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Il combinato disposto 5 stelle-lega taglieggia i pensionati dorati

L’ultimo emendamento raffazzonato sulla Legge di Bilancio formalizzato il 19 dicembre, anziché migliorare il testo, va nella direzione opposta  affossando ancora di più quei pensionati d’oro militari che, avendo raggiunto dei gradi apicali nel servire più a lungo la collettività, vengono colpiti e affondati senza pietà; è quasi vergognoso sentir blaterare alcuni dirigenti governativi il cui unico scopo, fra gli altri, è proprio quello di penalizzare in modo arrogante e del tutto arbitrario, chi ha avuto nel suo curriculum il “brutto vizio” di  servire le Istituzioni per oltre mezzo secolo, a prescindere dal colore politico dei governanti pro-tempore: chi si è macchiato del peccato originale e guadagna di più deve pagare per una questione – dicono loro – di equità e di onestà. Il target del governo non è evidentemente la somma globale che si riesce a catturare da questi “ricchi” statali, peraltro assai differente da quella dichiarata di recuperare un miliardo da quella manovra speciosa sui pensionati d’oro, ma ben altro. Insipienza e arroganza sono sparse a piene mani in tutti i settori per fare quel “cambiamento storico” auspicato dai pentastellati; di più; pare che alcuni giovini dirigenti, che tutto il mondo ci invidia, siano in preda ad una sorta di delirio di onnipotenza: basta sentire gli sproloqui quotidiani, ma se qualcuno ha ancora dei dubbi vada a leggersi il blog dei 5 stelle e si renderà conto che la faziosità e l’ambizione smodata albergano senza limiti. Cito soltanto un recente pezzo, riportato nel loro blog online, costituito da una serie logorroica di paginate che mi ha disturbato profondamente trattandosi, oltre che di un settore a me vicino in quanto marinaio-pilota, e quindi assai familiare, di ricostruzioni strumentali che palesano una profonda mistificazione agganciandosi a similitudini erronee e farlocche, quanto irriguardose: in occasione del 17 dicembre, compleanno del primo volo dei Fratelli Wright, il loro capo nel suo blog online si è addirittura paragonato, anzi assimilato a loro e perfino al loro genio (prendendo solo spunto da quell’evento, ma probabilmente senza neppure sapere dei link di costoro con la nostra Patria, né citare i riflessi sulla nostra Aviazione, che ebbe ospiti quei pionieri di Dayton – Ohio, proprio a Centocelle nel 1909 facendo il primo passaggio – macchina al Tenente di Vascello Mario Calderara…).  Loro, come i fratelli Wright, sono portatori di uno straordinario cambiamento, nonostante – e qui l’inciso è sorprendente – non fossero laureati e non supportati economicamente e, come loro adesso, dei geni incompresi precursori dell’avvento di un cambiamento epocale nella storia dei popoli, anche loro inseguivano un sogno di cambiare, di volare alto, di scoprire un nuovo Graal. Ma i nostrani: Boom!
In effetti erano dei lavoratori indefessi che si spezzavano la schiena nel riparare biciclette, e non nullafacenti inebriati da tanti sogni, ma con una mente illuminata che gli consentì di far volare, proprio quel 17 dicembre del 1903 e solo per qualche secondo, uno straordinario oggetto “più pesante dell’aria”.  Il profondo rispetto e l’ammirevole riconoscenza nei confronti di quei fratelli, si pongono a distanze siderali rispetto agli attori della nostra politica odierna; c’è una “stoffa ed un sogno” che non sono minimamente comparabili, se non con accostamenti vuoti, faziosi e perfino irriguardosi fatti solo per una esaltazione di un super-uomo, vestitosi con un incomprensibile quanto improvvido ruolo messianico. Lo sproloquio diventa quasi offensivo nei confronti di quei geniali inventori: loro sì hanno cambiato il mondo;  essere appaiati in termini di  genialità e cambiamenti globali con i nostri giovini attori che si alternano su un misero e scassato pulpito italiano, non ha senso: ma tant’è, non c’è limite all’arroganza, ai deliri ed alla confusione.
Forse il paragone poteva reggere se si chiamava in ballo Icaro che aveva un sogno, quello di volare… ma che, nonostante le sue idee geniali, finì come ben sappiamo! Costoro hanno, come Icaro, delle ambizioni appiccicaticce che reggono e reggeranno poco, sperando che il finale sia diverso per il bene di tutti, non solo per il taglio alle pensioni d’oro, ma nei diversi ambiti; non bastano le mire ambiziose di colpire certe categorie basate su idee preconcette antistatali e dichiaratamente antimilitariste, nonché propagandistiche senza sostanza e con un approccio caratterizzato da ignoranza e da insipienza delle norme esistenti.

Nella povera quanto scarna relazione illustrativa contenuta nell’emendamento precitato, e tantomeno in altre sedi, non viene mai riportata quella specificità della normativa pensionistica peculiare delle Forze Armate, pur ribadita nel suo status particolare con normative ad hoc, rinnovate con Dlgs del 1997  e richiamate nel 2010, per l’appartenenza di quei soggetti con le stellette ad un comparto noto palesemente per svolgere attività, vita natural durante, “altamente usuranti”.
Tant’è che, non a caso, e da sempre, il trattamento pensionistico dei militari è stato allineato, col pagamento di tutti i relativi contributi, percentualmente allo stipendio percepito in servizio, generalmente assai calmierato e non particolarmente “ricco” (nessuno diventa ricco nel fare il Militare, anche perché bisogna rendersi conto che i valori e gli ideali in gioco sono lontani da quelli venali, di cui oggi si parla…).  Quel raccordo consentiva di passare – secondo un paradigma ben equilibrato, e non un privilegio – allo stato di quiescenza senza particolari e pesanti scossoni e forti decurtazioni, in qualche modo ammortizzate quando esisteva l’istituto dell’Ausiliaria atto a garantire proprio quell’aggancio stipendiale con rivalutazione annuale, dapprima della durata di 8 anni, poi ridotto a 5 e, poi, grazie al solito populismo imperante ed irriconoscente verso i militari, è stato annullato con sommo piacere dei pacifinti, degli antimilitari e di qualche frangia “social”. Oggi infatti non solo è scomparso quello strumento “privilegiato” (?), ma anche ogni forma di aggancio delle pensioni al costo della vita attuale, non esiste più; tanto meno lo è  con i nuovi dispositivi di legge in approvazione oggi per cui quei pochi che sono riusciti con sacrifici non comuni ad arrivare a posizioni di vertice, secondo loro vanno penalizzati a prescindere: uno Stato da “bravo” manzoniano che si accanisce contro i sacrosanti diritti di gente che ha dato tutto per questa nostra Nazione.

Nonostante le idee poche e confuse, il target di questi politici è rimasto saldo nelle loro menti: quelli da colpire sono i pensionati, quelli militari in particolare; non ha importanza come verrà attuato, l’importante è che a quei “parassiti di Stato” – così definiti da certo Di Maio – vengano sfilati un bel po’ di quattrini dalle loro tasche troppo gonfie, quanto più possibile della loro dorata pensione, ciò per una asserita questione di equità a seguito, secondo quei soloni, di contributi non pagati “neppure il 10% della loro pensione” secondo una stima dichiarata da qualche bellimbusto, per cui vanno stroncati quei privilegiati, punto e a capo,  privandoli di quei “privilegi” di cui hanno ampiamente abusato nel corso della loro carriera.
Una narrativa fuorviante e ignorante, questa, che andrebbe confutata se solo avessero l’educazione di ascoltare, invece di blaterare con annunci al limite compatibili con un “bar sport”: ma di quale equità si vaneggia e di quali contributi si va parlando? Se equità significa uguaglianza bolscevica a prescindere dai meriti e dalle attività anche rischiose compiute, oppure che tutti in questo mondo hanno gli stessi diritti compreso quello di prendere o rubare dai più benestanti per dare coattivamente ad altri malavoglia, e che tutti debbono essere uguali senza competere e senza sacrificarsi, allora siamo davvero ben messi nella scala della barbarie sociali: ci pensa questo governo a pareggiare i conti ed i livelli sociali con un falso approccio da Robin Hood? Ciò costituisce un ottimo segnale per uno Stato di diritto futuro che ogni benpensante dovrebbe aborrire; anche un’eccellente spinta a lavorare e impegnarsi per migliorare la propria condizione umana e sociale, basta fare passare – e sta passando – il messaggio che tutto è opinabile, le leggi sono fatte per essere rispettate ma solo dagli altri, e comunque può sempre pensarci un governo in futuro a rimettere tutto in discussione e, con varie tipologie di compensazioni, a rendere equo il sistema: concetti antitetici ad una democrazia liberale in cui ognuno deve potersi sacrificare per migliorare ed ambire a stare meglio, più ricco e felice, ma sempre attento – visto quello che capita oggi – alla spada di Damocle sul collo da parte di qualche bontempone che sembra non considerare il rispetto altrui e delle norme che presidiano questo Stato. Prevale quindi, per tendere ad appianare tutto con provvedimenti “da sogno”, non una forma di doverosa assistenza verso i meno fortunati che comunque dovrebbe essere a carico dello Stato, comprese forme di aiuti volontari, ma che non può essere barattato, né confuso surrettiziamente con forme di previdenza prelevando i quattrini in modo del tutto arbitrario, e peraltro irragionevole, dalle tasche dei più deboli e ben mirati cittadini servitori di questo Stato alla deriva.

Stare ad ascoltare le sciocchezze che nei vari talk-show vengono propinate regolarmente e spesso con prosopopea, adducendo a principi nobili come l’equità, pur se di equità le loro etiche non sono neppure lontane parenti, e tirando in ballo i pagamenti dei contributi che – va detto – con l’ultimo emendamento sono miseramente scomparsi visto il loro maldestro tentativo “per falso e impraticabilità nei loro conteggi”, è davvero patetico. A fronte di quelle sconfitte sul piano delle competenze e conoscenze, il buon senso avrebbe suggerito di riflettere sulla questione senza incrementare, invece, la propria aggressività verbosa per cui “bisogna andarsi a riprendere da quei pensionati d’oro, che non hanno versato neppure il 10% di quello che prendono, quel miliardo da versare agli altri con il diritto di cittadinanza”; cioè c’è mancato poco che quella categoria fosse messa alla gogna per reità e per essersi accaparrati privilegi inusitati: peccato che dagli ultimi conti contenuti in un allegato al predetto emendamento, al massimo si recupererà dalle tasche di quei ricchi nemmeno un decimo di quello indicato da quel ministro: a fronte del miliardo sbandierato, e pur tassando con aliquote ancor più pesanti dei loro predecessori (almeno il doppio in termini di premio di solidarietà rispetto a quello dei governi precedenti, che oscilla dal 15 al 40%), al massimo nei vari anni del quinquennio, i ricavi non  superano gli 80 milioni di euro annuali!  Una inezia in termini di recuperi globali, ma un colpo ferale per quei pochi colpiti che si vedono costretti a pagare una ulteriore tassa, oltre a quel quasi 50% trattenuto a monte, di circa una media di un 20% aggiuntivo (pari a una patrimoniale annua del tutto arbitraria di qualcosa prossimo a 10000 euro, cioè circa 20 milioni del vecchio conio) raggiungendo così una tassazione complessiva del 70%: non si può nemmeno menzionare la parola equità in quanto oltreché ipocrita, è sinonimo di ingiustizia e di esclusivo appagamento di invidie sociali che costoro stanno alimentando per un futuro consenso da parte di una vasta platea di beneficiari – col reddito di cittadinanza – rispetto a quei risicati numeri dei cd. pensionati dorati che superano di poco le 20000 unità. E, vista questa sconsiderata tassazione, c’è ancora qualcuno che denuncia chi espatria e va a vivere all’estero dove le tasse, soprattutto sui pensionati, sono ad una cifra o addirittura inesistenti?
Credo che anche se il combinato disposto attualmente al governo faccia orecchie da mercante e continui nel suo “sogno” a danno di una singola e ben mirata categoria con lesione palese dei loro diritti acquisiti per legge, ci sia molto “ground” per la Corte Costituzionale per dichiarare incostituzionale questa manovra nei confronti dei pensionati dorati; da un lato perché trattandosi di assistenza e non di previdenza si va a fare una commistione inaccettabile fra le due sfere sociali; sotto un profilo più ampio perché quella extra tassa grava solo su una categoria di persone e non è basata sul reddito di qualsivoglia lavoratore pubblico e privato; anche la totale arbitrarietà nel montante da 4000 a 4500 fino a 5000 euro mensili, è opinabile e non si capisce perché non da 3000 o altro; il provvedimento “una tantum” è già stato reiterato nell’arco di 7 anni da tre analoghi provvedimenti; gli strafalcioni inseriti nella relazione illustrativa con l’elusione di certe pensioni crea una ulteriore, seppure umanamente accettabile, discrasia arbitrale; la provvisorietà del provvedimento si estende paradossalmente in un quinquennio perdendo ogni significato di estemporaneità con un taglio di parzialità inaccettabile; la aleatorietà del prelievo forzoso che se finalizzato a travasare fondi nel cd. reddito di cittadinanza, quegli 80 milioni di euro sono una goccia nel mare magnum dei 7 o 8 miliardi previsti per farvi fronte, ma soprattutto il mancato affidamento di quel rapporto non solo fiduciario, ma anche contrattuale stabilito fra lo Stato ed il cittadino nel tempo.

Mi meraviglia infine, a tal proposito, il silenzio tombale delle Istituzioni, dal Ministro della Difesa al Capo Supremo delle Forze Armate; chi è in servizio, ma anche i veterani, hanno sempre riposto la massima fiducia nei loro capi che non possono limitarsi a frasi benevolenti per certe occasioni e cerimonie, ma dimostrare nei fatti la concreta tutela degli appartenenti alle FFAA: se manca questo interessamento doveroso a chi deve rivolgersi un militare che non è mai un “Ex”, ma che – suo malgrado – non è più nei ranghi effettivi?  Non ci sto a quest’aberrante furto del diritto e delle connesse palanche; il sogno di alcuni politici si è trasformato, per i pensionati d’oro, in un incubo increscioso.  Noi militari siamo sempre stati allergici ai girotondi ed alle manifestazioni di piazza per far valere i nostri diritti calpestati, ma quando si incrina quel rapporto Stato-cittadino e viene manifestamente offeso il proprio status con l’indegna accusa di “essere dei parassiti” si sconfina in una questione che travalica la dignità e va a toccare perfino l’onore: e l’onore, devono imparare, non è merce negoziabile da chiunque abbia indossato le stellette per una vita.

GIUSEPPE LERTORA

 

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