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Parigi: Macron e il grande dibattito delle idee

Il 16 marzo, durante il diciottesimo sabato di mobilitazione dei Gilet Gialli, l’Arco di Trionfo e le strade adiacenti sono stati teatro di gravi fatti di violenza che hanno causato numerosi feriti e in­gen­tissimi danni alla cit­tadinanza e ai lussuosi locali commerciali.

Questo pesante bilancio ha costretto il presidente Emmanuel Macron a rientrare repentinamente dalle va­canze in montagna e a far sentire la sua voce per avvertire che sarebbero state messe in atto «decisioni forti e com­plementari» affinché atti simili non si ripetano.

Le devastazioni del sabato non hanno tuttavia alterato i programmi dell’esecutivo e due giorni dopo la devastazione parigina, il sontuoso Salone delle Feste dell’Eliseo accoglie l’annunciato «Grande dibattito delle idee» tra presidente e intellettuali.

«Difficile oggi immaginare un incontro simile alla Casa Bianca», sottolinea il sociologo Michel Wieviorka aprendo il suo intervento. Figurarsi in Italia, a Palazzo Chigi. Il presidente, abito e cravatta blu, camicia bianca e gemelli ai polsi, al centro della tavolata a U, non esita a voltarsi per ascoltare gli ospiti seduti alle sue spalle, al secondo rango. In­carnato chiaro di chi ancora non aveva cominciato a godersi le vacanze invernali, risponde a ruota libera con grande disinvoltura. Gesticola, incrocia le dita, giunge le mani, si tiene il mento, alza gli occhi al cielo… e trova le parole giuste. Convince, su tutti i fronti.

Questo «esercizio» inedito ha come scopo di ridefinire un progetto nazionale ed europeo, ha spiegato in apertura Emmanuel Macron, cosciente che l’attuale malessere francese è il sintomo evidente di qualcosa di ben più profondo.

Difficile, una volta connessi, sottrarsi al fascino del dibattito trasmesso in esclusiva su France Culture, a partire dalle 18,20 fino a notte inoltrata.

Per più di otto ore, in diretta video dall’Eliseo, sessantacinque intellettuali, provenienti da tutti gli ambiti della conoscenza e del pensiero contemporaneo, hanno aspettato il loro turno per prendere la parola, incollati alle sedie bianche, senza mai alzarsi, senza distrarsi. Il presidente ha risposto a ogni argomento incurante del tempo. Interrogato e punzecchiato ha dedicato ben quindici minuti a difendere il suo punto di vista sulla legge del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa adottata su iniziativa del deputato repubblicano-socialista Aristide Briand.

«La laicità è un principio della repubblica che assicura la libertà di ciascuno e la protegge», ha scandito. «Quindi permette a ciascuno di credere o di non credere e di farlo liberamente».

Filosofi, politologi, economisti, scrittori, uomini di scienza, tra i quali tre premi Nobel, hanno affrontato le questioni fondamentali che agitano il dibattito politico contemporaneo: il clima, l’uguaglianza, l’Europa, l’Islam, l’istruzione, il malcontento…

E sul malcontento non poteva mancare il riferimento alle reiterate manifestazioni del sabato e alle nuove sul clima – sol­tanto per ora più tranquille. « Da qualche mese in Francia si ha l’impressione di assistere a un colpo di stato al rallentatore », lamenta lo scrittore saggista Pascal Bruckner. Alla realtà di una «sommossa di vandali» Emmanuel Macron ri­sponde invocando una soluzione «di ordine pub­blico». Tornando poi sulle «terribili vicende» del week-end appena trascorso, afferma che i responsabili mirano a «distruggere le istituzioni». «Quelli che sul campo riconoscono una parte del male, ma non dicono dove il male è cominciato, è gente pronta a distruggere le istituzioni», insiste.

Bisogna tuttavia attendere la notte per sentire la risposta netta del presidente a una domanda pre­cisa. «Sì, le manifestazioni dei Gilet Gialli sa­ranno vietate in diversi luoghi in Francia, tra i quali gli Champs-Élysées».

Liduina Demontis
(corrispondente dalla Francia)

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