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La morte di Massimo Bordin, si è spenta per sempre la voce storica di Radio Radicale

Ricordo la libertà con la quale mi lasciava parlare, Massimo Bordin, al microfono di Radio Radicale.  Molti Italiani si svegliano al mattino con la radio accesa, e la sua rassegna, “Stampa e Regime”, era l’unica in grado di fare concorrenza alla storica “Prima Pagina”.
Massimo Bordin era nato a Roma nel 1952 e collaborava con Radio Radicale fin dalla sua fondazione nel 1979.
L’aveva poi diretta dal 1991 al 2010, quando il narcisismo geloso di Marco Pannella glielo aveva fatto definire uno “stronzo dalemiano”, costringendolo alle dimissioni da direttore.
Molti quotidiani di oggi lo ricordano. Sul Corriere, nel suo ritratto, Alessandro Trocino rammenta come per anni avesse tenuto testa a Pannella durante le conversazioni domenicali: «un flusso di coscienza interrotto dall’unico in grado di districarsi nel canestro riboccante di parole e ugge pannelliane. Bordin si sottopone stoicamente a questa meravigliosa tortura, usando sempre l’ironia: “Marco, mancano 40 minuti, ce la fai a chiudere la parentesi?“».

Se io fumo, spesso con la tosse, più di quaranta Camel blu al giorno, lui fumava sessanta Chesterfield, finché si è ammalato di cancro ai polmoni. Alla radio lo si sentiva tossire sempre di più, con la voce roca, mentre se la prendeva con i nemici della sua radio: il sottosegretario Vito Crimi – “il gerarca minore” – e Luigi Di Maio, “gesuita e stalinista”.
Fino a che ieri mattina il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio, ha annunciato in diretta, commosso, la scomparsa “della voce più importante di Radio Radicale”. Una scomparsa che “arriva in un momento difficilissimo per la radio, che rischia la chiusura per i tagli all’editoria decisi dal governo”.
Salviamola, come scelta primaria e se non è possibile tutto questo, almeno salviamo gli sterminati archivi di Radio Radicale. Che con tutte le censure targate RAI, ha svolto per decenni, come testimoniavo all’inizio, un vero e proprio ruolo di supplenza del servizio pubblico.

Giancarlo De Palo

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