LiberoReporter

Disabilità. L’era di Tito è finita, Inps e Governo coesi per un welfare sano

Pasquale Tridico si conferma il successore di Boeri, non ci sono problemi per le nomine Inps. Ad affermarlo è il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon che spiega “Si sta facendo il decreto per i commissari successivamente, nel momento in cui sarà approvato, faremo il famoso decreto per cda e presidenza“.

Con questa scelta finisce l’era glaciale dei super manager da “Italia Spa” e si introduce un welfare che promette di esprimere tutto il suo più autentico significato, ossia quel benessere dei cittadini che uno Stato dovrebbe garantire, con particolare riguardo al mondo della disabilità.  Tra il nuovo Presidente Inps e i suoi tecnici si è instaurata la massima collaborazione con il Governo, soprattutto con il Ministero della Famiglia e Disabilità. Finalmente si riscontrano delle sinergie utili per superare delle assurde difficoltà a carico dei disabili e delle famiglie, risparmiando e ottimizzando le risorse.

Per saperne di più intervistiamo Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con deleghe a Famiglia e Disabilità, che non solo conosce profondamente le problematiche che lo coinvolgono direttamente a causa della sua cecità ma dimostra sempre una grande interattività con i cittadini prendendo atto di tutti gli aspetti che hanno inciso negativamente sulla vita delle persone, come è accaduto con la famosa “caccia alle streghe” perpetrata negli ultimi anni che il più delle volte trasformava un disabile in un indagato.  Chiediamo se esiste la possibilità di mettere mano alla Legge del  3 aprile 2001, n. 138 che dà una classificazione ben precisa della menomazione visiva e fornisce i parametri che stabiliscono il cieco parziale e il cieco assoluto ai fini pensionistici. «Non è necessario modificare la legge – spiega Zoccano – finalmente Inps ha introdotto, per quanto riguardano le valutazioni mediche ai fini pensionistici,  gli esami scientifici necessari per stabilire il livello di cecità, come l’OCT ad esempio che non lascia ombra di dubbio. Così anche in udienza si può valutare in modo esatto lo status reale della patologia a carico dell’invalido,  in questo modo si evitano indagini annose,  pedinamenti e riprese video costosissime e tutt’altro che  esaustive.  Con questo non voglio dire che le truffe ai danni dello Stato non esistono, anzi,  al contrario, vanno fermate le persone che sottraggono le risorse a chi ne ha invece diritto ma senza coinvolgere l’intera categoria e senza distruggerne la dignità. La stessa Inps – continua il Viceministro –  in qualche misura si è  pentita dei metodi utilizzati che per di più hanno prodotto solo spese allucinanti, così tanti magistrati sono stati tratti in inganno da modalità improponibili di indagini che alla fine si risolvevano addirittura con l’archiviazione.  Tutto questo spreco di risorse – spiega il Sottosegretario – hanno fatto si che le pensioni rimanessero irrisorie, stiamo parlando di 285 euro al mese che significa vivere con le briciole,  vivere sotto la soglia di povertà.  Il mio obiettivo e indiscutibilmente quello di questo Governo, è di applicare metodi e regole diverse da quelle usate sino ad oggi, per far star bene la gente. Questa è l’unica cosa che mi preme. Pensate che solo per la disabilità,  Inps faceva una campagna di reperimento  delle dichiarazione dei redditi in base ai model Icrir e Red da fare presso i Caf, mediante lettere inviate per posta ordinaria che molto spesso nemmeno venivano consegnate ma il disabile non ottemperando a quest’obbligo, quando Inps ne veniva a conoscenza,  dopo 1 o 2 anni, si vedeva bloccare la pensione. Una campagna che costava nientemeno che 38 milioni di euro, oggi con la fusione delle banche dati non ha più senso una modalità del genere, risparmiando una montagna di soldi che certamente non basteranno per aumentare le pensioni di invalidità ma è già qualche cosa, un primo passo. Il problema non è la mancanza di soldi ma è la gestione che deve ottimizzare le spese, migliorando la vita dei cittadini». Vincenzo Zoccano punta il dito su questa Europa che ha due pesi e due misure, secondo se si deve dare o avere e aggiunge: «Uno stato non può essere paragonato a una società che trae profitti ma deve essere un padre e una madre che gestisce le risorse a favore dei suoi figli, i cittadini, un modello sovrapponibile alla famiglia che si preoccupa dei suoi componenti. Questo modello – conclude il Viceministro –  è ciò che non piace a quell’europetta protettrice dei poteri forti, che con la ricetta fallimentare dell’austerity, protratta per più di 11 anni ,  ha portato alla fame l’Italia. Ci sono dei diritti che non sono negoziabili, non possono venire meno. Il senso dello Stato non può venire meno»

RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends