LiberoReporter

Washington impone anche all’Italia sanzioni all’Iran, niente più deroghe

Era l’8 Maggio 2018: Donald Trump esce bruscamente dall’accordo sul nucleare con l’Iran del 2015, firmato dai Paesi del Consiglio di sicurezza dell’ONU più la Germania.
In questo accordo l’Iran garantiva, in cambio di aiuti, la produzione nucleare solo a scopi civili
Da Novembre scorso sono in vigore le sanzioni USA contro l’Iran. Solo otto Paesi: Italia, Cina, Taiwan, Giappone, Corea del Sud, India, Turchia e Grecia sono stati autorizzati a continuare ad importare petrolio iraniano, ma fino al prossimo 2 Maggio.
Trump, che ha mortificato l’Italia con una cordiale telefonata al feldmaresciallo cirenaico Haftar, non essendo riuscito ancora ad incassare il pieno riconoscimento italiano del Presidente venezuelano Guaidò, ieri ha chiamato al telefono di nuovo il nostro premier Giuseppe Conte.
“Abbiamo parlato di immigrazione, tasse e commercio. Una telefonata positiva”, è il laconico commento dello stesso Conte.
L’Italia ha già bloccato le proprie importazioni petrolifere iraniane, e l’Eni è assente da quel mercato.
Degli otto Paesi “a termine”, solo Italia, Grecia e Taiwan si sono comportati lealmente con gli Stati Uniti, mentre gli altri cinque continuano a fare il pieno dall’Iran e rischiano così a loro volta le sanzioni di Trump.
La decisione della Casa Bianca ha fatto schizzare ieri ai massimi da sei mesi le quotazioni del petrolio.
Per calmare i mercati, Trump ha creato un coordinamento con Arabia Saudita, Emirati Arabi e altri Paesi Opec “per garantire che la domanda sia soddisfatta, mentre tutto il petrolio iraniano è rimosso dal mercato”.
Comunque in un anno le esportazioni iraniane si sono ridotte quasi di due terzi: da 2,7 milioni ad un milione di barili al giorno. Alle scorse settimane risale la designazione da parte americana del corpo dei guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica straniera. La decisione di non rinnovare le deroghe di ieri “mira ad azzerare l’export di petrolio iraniano, negando al regime la sua principale fonte di entrate”.
Trump e i suoi alleati vogliono “mettere fine all’attività destabilizzante del regime [iraniano, ndr] che minaccia gli Stati Uniti, i nostri partner ed alleati, e la sicurezza in Medio Oriente”. Benyamin Netanyahu si è schierato con la Casa Bianca con un tweet.
Proteste ovviamente da parte iraniana. Ma anche da Turchia e Cina, che difende come “ragionevoli e legittimi” i propri accordi con Teheran.
Ma Trump sull’Iran fa sul serio e non guarda in faccia a nessuno. Ne sa qualcosa Unicredit, multata dalle autorità americane per 1,2 miliardi per le sue transazioni “proibite” con i pasdaran.

Giancarlo De Palo

RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends