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Israele e Libano: ci sarà la guerra, anzi no. Quante grane per Hezbollah…

Scoop con smentita per il giornale che nel weekend di Pasqua ha ventilato uno scontro tra Israele e Libano nel corso dell’estate.  Si sa: le guerre si combattono anche con le notizie e a volte solo con quelle. Così, sabato il quotidiano kuwaitiano “Al Rai” raccontava che il leader dell’organizzazione libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah (in foto), aveva annunciato in privato ai suoi uomini un’imminente guerra con Israele e la sua probabile morte.  Fonti interne a Hezbollah si erano affrettate a smentire il report, così delicato da indurre lo stesso Nasrallah a intervenire lunedì, nel tardo pomeriggio. “Quello che è stato pubblicato sul giornale in merito a una guerra con Israele è falso e arriva nel momento sbagliato” si era spinto a dichiarare Nasrallah nel corso di una cerimonia.

Ma proprio nel “momento sbagliato” in cui “Al Rai” usciva con questa notizia, un altro quotidiano arabo con sede a Londra, “Al Hayat”, finanziato dai sauditi, ne dava un’altra. Fonti diplomatiche arabe avrebbero reso noto al giornale che la Francia aveva appena messo in guardia il Libano sull’esistenza di fabbriche iraniane di missili nel paese. Israele era pronta ad agire. L’avvertimento non era il primo perché, e questa volta la notizia era assodata; agli inizi di gennaio era stato il presidente israeliano Reuven Rivlin a parlare con il suo omonimo francese Emmanuel Macron per avvertirlo della gravità della situazione in Libano e chiedergli di intervenire: Israele era disposto a colpire nel cuore di Beirut per fermare la costruzione dei missili iraniani. Meno di un mese fa la televisione israeliana “Channel 13” era tornata sul tema: Hezbollah stava costruendo una nuova fabbrica di missili a Beirut, l’ennesima, con il sostegno dell’Iran.

I problemi tra i due paesi non si fermano ai missili. Una settimana fa il ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil, incontrava alti rappresentanti israeliani a Mosca. A raccontare il colloquio tra le due parti, guarda caso, un altro quotidiano saudita: “Elaph”. La riunione sarebbe durata due ore: al centro non solo la questione delle fabbriche di missili a Beirut, ma anche i confini marittimi contesi tra i due paesi. Qualcosa si è mosso perché ieri il portavoce del parlamento libanese, Nabih Berri, ha fatto sapere che il suo paese è disposto ad arrivare a un accordo sui confini sotto la supervisione dell’Onu. Sono oltre 775 i chilometri quadrati di mare contesi tra Libano e Israele, tutti ricchissimi di gas.

Tra un articolo e l’altro, intanto, sono arrivate anche le pressioni finanziarie. Lunedì il dipartimento di Stato americano ha annunciato la creazione di un nuovo programma che garantirà fino a 10 milioni di dollari a chiunque fornirà informazioni precise sui meccanismi finanziari di Hezbollah: conti iraniani, reti internazionali di facoltosi donatori, proventi della droga, riciclaggio di denaro sporco. Un impero finanziario con agganci dall’America Latina ai Paesi dell’Africa, una fetta importante dell’economia libanese. Solo dieci giorni prima il Dipartimento del Tesoro americano aveva messo sulla sua lista nera uno degli uomini chiave delle operazioni finanziarie di Hezbollah: Kassem Chams. La sua rete per il riciclaggio di denaro sporco operava anche in Italia.

Di fronte alla minaccia di una guerra finanziaria, il governo libanese adesso è pronto a scendere a patti. Hezbollah, uscito vittorioso dalla guerra siriana al fianco del presidente Bashar Al Assad, rischia di trovarsi con le tasche vuote proprio quando i soldi servono di più: nella lucrosa fase di ricostruzione della Siria. Dopo migliaia di morti tra le file dei giovani libanesi corsi a combattere nella guerra civile siriana, adesso sulle famiglie sciite rischiano di abbattersi anche le pesanti sanzioni statunitensi.

Intanto, in Siria il vento sta già cambiando: nella provincia di Daraa, nel sud del paese, alcuni fedelissimi di Hezbollah sono rimasti vittime di misteriosi assassini. L’ultimo è stato Abu Hussein, leader di una milizia filo-iraniana della città di Busra Al Harir. Il clima di sospetto tra gli ex alleati siriani è altissimo: in molti puntano il dito contro Mosca, l’unica con le carte in regola per fare quattrini sulle rovine della carneficina siriana. Hezbollah è sotto scacco.

Monica Mistretta

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