteo Salvini si candiderà. Perché quando dice che vuole un governo che duri tutta la legislatura dice anche lui la verità. Ma dopo il no di Conte alla Secessione delle Regioni del Nord ha semplicemente fretta di uscire dal Governo, per non alienarsi le simpatie e i voti dello zoccolo duro dell’elettorato della Lega. Matteo Salvini sarà eletto trionfalmente Sindaco di Roma, che in questi anni, durante e dopo Mafia Capitale, è stata veramente troppo mortificata. Mentre Milano mostrava al mondo l’Expo, il mondo si è fatto beffe di Roma Caput mundi mostrando le foto dei cassonetti stracolmi di spazzatura con lo sfondo del Cupolone.

Lasciamo gli strascichi degli abiti di Virginia immersi nella spazzatura alla quale si è abituata, come la pazza Suzanne cantata da Leonard Cohen: Roma non meritava lo sfregio Capitale subito denunciato dal suo unico vero quotidiano, Il Messaggero. Roma ha da tanto tempo nostalgia di un milanes de Milan che non sappia offenderla come faceva l’ormai moribondo Umberto Bossi chiamandola Ladrona, prima di ladronizzarsi anche lui.
Sic transit gloria mundi.

Giancarlo De Palo

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