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Le strane morti che aleggiano sul «Ruby Ter»

Ruby (Karima El Mahroug) nella foto grande, mentre nel riquadro Imane Fadil

L’Italia dei Misteri ora ne ha uno nuovo di zecca. Il Procuratore del Tribunale di Milano, Francesco Greco, ha aperto un’inchiesta per “omicidio volontario”, in merito alla morte della trentaquattrenne modella marocchina cattolica Imane Fadil, affidandola significativamente al procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ed al sostituto Luca Gaglio, cioè ai due pubblici ministeri del processo “Ruby ter”.
Ruby rubacuori, anche lei italo-marocchina, al tempo minorenne, fermata da agenti della Questura di Milano per il furto di un orologio, viene fatta liberare nel corso di una telefonata a Via Fatebenefratelli, 11 del capoluogo meneghino, da parte del premier Silvio Berlusconi, che la “raccomanda”, affermando falsamente che si tratta della nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak.
Smentito dai fatti, Berlusconi, reduce dal precedente scandalo “Noemi”, giustifica la sua “bugia pietosa” con la sua disinteressata predisposizione ad aiutare tutte le persone in difficoltà.
È a questo punto che interviene, l’anno successivo, con una denuncia alla Procura di Milano, Imane Fadil.
La signora Fadil, con la sua testimonianza accusatoria sulle cene eleganti nella residenza di papà Silvio ad Arcore, accompagnate dal ballo del “Bunga bunga”, punta il dito contro i giochi perversi dell’allora nostro Presidente del Consiglio con la minorenne Ruby, ai quali lei, mossa da altri interessi professionali nei suoi confronti, si rifiuta sempre di partecipare.
Infatti Imane Fadil, si era rivolta all’agente di Berlusconi, Lele Mora perché, forte della sua presenza fisica ed esperta di calcio ed in particolare del Milan, voleva essere messa alla prova dal proprietario di Mediaset e dimostrare di essere una brava giornalista sportiva di bella presenza.
Non poteva quindi andare d’accordo con le prostitute d’alto bordo e di alte pretese che animavano le serate di Silvio nella villa Casati Stampa, come la stessa, ancor minorenne Ruby, vero nome Karima El Mahroug, che porgeva le sue grazie nude, davanti la faccia vogliosa del padrone di casa, in presenza del suo fedelissimo e ventennale direttore del TG4 Emilio Fede.
Scoppiato lo scandalo, Berlusconi, come risulta dalle intercettazioni telefoniche (VIDEO Come nasce l’inchiesta), si accordò con l’altra sua fidatissima Nicole Minetti, perché Ruby venisse ricoperta d’oro pur di nascondere il fatto che egli avesse avuto rapporti sessuali con una minorenne.
Così il “Rubygate” si conclude nel 2015 con l’assoluzione dell’ormai ex premier dalle accuse di concussione e prostituzione minorile. Nel processo successivo, il Ruby bis, vengono invece processati e condannati in primo e secondo grado Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione.
Attualmente sono in corso altri sette procedimenti per la corruzione effettuata dall’«entourage» berlusconiano dei tanti testimoni dei due precedenti processi.
La fine della povera modella di origine marocchina è già il secondo giallo del processo “Ruby ter”: in Svizzera, nel dicembre scorso, si è suicidato l’ex avvocato di Karima El Mahroug (Ruby), Egidio Verzini, il quale aveva rivelato che il leader di Forza Italia aveva versato alla sua cliente cinque milioni di euro.
Imane Fadil, che in questo terzo processo si era vista respingere la costituzione di parte civile, era stata ricoverata nella clinica Humanitas di Rozzano, nell’hinterland milanese, il 29 gennaio scorso.
Vi era stata portata in ambulanza dopo un malore in casa di un amico. Gravi i sintomi: spossatezza, forti mal di pancia, gonfiore del ventre, rapido dimagrimento. Lì morirà due settimane fa, il primo marzo, con midollo osseo, reni e fegato distrutti.
A metà febbraio Imane aveva confidato al fratello e all’avvocato Paolo Seveso di temere di essere stata avvelenata. Una settimana dopo la sua morte, quindi con un considerevole ritardo, il legale informa dell’accaduto il procuratore milanese Francesco Greco, il quale prende in tale considerazione l’ipotesi di avvelenamento radioattivo alla Livtinenko, tanto da tenere in isolamento il cadavere della sfortunata modella, in attesa dell’autopsia, che si terrà mercoledì o giovedì prossimi.

Giancarlo De Palo

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