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Quel pasticciaccio brutto dei Murazzi di Torino, l’assassinio di Stefano Leo

Il giovane italiano felice sgozzato dal giovane marocchino infelice. Inconcludenza italiota e furbizia araba.

Siamo a Torino, il 23 Febbraio 2019. Lungo i Murazzi, la zona degli argini del Po, viene trovato il cadavere appena sgozzato del trentatreenne Stefano Leo. Era un bel ragazzo magro e sorridente, orecchino e graziosi tatuaggi sulle braccia. Faceva il commesso in un negozio di abbigliamento.

Un’istantanea pubblicata dal Corriere ce lo restituisce irridente e un po’ spavaldo, seduto sul sedile azzurro di un mezzo di trasporto pubblico, mentre smanetta con le lunghe dita il suo telefonino, collocato tra le belle mani tutte tatuate in blu, davanti agli occhi coperti da grandi occhiali da sole. Un largo sorriso mostra i bei denti bianchi su un mento col pizzetto appena accennato, che delinea il volto bianco sul collo altrettanto bianco. I capelli tagliati corti con la macchinetta mettono in evidenza due ampie stempiature. Maglietta nera già a mezze maniche, con una scritta bianca e rossa sul petto.

 

L’ASSASSINO SAID MECHAQUAT
Le videocamere della città, controllate dall’Arma dei Carabinieri, in quel sabato 23 Febbraio 2019, inquadrano distintamente il delinquente ventisettenne marocchino, ma con tanto di cittadinanza italiana, Said Mechaquat, con condanna definitiva ad un anno e mezzo di reclusione per maltrattamenti alla sua compagna in stato di gravidanza, il quale, invece di marcire come dovrebbe nelle patrie galere, se ne va in giro per le strade di Torino con una grossa busta di plastica appesa al braccio sinistro. Dentro c’è un enorme coltellaccio. Sta infatti andando ad appostarsi ancora una volta alla solita panchina ai Murazzi, dove il suo rivale in amore, Fabio M., scende tutti i giorni da casa con i suoi cani.
Ancora “assassino in pectore”, il marocchino Said Mechaquat ha premeditato tutto. Si tratta di vendicare il proprio fanatico onore nei confronti della propria ex compagna, che, dopo aver smesso di temere le sue violenze, e dopo ben sei irruzioni delle forze dell’ordine nell’arco di tre anni e mezzo, provocate dalle telefonate allarmate dei suoi vicini di casa, ha trovato il coraggio di denunciarlo, vedendolo condannato nel Maggio 2018 in via definitiva, e senza condizionale, a causa di una sfilza di precedenti penali, appunto ad un anno e mezzo di reclusione.

L’AFFAIRE INTERNAZIONALE DOPO LA CONFESSIONE
Da venerdì scorso l’affaire Said Mechaquat è sulle prime pagine de l’algida La Stampa, che è pur sempre il quotidiano di Torino, Corriere della Sera, e Il Messaggero. Il quale, dopo la ben calcolata mossa dell’assassino Said Mechaquat di andare a costituirsi ai Carabinieri prima di farsi arrestare, riporta, sempre ricco di preziosi dettagli com’è, la deposizione ai Carabinieri della sua ex compagna: “Le prime volte che è capitato mi aveva dato uno spintone, poi…” “Lui è diventato più aggressivo, ha iniziato a colpirla con schiaffi, pugni e calci, persino quando era incinta.
In conclusione, la sbalorditiva confessione dell’assassino marocchino Said Mechaquat, che tanto aveva colpito, nei giorni scorsi, tutti noi Italiani, “Ho ucciso Stefano perché volevo fare pagare a qualcuno la mia tristezza. E di lui mi infastidivano la sua felicità, il suo sorriso“, è il solito miscuglio arabo di verità e menzogna.
Ora sappiamo bene che, per approdare alla verità, dobbiamo sostituire il nome di Stefano con quello di Fabio M., il nuovo compagno della ex dell’assassino marocchino Said Mechaquat.
Ma il pasticciaccio brutto del Mostro dei Murazzi di Torino si è appena aperto. È in discussione la credibilità del nostro Stato nazionale ed il suo rapporto con il nostro recente passato: l’Italietta del Lodo Moro.
E mentre a Torino il Ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede, ha silenziosamente spedito i propri ispettori al Palagiustizia sabaudo, a noi di LiberoReporter non resta che stringerci ai genitori del malcapitato Stefano Leo, che si sono costituiti parte civile, e non chiedono solo lacrime, ma Verità e Giustizia. Ha dichiarato venerdì il loro legale, l’avvocato Nicolò Ferraris: “Poiché la ricostruzione dei fatti storici offerta dal presidente Barelli Innocenti indicherebbe che l’errore della mancata trasmissione dell’avvenuta irrevocabilità della sentenza si sia verificato in Corte d’Appello, noi ci attenderemmo un’assunzione di responsabilità della Corte d’Appello e non genericamente dello Stato“, come ha invece fatto venerdì scorso il suo presidente Edmondo Barelli Innocenti, il quale, sia pur con la voce rotta dall’emozione, ha giocato al solito scaricabarile sullo Stato e sul sistema malato, che non consente di assumere altri consiglieri e assistenti.
In galera chi ha evitato il carcere all’assassino reo confesso Said Mechaquat. Perché se tutto fosse andato come doveva, il sorriso felice del povero Stefano illuminerebbe ancora la sua famiglia e tutti noi Italiani, che abbiamo avuto il piacere di conoscerlo solo dopo il suo assurdo assassinio. Per un tragico e definitivo scambio di persona compiuto dal tagliagole assassino Said Mechaquat.
Stefano Leo non doveva morire!

Giancarlo De Palo

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