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Va verso il noir il giallo della morte di Imane Fadil

La serietà e la scelta di eccellenza con le quali sta procedendo, anche nei suoi rapporti con i giornalisti, il Procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, promettono che il cadavere atrocemente consumato della bellissima modella marocchina, Imane Fadine, si trasformi nei giorni a venire, in quell’esplosivo libro verità sul Rubygate e sul Bunga bunga, che la trentaquattrenne e povera modella, cattolica fervente, ha dovuto lasciare allo stato di abbozzo.
Intanto il ricevimento dei giornalisti di ieri ha definitivamente chiarito che l’avvocato di Imane, Paolo Seveso, informò immediatamente la Procura milanese della morte della sua cliente, tanto che questa sequestrò subito la sua cartella clinica all’Humanitas.
Quest’ultima, di fronte al grave sospetto di Imane di essere stata avvelenata, vedendosi impotente ad arrestare e spiegare l’inesorabile e progressivo decadimento fisico della sua paziente, aveva fatto analizzare il suo sangue e le sue urine al Centro antiveleni di Pavia.
Da queste analisi era emersa una presenza superiore alla norma di cinque metalli: cromo, molibdeno, cadmio, cobalto e soprattutto antimonio.
Nella sua doverosa imparzialità, Francesco Greco, 68 anni, ha tenuto a distinguere tra le “suggestive congetture”, ovviamente connesse con gli sviluppi, che a questo punto potrebbero essere clamorosi, del terzo processo Rubygate, e la possibilità, che prima dell’autopsia che si terrà domani o dopodomani al più tardi, nessuno può escludere, della “malattia rara”.
Perché dunque quest’ultimo Mistero italiano non finisca in un mare di accuse e di fondati sospetti, non suffragati però da prove sufficienti ad emettere una sentenza imparziale, il Procuratore milanese ha mobilitato fin da ieri il fior fiore degli scienziati italiani, inaugurata da una riunione tra il fisico Alberto Torresin e gli esperti dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (ARPA) della Lombardia.
Il giallo che i nostri fisici dovranno risolvere è soprattutto stabilire se il cadmio urinario e l’antimonio plasmatico rilevati in livelli sopra la norma siano o no radioattivi.
Nella prima delle due ipotesi, solo un’Agenzia di Stato esperta nei metodi del KGB dai tempi di Stalin a quelli di Vladimir Putin, sarebbe stata in grado di esporre Imane Fadil, che se ne era detta convinta sul suo letto di morte, ad una simile forma di avvelenamento.
L’anomopatologa più celebre d’Italia, Cristina Cattaneo farà la summa degli esami che cominceranno tra poche ore, a cominciare dall’esame necrotico dei reni.

Giancarlo De Palo

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