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Finalmente una decisione sacrosanta: gli F-35 alla Marina!

Forse è il periodo particolare della “passione” pasquale che, invero, richiederebbe un maggiore approccio sereno ed equilibrato nel valutare con obiettività e ponderatezza i diversi problemi che ci affliggono, ma evidentemente la partigianeria prevale su tutto e i rigurgiti di alcuni  sostenitori del “cicero-pro-domo- sua” sono talmente invasivi ed intensi da falsare completamente le realtà: il caso emblematico della decisione della Ministra Trenta, in particolare, di assegnare quei primi velivoli F-35 B alla Marina Militare, è del tutto logica, coerente quanto saggia, che piaccia o meno.
Gli articoli, di recente usciti all’argomento, (quello sull’Huffington post in specie), sono infatti del tutto artefatti quanto faziosi alla ricerca di una “colpa” che avrebbe la Ministra nella decisione di aver favorito la Marina mentre, secondo alcuni soloni grigio-turchini, quei velivoli così atipici a decollo corto e atterraggio verticale, i cosiddetti STOVL, dovevano essere assegnati all’arma azzurra: addirittura si parla di sprechi insiti in quella scelta per loro così ovvia, anche se per la verità è stata assai dibattuta e tutt’altro che scontata.
Bisognerebbe rammentare alcuni concetti e fatti a questi soloni da strapazzo; in primis che l’esigenza operativa di disporre di un velivolo STOVL per sostituire gli AV-8B della Marina è nata nel 1998, quando “altri” nemmeno pensavano lontanamente ad acquisirli per sostituire le linee dei Tornado e degli AMX , cullandosi sull’EFA 2000 e sul loro ben noto impiego multiruolo, poi ridottosi con malcelato approccio alla sola ed incredibile missione aria-aria, dimenticandosi delle loro capacità aria-suolo, al contrario della stessa Royal Air Force; parlare di sprechi in tale impiego così riduttivo, quanto fazioso è semplicemente lapalissiano, ed è peraltro evidente che quella macchina avrebbe consentito ben altro, evitando quindi l’acquisto di altre costose e diverse linee di volo, come quella degli F-35 B pro-AMI, dicendo le cose come stanno e senza falsare la realtà e davvero prenderci in giro.
In secondo luogo va detto che mentre per l’acquisizione dei velivoli convenzionali F-35 la logica impone di assegnarli all’AMI, (ne ha già dodici in organico) bisogna tener doverosamente conto di quanto appena detto circa la denegata e strumentale possibilità di impiegare gli EFA quali multiruolo con decisi risparmi nei costi complessivi, nella formazione dei piloti e specialisti, nonché sulla logistica comune strutturata su un solo tipo di velivolo, ma per quanto concerne l’acquisizione del tipo STOVL, inteso come surrogato surrettizio dell’EFA, val la pena capire “i  motivi” e le reali necessità per gli aeronautici di disporre di un simile velivolo.
La nostra aeronautica, nell’ambito di decine e decine di altre nel mondo, forse più preparate e meno ideologizzate, è l’unica al mondo ad aver scelto l’F-35 B: delle due l’una, o siamo gli unici nel pianeta ad aver capito il ruolo di quel velivolo nato per essere Solo imbarcato, oppure, assai più probabilmente, la scelta ancorché tardiva è strumentale per avere un aereo “nice –to- have” e contemporaneamente per mettersi “di traverso” con le esigenze della Marina.
Tant’è che un corposo studio commissionato dall’Air Force USA (non dalla Navy) per capire se e quanto fosse conveniente e necessario acquisire gli STOVL, si concluse con un “negat” perentorio verso quel tipo di velivolo, mentre concordava con quello cosiddetto convenzionale: il mondo italico aeronautico, convinto di essere nel giusto a prescindere, ha continuato ostinatamente nelle proprie convinzioni pretendendo addirittura di essere il primo ad acquisirli nel tempo! Gli sprechi, se mai, sono dovuti all’ordinativo di quei 15 STOVL ritenuti obiettivamente inutili per una Forza Armata come l’aeronautica che assai difficilmente li impiegherà in tale veste; la giustificazione addotta per cui gli aeroporti in Africa hanno le piste corte, ha le “gambe corte come le bugie”: ma quale impiego realmente operativo potrà mai essere possibile da piste corte o siti non predisposti, quando quelle minuscole aree in caso bellico reale devono essere rifornite di tutto, dai pezzi di rispetto, al carburante, ai vari armamenti necessari e spesi? Utopia, visto che anche nei rischieramenti più recenti di velivoli STOVL, dei Marines, le piste erano di almeno 10.000 piedi! E allora noi che faremo? Praticamente nulla.

Un’ulteriore riflessione merita l’affermazione che i Marines continueranno ad operare con gli AV-8B fino al 2028, quindi la Marina può attendere; a parte il fatto che già all’inizio del programma le previsioni formali, anche dell’industria Mc Donald Douglas, erano di dismettere la produzione e il supporto di quella linea dal 2019 (cioè da oggi…), è anche evidente che nell’attesa dell’acquisizione e del rateo di produzione dei nuovi F-35 B alcuni reparti di volo rimarranno sui vecchi AV-8B, utilizzando al meglio tutti gli aerei dello stesso tipo ancora efficienti, se del caso con una “extension” della loro vita, come occorso con altri aeromobili (i nostri AV-8B abbiamo cominciato a ritirarli dal 1991, quasi trent’anni fa…): la Marina, come da tradizione, sarà la prima a stringere la cinghia e non ha certo bisogno di emulare nessuno.

Ma è anche del tutto logico che, per avere un gruppo di volo imbarcato “combat-ready” oltre alle acquisizioni degli aerei, c’è bisogno di avere la “casa madre”, la portaerei Cavour debitamente attrezzata per la loro gestione ed una Base limitrofa, come Grottaglie, strutturata per i loro rischieramenti terrestri e per le necessarie manutenzioni di livello superiore: c’è bisogno di tempo e comunque si auspica la costituzione di un Gruppo di aerei imbarcati F-35 B, bene che vada, non prima del 2023. Alcuni autori, peraltro, pur essendo piloti, ma non di STOVL, insistono sullo spreco di tempo in quanto la Marina dedicherebbe i primi tre F-35 B per formare i ranghi, piloti soprattutto ma anche gli specialisti, inviando i primi 3 velivoli negli States, a Beaufort, per il loro passaggio macchina e addestramento preliminare: con tutta la buona volontà non si comprendono i loro commenti, tanto più che la Marina si era fatto carico di quella ineludibile incombenza della transizione sullo STOVL anche a favore dei piloti AMI, dedicando addirittura i loro primi aerei a quell’ineludibile scopo che richiede tempi assai lunghi e senza il quale non si può certo pensare di costituire un gruppo di volo “de noantri”, o ad horas come propugnato da alcuni!
Infine, pur tralasciando aspetti di merito su cui è opportuno sorvolare, val la pena ribattere le tesi di impiego di un Gruppo operativo terrestre strutturato sugli F-35 B anche in teatri lontani; oltre alle predette considerazioni, fa premio la storia soprattutto quando si pensa di impiegare un siffatto gruppo di volo in qualunque zona bellica. E’ arcinoto che per poter operare con un gruppo di volo in teatri lontani, sia assolutamente necessario una “clearance” dei paesi ospiti che spesso non esiste, mentre l’impiego di un Gruppo imbarcato su una Portaerei ha -per sua natura- una non invasività operando in acque internazionali ed una flessibilità di impiego in termini aerotattici e multiruolo incomparabili: non basta parlare di efficienza e di disponibilità, ma è essenziale evidenziare la loro “expeditionary”, cioè la capacità spedizionaria autonoma sia sotto il profilo operativo che, soprattutto, tecnica e logistica che solo un Gruppo imbarcato può avere, che piaccia o no.
Allora parlare di disponibilità di assetti terrestri anticipati di quel tipo versus quelli imbarcati è un nonsenso in termini pragmatici perché quegli assetti dell’AMI serviranno forse a fare show nostrani, ma pensare di mandarli all’estero per impieghi in real -world è solo un mero esercizio teorico, illusorio. D’altra parte chi non ricorda gli assetti disponibili per la Guerra contro il Terrorismo Globale, nell’ambito dell’operazione Enduring Freedom, quando i nostri velivoli imbarcati -a meno di due mesi dal 9/11- già volavano sui cieli di Tora Bora per combattere i talebani, mentre quelli  dell’AMI sono stati schierati per quello stesso scopo a distanza non di 8 mesi ma di 8 anni sulla base di Mars al Sharif in Afghanistan?
Se questi sono i valori operativi da tener di conto su una Forza capacitiva reale, e realmente disponibile per il Paese, mi pare che l’ago della bilancia non può che pendere totalmente verso la Portaerei con i suoi assetti, altro che su un gruppo del tutto superfluo e scarsamente impiegabile in un contesto reale.
Altre mille sono le ragioni logiche e operative per la costituzione, prima di tutto e malgrado le “sfregole” di alcuni, di un Gruppo imbarcato e imbarcabile sul Cavour; in definitiva la decisione della Ministra Trenta è sensata, logica e coerente con le vere esigenze di questo Paese; che piaccia o meno ad alcuni detrattori della nostra Marina davvero poco conta, ma se almeno avessero il pudore di tacere, questo sarebbe già un indice di crescita e di buon senso, che sembrano tuttora mancare entrambi, ahimè!

Giuseppe Lertora

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