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Strage di Utrecht, perché le autorità olandesi trattano con cautela la pista terroristica

Per ora, non ci sono prove di rapporti personali tra il principale sospettato e le tre vittime della sparatoria avvenuta lunedì mattina su un tram a Utrecht, in Olanda, nel quartiere di Kanaleneiland, popolato in gran parte da immigrati turchi e marocchini. Gli investigatori cercano indizi di una lite tra conoscenti, ma non escludono la pista terroristica.

A poco meno di 36 ore dalla sparatoria nella piazza 24 Oktoberplein, le motivazioni del trentasettenne turco Gökmen Tanis, arrestato lunedì in serata dopo ore di caccia all’uomo, restano sconosciute. Con lui sono detenuti altri due uomini: si tratta di due fratelli di 23 e 27 anni. Gli investigatori non hanno fatto sapere quale rapporto abbiano con il turco Tanis e l’attacco sul tram. I testimoni parlano di più di un attentatore: il sospetto che il turco arrestato non fosse solo è stato confermato dal coordinatore per il controterrorismo olandese, Pieter-Jaap Aalbersberg.

Ieri, colpo di scena: a spingere gli inquirenti in direzione della pista terroristica, è stata la scoperta di una nota ritrovata in una macchina sospetta, usata probabilmente per la fuga. La polizia lunedì aveva parlato di una Renault Clio rubata poco prima della sparatoria e rintracciata più tardi a circa quattro chilometri di distanza. Ma i principali quotidiani olandesi ancora non si sbilanciano: nessuno parla apertamente di atto terroristico. Le autorità del paese non escludono nulla, nemmeno la lite familiare.

Nelle ore successive alla sparatoria le cose stavano diversamente. Le autorità olandesi avevano ordinato la chiusura di tutte le moschee di Utrecht. Il primo ministro Mark Rutte nei minuti successivi aveva parlato di atto terroristico. Il sindaco della città, Jan van Zanen, era stato ancora più chiaro: “stiamo seguendo la pista terroristica”. Segno che nelle prime ore l’ipotesi della lite tra conoscenti non era ancora stata presa in considerazione.

È emersa qualche ora più tardi, quando sono stati sentiti i concittadini del turco tratto in arresto. Secondo le testimonianze, Gökmen Tanis sarebbe un criminale comune con problemi legati alla droga, uno che abitualmente non frequenta la moschea. È accusato di stupro. Insomma, non sarebbe un terrorista con motivazioni religiose. Altri testimoni, però, hanno raccontato che la famiglia di Tanis apparterrebbe a un gruppo salafita, un certo “Stato del Califfato”, fondato in Germania negli anni 90: il leader, estradato in Turchia, sta scontando in prigione una pena di 17 anni. Il fratello di Tanis sarebbe particolarmente attivo in questo movimento e avrebbe anche combattuto nella guerra in Cecenia.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ieri ha fatto sapere che anche l’intelligence del suo Paese sta conducendo indagini separate sull’attacco di Utrecht e su Tanis. Due giorni prima della sparatoria in Olanda, il presidente turco, nel corso di una sua apparizione in pubblico in vista delle elezioni locali di fine marzo, aveva fatto proiettare su uno schermo gigante il video della strage compiuta da un suprematista bianco nelle due moschee in Nuova Zelanda. Erdogan aveva spiegato alla folla che il terrorista aveva minacciato i musulmani turchi e che nel 2016 aveva visitato la Turchia esprimendo la sua contrarietà all’entrata del Paese in Europa. “Ha colpito il nostro paese, la nostra nazione, me in persona” aveva dichiarato il presidente turco.

Adesso la questione di Tanis e della strage in Olanda rischia di diventare esplosiva in Turchia, a meno di 15 giorni dalle elezioni. Non aiuta il fatto che un parente del turco arrestato sia candidato come sindaco nella sua città natale, a Yozgat, 200 chilometri a est di Ankara. Il padre di Tanis si è affrettato a far sapere che lui e la famiglia non hanno contatti con il figlio da tempo. “Alcuni dicono che si tratti di una disputa familiare, altri di un atto di terrorismo” ha dichiarato prudentemente Erdogan lunedì in televisione.

Il 13 marzo, quando il parlamento dell’Unione europea ha sospeso formalmente i colloqui con la Turchia per l’accesso nell’Ue, era stata una socialista olandese, Kati Piri, a esprimere tutta la sua contrarietà per la politica interna di Erdogan e le arbitrarie detenzioni di politici, giornalisti e attivisti. “È una farsa continuare questi colloqui con il presidente Erdogan”, aveva esclamato la Piri in sessione plenaria. I rappresentanti di altri paesi si erano spinti oltre: avevano chiesto di togliere i fondi per i rifugiati siriani al governo turco per devolverli direttamente alle associazioni umanitarie.

Il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, aveva immediatamente criticato la tempistica della decisione europea, a ridosso delle elezioni turche. Adesso la faccenda dell’attacco del turco Tanis al tram in piazza 24 Oktoberplein rischia di scatenare ulteriori polemiche. Soprattutto perché dopo l’attacco terroristico alle due moschee in Nuova Zelanda era stato il presidente Erdogan a chiamare in causa i turchi come vittime, infiammando gli animi. La strage di Utrecht, fuori dal rassicurante contesto della lite familiare, rischia di trasformarsi in un complicato caso diplomatico.

Monica Mistretta

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