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2772esimo Natale di Roma con condimento di nuove accuse per la Raggi

Si vede l’anello del raccordo anulare, che gira con lo stadio della Roma, i rom, i rifiuti, la sinistra, i monumenti, i fantasmi, i fascisti, le periferie, le scale mobili rotte, le statue, i sindaci. Una specie di girone dantesco, un girotondo che non porta da nessuna parte, e anzi inghiotte e divora. Chi governa, chi è governato, e il Paese tutt’intorno“…  Finisce così la bella filippica di Susanna Turco sull’Espresso, dedicata a uno dei più decadenti Natali di Roma: quello di ieri, il 2772esimo.

In un altro articolo è citata questa frase della sindaca: “Io oggi non posso aumentare la Tari. Perché se i romani vedono, grazie anche ai sindacati e agli operai che non hanno voglia di fare, si affacciano e vedono la merda in città, in alcune zone purtroppo è così, in altre è pulito… ma quando gli dico la città è sporca, però ti aumento la Tari, mettono la città a ferro e fuoco. Altro che gilet gialli!

E il destino ha voluto che in questa duemiladiciannovesima Pasqua dell’era cristiana, i giornali romani abbiano dato anche l’annuncio che la stessa Raggi sia ufficialmente indagata per la vicenda dello stadio di Tor di Valle.

Certo sotto il Regime fascista, Roma, l’onta di Mafia Capitale e dei Sindaci Ignazio Marino e Virginia Raggi, non l’avrebbe mai conosciuta. Anche se a causa della Guerra scatenata da quel Regime conobbe di peggio, dal bombardamento di San Lorenzo in poi.

Il  fatto è che Roma, fin da quel 21 Aprile 753 a.C., quando Romolo ne solcò la cinta e uccise il gemello Remo per averla violata, è un mito talmente grande da aver più volte dato la stura alla magniloquente retorica di destra, e solo nell’Italietta repubblicana si è vista mortificata, vilipesa e offesa dalla “capitale morale”, uno dei cui uomini, Umberto Bossi, ha osato liquidarla come Ladrona, prima che si scoprisse che anche lui ha banchettato su vari  “tavoli” senza averne diritto.

A tutto questo i Romani non si ribellano, un po’ perché sono tradizionalmente cinici e indifferenti, perché in 2772 anni di storia le hanno viste tutte, un po’ perché non esistono più: Roma è oggi una metropoli calpestata da “barbari” figli della grande immigrazione del dopoguerra. La scuola potrebbe e dovrebbe fare molto per educare le nuove generazioni di Romani. Basterebbe spostare ai Fori Imperiali le lezioni di Storia, fin dalle elementari. Pensate parlare dell’Impero romano nei prati fioriti di questo Aprile sotto lo sguardo delle splendide Rovine di Roma antica…

Giancarlo De Palo

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