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Peligro Venezuela: sale a 26 numero morti, Usa richiama personale diplomatico

Immagine di repertorio

Aggiornamento 25 gen. – Sale il numero dei morti (26) in seguito agli scontri tra i sostenitori dell’autoproclamatosi presidente Guaidò e i sostenitori del non riconosciuto Maduro. La situazione ovviamente permane esplosiva, con l’ex vice di Chavez che sembra non avere alcuna intensione di lasciare il passo, anche se vi è stata una flebile apertura al dialogo con l’opposizione, mentre dall’altra parte, forte dell’appoggio della comunità occidentale, Usa in testa, Guaidò ha lasciato intendere che se Maduro dovesse deci25dere di lasciare, per lui potrebbe arrivare l’amnistia. Guaidò ha anche caldeggiato l’ipotesi che in un futuro governo, la Difesa possa essere affidata al generale Raúl Baduel: in questo modo sta tentando di far pendere l’ago della bilancia del supporto dei militari a suo favore, che al momento invece rimane nel piatto di Maduro. Intanto le manifestazioni e gli scontri non accennano a fermarsi e a riprova che la condizione del paese è totalmente instabile e non si sa che piega possa prendere, gli Stati Uniti hanno richiamato nel proprio paese il personale “superfluo” delle sedi consolari venezuelane.

Caracas 24 gennaio 2019 – Il Venezuela, negli ultimi anni teatro di scontri tra il regime di Maduro, delfino senza carisma e successore di Hugo Chavez, dal 2013 alla guida del paese latinoamericano e l’opposizione che ha l’appoggio della maggioranza della popolazione e degli Stati Uniti d’America, sta in questi giorni  attraversando una nuova delicatissima fase e di forte contrapposizione che è si è spinta al di là delle parole. Caracas si trova adesso ad avere due presidenti: nella giornata di ieri infatti Juan Guaidò, capo del parlamento venezuelano, l’Assemblea Nazionale di Caracas, la cui maggioranza si trova nelle mani dell’opposizione, ha deciso di autoproclamarsi presidente ad interim, difatti destituendo Nicolas Maduro, che lo scorso dieci gennaio si è insediato per un nuovo mandato, il secondo, che l’opposizione non ha mai riconosciuto. Manco a dirlo, prontamente, il presidente americano Donald Trump, ha dato il suo benestare fulmineo alla scelta di Guaidò, mettendo così in seria difficoltà l’ex vice di Chavez. Ora il Venezuela ripiomba nel caos e le manifestazioni e gli scontri sono tornati nelle piazze della capitale, dove tra ieri e oggi, si sono registrate 18 vittime.

Gli oppositori e i sostenitori di Maduro
Maduro è isolato non solo dalla maggioranza del suo stesso paese e dall’amministrazione statunitense, ma anche dalla pressione che esercitano i 13 paesi del cosiddetto “Gruppo Lima” (un organismo multilaterale costituitosi nell’agosto del 2017 nella capitale peruviana Lima, dove tredici stati – Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Saint Lucia, riunitisi per cercare un’uscita pacifica alla crisi in Venezuela), che non hanno riconosciuto il nuovo mandato.
Il presidente “deposto” in questo momento può invece contare sul sostegno boliviano, cubano e messicano.

Ora gli scenari che si profilano all’orizzonte non sono molti: il rischio “bagno di sangue” è dietro l’angolo
Nicolas Maduro ci si aspetta che da un momento all’altro usi il pugno duro e arresti l’autoproclamato presidente Guaidò e che reprima le manifestazioni di sostegno a quest’ultimo con estrema violenza, ma deve fare attenzione perché l’intera comunità internazionale, Stati Uniti in testa, potrebbero reagire a tale evenienza e di sicuro non resteranno immobili se ci dovesse essere l’uso della forza contro l’opposizione. Le prossime ore sono cruciali per capire che piega prenderà il paese sudamericano, messo in ginocchio da una crisi senza precedenti e dalle politiche ottuse del “detronizzato” allievo di Chavez.

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