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Cesare Battisti ha finito di ‘Godersi la Vita’

Cesare Battisti ha finito di godersi la vita. In Bolivia è finalmente finito nella rete della giustizia internazionale e soprattutto italiana e si spera che presto venga estradato in Italia dove lo attende una cella fin dal 1981.  A distanza di alcuni anni, da quando Cesare Battisti brindava alla sua conferma dell’asilo politico in Brasile e quindi allo scampato pericolo di tornare in Italia a scontare la sua pena in carcere, oggi si torna a parlare di nuovo dell’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, Pac.

Tanto si è detto sul caso Cesare Battisti e sulla sua mancata estradizione in Italia dal Brasile e tanto si dirà ancora, ma come finirà l’intera vicenda tutto è ancora da stabilire.

In Bolivia l’ex terrorista italiano si era rifugiato in fuga dal Brasile, perché ormai non godeva più di quelle protezioni che gli avevano garantito l’immunità per oltre un decennio. Nel Paese sud americano il pluriomicida era in cerca di nuovi appoggio e protezioni, dopo che il Brasile si era finalmente pronunciato in maniera favorevole alla sua estradizione in Italia. Nel Paese carioca Cesare Battisti si è rifugiato poco prima del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato francese che nell’estate del 2004 concesse l’estradizione in Italia. Con questa cattura, in fuga dal Paese che lo ha protetto per un decennio dovrebbe essere finita la sua latitanza. Ed è questo anche il motivo per il quale a differenza delle altre volte, questa particolare notizia ha fatto subito il giro del mondo in maniera positiva ed ha aperto una nuova e più forte speranza nei familiari delle sue vittime che da anni attendono che giustizia sia fatta. L’ex anarchico italiano in fuga da anni, per sfuggire alla giustizia italiana, dal 2007 viveva in Brasile godendo dei particolari privilegi previsti per coloro ai quali è riconosciuto asilo politico. Un privilegio richiesto e concessogli dal governo brasiliano dal 2009 dopo che era stata arrestato il 18 marzo del 2007 a Rio de Janeiro perchè entrato in Brasile nel 2004 con un passaporto falso.

La sua vicenda è molto complessa ed ha innescato, nel corso degli anni, anche forti tensioni tra l’Italia e il Brasile.

Cesare battisti sfuggì alla Giustizia italiana dal 1981 quando riuscì ad evadere dal carcere di Frosinone e a rifugiarsi prima in Francia, a Parigi godendo della protezione dello scudo della ‘dottrina Mitterand’ e successivamente in Messico, a Puerto Escondido, dove ha fatto anche la sua fortuna letteraria ed economica in seguito all’amicizia nata con Paco Ingnacio Taibo II che lo ha introdotto nel mondo della letteratura Noir. In Italia Cesare Battisti è stato condannato in contumacia nel 1991 all’ergastolo soprattutto per quattro omicidi compiuti in concorso con altri terroristi tra il 1978 e il 1979. Per almeno due di questi omicidi l’ex terrorista rosso è stato però, riconosciuto come esecutore materiale. Si tratta di sentenze passate in giudicato.

Gli omicidi sono quelli del gioielliere Pierluigi Torreggiani e del macellaio Lino Sabbadin entrambi barbaramente uccisi il 16 febbraio del 1979, a Milano e a Mestre.

Nella rivendicazione del loro assassinio i terroristi scrissero che era stata posta fine alla loro squallida esistenza.

Gli altri due assassini sono quello del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a sangue freddo a Udine il 6 giugno del 1978, reo di aver tardato a soccorrere Cavallina, un altro terrorista e grande amico di Battisti, che si era rotto un braccio giocando a pallone in prigione ad Udine e per questo motivo venne giustiziato davanti agli occhi della moglie e dei figli colpito vilmente alle spalle.  E quello del povero agente della Digos, Andrea Campagna barbaramente assassinato a Milano il 19 aprile del 1978 che venne invece, ucciso perché la sua colpa era quella di essere uno ‘sbirro’. Battisti lo colpì con cinque micidiali proiettili di una calibro 357 magnum. I proiettili colpirono il giovane agente con un effetto devastante.

Nel corso dell’omicidio Torreggiani venne colpito dalla grandine di proiettili anche il figlio Alberto che allora era poco più che un adolescente. Il ragazzo a differenza del padre, obiettivo del comando di sicari, si salvò, ma la ferita alla spina dorsale lo ha reso paralitico ed oggi vive su di una sedia a rotelle e si batte per avere giustizia.

Nel corso di questi anni di latitanza la vita di Cesare Battisti è cambiata e in meglio. Il militante dell’estrema sinistra si è trasformato in un affermato autore di romanzi Noir di successo. Un successo che gli ha portato non solo ricchezza ma anche tante amicizie importanti e per questo motivo il suo volto non ha mai finora espresso sofferenza come invece, quello dei familiari delle sue vittime.

Dal suo esilio dorato in Brasile il Signor Cesare Battisti ha sempre continuato a difendersi dando la sua di versione dei fatti e a proclamarsi innocente dicendosi soprattutto non pentito in quanto non ha fatto nulla. Per anni l’immagine che Battisti ha cercato di trasmettere di se all’esterno è stata quella di cercare di apparire come una vittima del sistema contro il quale non aveva altra scelta che quella delle armi. Nel 2011, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano francese ‘Le Monde’, arrivò addirittura a dichiarare che “Vorrei una riconciliazione con il popolo italiano. Serve un’amnistia, altri Paesi ci sono riusciti”. Parole a cui fecero eco quelle di Alberto Torregiani, il figlio di Pierluigi, il gioielliere ucciso a Milano nel 1979: “Le sue esternazioni sono senza valore. Il Paese vuole solo giustizia, vuole che Cesare Battisti sconti la sua pena”.

Forse perdonarlo sarebbe anche giusto soprattutto per il fatto che i tempi sono cambiati. Però, a chi è morto, a chi è stato negato di vivere la propria vita si deve giustizia e quindi Cesare Battisti deve scontare la sua pena in carcere in Italia. Poi, magari dopo averlo lasciato per un po’ in carcere lo si può anche graziare come è stato fatto per gran parte degli ex terroristi italiani.

Per ‘convincere’ il governo brasiliano ad accogliere la sua richiesta di asilo Cesare Battisti ha dato fondo a tutte le sue possibilità. L’ex terrorista rosso è persino entrato in sciopero della fame per proclamare il suo diritto ad essere riconosciuto come rifugiato politico in Brasile. Ha anche scritto una lettera che si chiudeva con una frase rivolta direttamente all’allora presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva: “Consegno la mia vita nelle mani di Sua eccellenza e del popolo brasiliano”. Parole che devono aver colto nel segno visto che Lula, nel mese di dicembre del 2010 come ultimo atto del suo mandato presidenziale, si prese la responsabilità di decidere contro l’estradizione dell’ex terrorista rosso in Italia che allora sembrava cosa fatta. E’ difficile pensare come ci si possa rendere ‘complici’ di un pluriomicida, ma evidentemente a volte la ragion politica e altro valgono più di ogni altra cosa.

La svolta soprattutto politica degli ultimi anni in Brasile, iniziata con la caduta del suo principale protettore, ha fortemente spinto a mettere la parola FINE a questa terribile storia. Una storia insanguinata da ben 4 orribili omicidi commessi negli anni di Piombo in Italia e dei quali il principale protagonista era ancora a piede libero. Una vita che Cesare Battisti finora si è goduto appieno cosa che invece, non hanno avuto modo di fare chi è morto per mano sua e chi si è visto togliere da una mano assassina gli affetti più cari.

Ferdinando Pelliccia

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