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2019: Odissea nel buco nero

La rete terrestre di radiotelescopi Event Horizon Telescope fotografa per la prima volta un buco nero, M87, nella costellazione della Vergine.

Solo Stanley Kubrick, il celeberrimo regista di 2001 Odissea nello Spazio, che Dio ha chiamato a Sé il 7 marzo 1999, a settant’anni, proibendogli di entrare nel Millennio che lo aveva ispirato a cantare fin dalla seconda metà degli anni Sessanta, sarebbe degno di commentare quel che è successo sulla Terra con i suoi più grandi radiotelescopi puntati sullo sconfinato buco nero nella Galassia gigante ellittica M87, nell’Ammasso della Vergine.
L’annuncio è arrivato a sorpresa solo per noi profani, e la sua portata ha il precedente proprio nell’immagine celeste del Pianeta Terra contro lo Spazio nero anticipata appunto dal profetico film dell’ebreo Stanley.
“Abbiamo visto quello che pensavamo fosse invisibile”, ha esordito a Washington in conferenza stampa Sheperd Doeleman, astronomo dell’Università di Harvard alla guida del progetto internazionale Eht, Event Horizon Telescope: “Abbiamo raccolto la prima immagine di un buco nero”.
Nello stesso istituto nel quale parlava mercoledì Doeleman nel 2016 era stata annunciata la “cattura” della prima onda gravitazionale. “Entrambi i fenomeni erano stati previsti da Albert Einstein un secolo fa e da allora disperatamente cercati e finalmente trovati grazie alle tecnologie sviluppate negli ultimi anni”, spiega Giovanni Caprara sul Corriere della Sera.
“Eccolo lì – esordisce sotto la foto mostrata dal quotidiano di via Solferino il grande fisico Carlo Rovelli -. Piccolo dischetto nero circondato di arancio e rosso fuoco. Del tutto simile all’immagine che speravamo di poter vedere: quasi indistinguibile dalle simulazioni prodotte nei mesi scorsi dai calcoli e dai computer… Ma questa non è un’immagine simulata. Questa è un’immagine vera”.
Se Dio vuole.

Giancarlo De Palo

 

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