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Caso Orlandi: il Vaticano si decide a indagare? Sembra proprio di sì

Dopo lo scandalo sulle attività dei prelati pedofili, che ha scosso le anime e rivoltato gli stomaci dei cattolici di tutto il mondo, Jorge Mario Bergoglio prosegue l’operazione verità sulla città Stato più tenebrosa e più piccola del Mondo: la Città del Vaticano.
Fa accogliere così per la prima volta dall’efficientissimo ma scarsamente impiegato Tribunale del suo ministato l’esposto presentato
dal suo suddito Pietro Orlandi, che, non pago dello sguardo verso il Cielo con il quale il suo Sovrano a inizio pontificato aveva liquidato per l’ennesima volta la sua perenne domanda: “Dove, come e perchè avete fatto sparire mia sorella Emanuela?”, ha fatto chiedere dalla sua avvocatessa l’apertura di una tomba nel cimitero teutonico dove, secondo una lettera anonima indirizzata alla famiglia, si troverebbero i resti di Emanuela. Nel cimitero c’è un Angelo che porta in mano la scritta “Requiescat”. Secondo la lettera anonima, quelli che sanno che in quella tomba ci sono i resti della povera Emanuela, non la lasciano mai senza fiori.
Dopo i manifesti azzurri che incorniciavano il bel volto della sventurata adolescente con la scritta “SCOMPARSA” che tappezzarono l’intera Roma; dopo l’appello accorato all’Angelus di Giovanni Paolo II, che accreditò la pista del sequestro; dopo il depistaggio dell’attentatore al Papa Ali Agca, alimentato dalla Stasi, che serviva a coprire il fatto che in realtà la matrice dell’attentato era Sovietica; la verità su questa scomparsa la rivelò finalmente ai familiari e nel suo libro “L’ultimo esorcista” Padre Gabriele Amorth, poco tempo prima di morire anche lui.
Emanuela, che stava tornando a casa dalla Scuola di Musica di Sant’Apollinare, cadde in una trappola fattale tendere (suppongono gli investigatori) dal Rettore di quella stessa Basilica romana, Don Pietro Vergari, indagato per sequestro di persona.
Fatta luce su tutto questo scandaloso affaire si passerà ad un dossier che coinvolge in pieno la lobby gay vaticana: l’omicidio del capo delle belle e decorative guardie Svizzere, che indossano ancora la divisa disegnata per loro dal più grande pittore e scultore di tutti i tempi, anche lui gay: Michelangelo.

Giancarlo De Palo

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