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Gilet Gialli: Macron ammette che hanno ragione ma cala le braghe solo a metà

Ha cominciato a calarsi le brache in segno di contrizione e umiltà, ma poi ha cercato di ritirarle pudicamente, cominciando a tirare su i vari paletti.
Ha spudoratamente mentito sul tema a lui tanto caro della rielezione, dicendo a chi tanto auspica la sua dimissione: “Delle prossime elezioni me ne infischio: voglio solo, furiosamente, portare a termine con successo questo mio mandato”.
Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio, dando la parola al corrispondente della Stampa da Parigi: “Ha iniziato parlando subito a quei francesi che dal novembre scorso scendono in piazza per gridargli contro: così arrabbiati, così ostinati. Ed Emmanuel Macron ieri, in diretta tv dall’Eliseo, ha teso la mano ai gilet gialli, riconoscendo ‘le giuste rivendicazioni del movimento’ e ammettendo di averle ‘sottovalutate’.
Umile in maniera ostentata, quasi spirituale (‘bisogna riportare l’umano al centro del nostro progetto’), il ‘monarca repubblicano’, perché questo è stato fino all’altroieri, ha ostentato umiltà (nel salone delle feste, tanto carico di lustri e stucchi dorati, forse incongruo palcoscenico per rimettersi al pari del ‘popolo’). Ha poi proceduto alla sua raffica di misure”.
Vediamole queste misure, cercando di riassumere.
La cassa dei sussidi familiari avrà il potere di prelevare direttamente gli alimenti non versati alle madri dai padri separati.
Da giugno 150 cittadini francesi verranno sorteggiati per partecipare al Consiglio Economico, Sociale e Ambientale accanto ai rappresentanti istituzionali.
Nuovo patto territoriale, in base al quale nessun ospedale o scuola potrà essere chiusa entro il 2022 (fine mandato Macron) senza l’accordo dei sindaci.
Riduzione significativa delle tasse (5 miliardi di euro), misure per “incoraggiare a lavorare più a lungo”, indicizzazione delle pensioni sotto i duemila euro.
Non mancano delle vere, piccole riforme istituzionali: quota proporzionale del 20% all’Assemblée Nationale e riduzione del 25% del numero dei parlamentari. Soppressione della prestigiosa Ena, la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, nella quale si è formata tutta la classe dirigente francese.
Infine due no.
No al Referendum di iniziativa popolare, ma abbassamento del numero di firme necessarie per il già previsto referendum di iniziativa condivisa da 4,5 ad un milione.
E no al ripristino della patrimoniale, l’imposta sulla fortuna.
Ma che scherziamo?
Giancarlo De Palo
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