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L’iniquità del taglio alle pensioni dorate dei militari: “Io non ci sto”

Oggi ci troviamo di fronte, fra le diverse e spesso incomprese attività del governo, letteralmente bipolare, ad una precisa volontà di togliere coattivamente soldi dalle tasche di alcuni cittadini, in particolare dei pensionati cd. d’oro, con modalità e procedure assai variabili a seconda dei momenti, caratterizzate da uno stato confusionale e da dichiarazioni controverse dei diversi leader politici che esaltano perciò, a seconda dell’uditorio, l’onestà, l’equità sociale, la solidarietà e, chi più ne ha più ne metta, stigmatizzando comunque il travaso di quei risparmi verso una pensione di cittadinanza. La questione non è peregrina, ma tocca i principi e i diritti individuali, a prescindere dal “quantum” che verrà depredato, adducendo alle più diverse e strampalate motivazioni tipiche di uno Stato bolscevico, del Leviatano, o se volete di un ipocrita Robin Hood che toglie a “qualche” abbiente – si fa per dire – per darlo a qualche scansafatiche.
In sostanza costoro vogliono mettere le mani nelle tasche altrui con ipotesi stridenti passate, nel tempo, dal taglio delle pensioni sopra i 4500 euro-mese, poi 5000(?), ma ancora non si capisce quell’arbitrarietà in termini; in fase iniziale si ipotizzava un ricalcolo  dei contributi pagati effettivamente dai pensionati, salvaguardando coloro che hanno regolarmente pagato, quindi con una successiva pensata, passando al decurtamento degli emolumenti in rapporto agli anni mancanti per la pensione di vecchiaia, fino ad una terza ipotesi con un taglio correlato alla trita e solita solidarietà con la previsione di percentuali di prelievo incrementale in funzione di fasce, a partire da 90000 euro annui lordi: c’è, come comune denominatore, una palese ignoranza del sistema pensionistico e dei suoi meccanismi e del diritto inalienabile di tutti coloro che hanno pagato fino all’ultimo centesimo i contributi. Dopo quelle strampalate ipotesi, non sapendo più che pesci prendere, alla fine con un recente emendamento è stato riproposto quel taglio-solidarietà con parametri assai più pesanti, ma già applicati – seppure con slalom incredibili per evitarne la incostituzionalità – da vari governi, a partire da quello Berlusconi nel 2011, seguito da quello Letta, e via dicendo.

New update – Il combinato disposto 5 stelle-lega taglieggia i pensionati dorati

Meraviglia l’arroganza e l’approccio contro una qualsivoglia forma di ricchezza – se così si può dire –  legittimamente maturata con sacrifici di una vita nel tempo, e del tutto finalizzata, a prescindere dalle modalità, alla precisa volontà di recuperare soldi e volerli distribuire per alzare quelli minimi, quelli cosiddetti sociali.  La prima domanda che dovrebbero, invero porsi, è la seguente: come è possibile e legittimo togliere soldi a chi per anni ha pagato i contributi per darli a coloro che non hanno magari mai versato nulla alla previdenza, perché non hanno mai lavorato o, se fatto, solo in nero?
Se lo Stato desidera dare qualcosa di sociale ed umanitario lo faccia sotto forma di “assistenza” ma non andando ad intaccare la “previdenza” e mettendo mano solo ad alcuni “privilegiati”, che privilegiati non sono; se bisogna aiutare alcuni in difficoltà è lo Stato che deve farsene carico, con l’assistenza, ma non si può fare mistificazioni pelose solo per la comoda propaganda; quegli emolumenti derivano dai contributi pagati per la previdenza, come se li avessimo messi in un Fondo Pensione: se, poi, un individuo vuol fare beneficienza e assistenza, ben venga, ma sono affari suoi e non di un governo. Troppo facile gestire dei fondi “privati” – come fossero stati rubati o appartenenti a mafiosi che vanno colpiti – distribuendo quei soldi sudati per una vita, magari a gente che non ha mai lavorato, né pagato contributi, oppure che ha lavorato e continua a lavorare in nero alla faccia dei “buoni donatori”. Rubare a chi ha faticato per quasi mezzo secolo per dare ai malavoglia oziosi, pur tutelando – sia ben chiaro – i malasorte, è un’operazione poco degna di un Paese serio, che dovrebbe garantire nel tempo le leggi comunque varate: sacrosanto deve restare il concetto dell’affidamento o credibilità dello stesso Stato nel rapporto con i cittadini, a qualunque categoria appartengano.  Questi “signori”, dimenticandosi del danno sociale che stanno provocando, hanno iniziato con la prima ipotesi del ricalcolo contributivo che è un falso, in quanto i dati storici per quasi tutti gli statali non esistono poiché la pensione con il retributivo era basato, per Legge, sugli emolumenti dell’ultimo stipendio, pur essendo acclarato che tutti hanno pagato i relativi contributi, sia per il servizio effettivo svolto  che per gli anni “figurati”: l’ENPAS prima e l’INPDAP dopo hanno sempre presentato il conto detraendoli dallo stipendio spettante. Chiaramente si tratta di una ipotesi farlocca e viziata per la sua impraticabilità. A seguire, la seconda ipotesi prevede la decurtazione della pensione in rapporto all’anticipo con cui un individuo è andato in quiescenza rispetto al limite di età prescritto per quella di “vecchiaia”, cioè di 67 anni: ciò senza tener di conto delle norme e della specificità della piramide delle Forze Armate che prescrivono l’uscita dai ranghi, al limite fino a 63 anni, che uno lo voglia o meno, per tacere di chi è stato costretto negli anni a lasciare per coatta “Riduzione dei Quadri” o altre amenità come i vari “scivoli” che hanno forzato parecchi a lasciare anticipatamente il servizio. E’ del tutto evidente la disconoscenza di norme e leggi pregresse che hanno regolato la Pubblica Amministrazione nel corso degli ultimi decenni, oltre ad una palese trascuratezza della specificità del militare che, lo si ricorda, è destinatario di trattamento pensionistico diversificato a fronte delle attività svolte giudicate formalmente “altamente usuranti”: è lapalissiano che anche in questa pasticciata ipotesi manca l’affidamento e prevale una superficialità, e perfino una inaccettabile arbitrarietà insita nel ventilato provvedimento. Quei proponenti, vista l’impraticabilità e l’inammissibilità delle prime due, si sono avventurati in una terza e – si spera – ultima ipotesi, ricopiando pedissequamente quel premio di solidarietà già sperimentato con governi precedenti, nonostante la Corte Costituzionale l’abbia già rigettato una volta e per il futuro ne avesse ribadito il carattere di provvisorietà e parzialità, in quanto andava peraltro a colpire solo la categoria dei pensionati. Se di assistenzialismo si tratta, allora il taglio deve essere fatto su tutte le categorie e non limitarsi ai pensionati. Così, con uno slalom che si spera finisca contro qualche scoglio di legittimità, si continua a ledere il principio dell’affidamento e perfino quello della costituzionalità nel loro disegno, con un prelievo percentuale crescente a doppia cifra, dal 10 al 40% in base al suo importo, partendo da aliquote di 90000 euro annuali: si tratta di un furto in piena regola e di un esproprio proletario che gli appartenenti a certi centri sociali auspicavano da tempo contro i militari, per dar sfogo alla loro invidia e sete di rivalsa. Nella relazione introduttiva del recente Atto 1071, scopiazzata a destra e manca, con tentativi di surrettizia giustificazione della loro iniziativa, si cerca solo di eludere un giudizio avverso della Corte C., ma è manifesta la povertà innovativa e nel contempo l’arroganza nel perpetrare il loro disegno che, quindi, a prescindere dalle modalità, vuole mettere le mani in tasca ai pensionati depredandoli di un bel po’ di quattrini, almeno per un lustro a venire. Però, qualcuno giustamente obietterà che nel recente emendamento hanno salvaguardato i disabili, le pensioni di reversibilità, e perfino le pensioni basate sul solo contributivo: peccato che forse non sanno che queste ultime, non esistono ancora!
Ma se si tratta di un disegno politico non arbitrario e neppure finalizzato a colpire soprattutto i militari, almeno per salvare la faccia e anche un po’ la forma, come mai quella solidarietà non viene spartita con il personale in servizio che eccede i 90000 euro annui, e soprattutto non coinvolge quei settori del privato – dagli avvocati ai gioiellieri – che hanno stipendi e rendite da favola, visto che si tratta di assistenza vera e propria, e non di previdenza?
ll nostro vicepremier pentastellato che forse conosce poco cos’è il lavoro, e probabilmente mastica poco di previdenza, ha indirizzato le sue mire verso quella categoria da spennare definendola “parassiti di Stato”: evito di usare aggettivazioni pesanti, ma parlare di pura faziosità e arroganza, è perfino da gentleman.
Si tratta esclusivamente di una pelosa solidarietà che non ha nulla da vedere con l’umana pietà verso chi è più debole e sfortunato, né tantomeno si tratta di un provvedimento di equità, allorquando si ruba dalle tasche di persone che hanno dato tutto nella loro vita per la collettività ed il Paese, ed ora devono pagare per avere ben servito – spesso anche a costo della vita o della propria salute – la Patria garantendone la Sicurezza: comunque lo si guardi è un provvedimento offensivo della stessa dignità di quelle persone, rei e parassiti di uno Stato, a cui hanno dedicato – insieme  ai loro concittadini –ogni sacrificio per servirli al meglio possibile. Comunque è un pessimo esempio di governance, una sorta di resa dei conti con un atteggiamento giustizialista avulso da ogni rispetto sia degli “affidamenti”, sia della cosciente consapevolezza delle norme esistenti, motivato soltanto da un rispetto risibile del mandato elettorale e forse da una equità falsamente ipocrita di tono socialisteggiante.  Evidentemente il messaggio che passa non ha bisogno di interpretazioni: ad ogni piè sospinto chi governa potrà rimettere in discussione tutto, a prescindere dalla copertura legale degli atti pregressi, secondo un innegabile populismo al servizio del consenso elettorale, giusto o sbagliato che sia; ma nel caso specifico la morale è: chi studia, lavora sodo e si sacrifica per migliorare la propria condizione – dal chirurgo al pilota, al soldato- anche per il bene dello Stato, pagando regolarmente il dovuto, sappia che può arrivare il momento in cui, a seconda del vento che spira e con idee fantasiose come l’attuale, potrà dover devolvere per legge parte dei suoi averi – considerarti ora per allora privilegi-  a gente svogliata che non ha mai fatto nulla per badare a se stessi e nulla per la collettività, a quei “malavoglia” di cui è sempre più piena la nostra società: evviva la meritocrazia e l’invocata produttività di ogni attività lavorativa!
E’ troppo arduo e rischioso andare a recuperare soldi dagli evasori, grandi o piccoli che siano, da mafiosi o criminali, e perfino da professionisti che detengono la reale ricchezza; meglio fare la voce grossa con i pensionati che non possono esimersi dalle detrazioni coatte e dal dare un obolo, prelevandolo dalle loro tasche: così, quelli gratificati “dalla cittadinanza” potranno ricordarsene quando si voterà
Che rabbia e delusione; poi ci si riempie la bocca di onestà e di equità, e di voltare pagina con il cambiamento: se questo è il nuovo, allora voglio tornare indietro, nell’alveo del garantismo, di una seppur minimale dignità istituzionale e del diritto riconosciuto.
Cari signori politici e invidiosi sociali: io non ci sto! Sono un Ufficiale di Marina e me ne vanto, ma non accetto soprusi o cesure nei principi di qualsivoglia genere. Ho servito la collettività per 45 anni effettivi e con un’anzianità pensionistica di 50 anni utili, tenuto conto dei servizi “figurati”- di 5 anni – in relazione all’attività usurante del volo compiuta, pagando debitamente tutti i contributi anche per quegli anni; ho navigato molto comandando varie Navi della nostra Marina anche in teatri rischiosi per la nostra Sicurezza, ed ho volato assai essendo Pilota Navale, tant’è che lo dimostrano – fra l’altro – le medaglie d’oro di lungo comando e di volo che non si acquisiscono stando sdraiati su un divano, ma con grossi sacrifici e tanti rischi, rimettendoci anche la salute. Ho subito 23, sì ventitré, trasferimenti di sede con ovvi disagi se non nocumenti a livello dell’aggregazione familiare; non ho mai usufruito di privilegi di alcun tipo, né della promozione il giorno prima del congedo che – ahimè, mio malgrado – mi ha colpito al 63° anno di età, col grado massimo previsto di Ammiraglio di Squadra, ovvero a Tre stelle. Ho terminato la mia carriera non per mia volontà ma le leggi esistenti mi hanno imposto di appendere “il sestante ed il casco” al chiodo; ho finito in bellezza comandando la Squadra Navale in un periodo piuttosto movimentato, e pure la Forza Marittima Europea nella crisi libanese, con responsabilità dirette nelle varie missioni operative e reali condotte, dall’Afghanistan, al Kossovo, all’Iraq, ecc, avendo alle dipendenze dirette oltre 18000 uomini imbarcati su Navi, sommergibili, aerei ed elicotteri, nonché quelli speciali dei reparti anfibi del San Marco. Ho dedicato sempre tutto me stesso senza risparmi al servizio degli altri e assumendomi tutte le responsabilità pertinenti tutelando sempre i miei marinai nell’esecuzione dei compiti istituzionali e degli interessi nazionali. Ed ora dopo una vita di sacrifici e di rischi che, comunque avrei voluto continuare se la Legge l’avesse consentito, arrivano dei “parvenu” che mi etichettano come “parassita” di Stato e vorrebbero prendermi soldi sudati e meritati dalle tasche? Come fanno i ladri che lo scorso anno sono entrati in casa rubandomi pure le mie medaglie, i miei attestati di servizio e etici, insieme con quelle medaglie d’oro guadagnate in quasi mezzo secolo? Evidentemente sia le pensioni d’oro che le medaglie al valore – pure d’oro – attraggono gli invidiosi, i mariuoli, e oggi pare pure i politici: giù le mani e non bastano certi azzeccagarbugli politicanti, né l’invenzione di strambi algoritmi, per averne diritto al prelievo, e continuando a sacrificare sempre “chi ha già dato”, colpevole di essere un privilegiato e finanche un parassita! Non ci sto! Non mi sento certo inferiore ai “5 stelle” perché di stelle ne ho avuto tre, ma di ben altro tipo e spessore; comunque avevo sperato nel cambiamento di questa società che fa acqua da tutte le parti, avevo confidato nel nuovo, in un’azione di governo dignitosa e non rancorosa nei confronti dei “veterani” militari in particolare: debbo ricredermi con rammarico, sperando di non “cadere” mai più dando fiducia a chi predica il diritto della gente, ma poi in pratica attua “il rovescio”.
Non ci sto e non voglio chiedere nulla, ma farò tutto il possibile per rappresentare questo disagio dovunque, senza riserve e soprattutto nella diffusione di queste storture fra amici e colleghi altrettanto delusi da questi paradossali provvedimenti.
Non ci sto; cercherò di tutelare la mia onorabilità ed i miei averi con ogni mezzo, per difendere la dignità ed i sacrifici di una vita contro i pruriti di qualche politico del momento che mi accusa di parassitismo e vuole mettere le mani nelle mie tasche con surrettizie e strumentali motivazioni: a costo di scendere in piazza con gilet colorati per cancellare queste storture aberranti prodotte dal consorzio giallo-verde.

GIUSEPPE LERTORA

 

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