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Inps ai medici: bonus e incentivi se revochi le prestazioni

Italia – Un macigno senza confronti è il Piano della performance 2018-2020  INPS (quindi già in vigore) contenuta nella determina n 24 13 marzo 2018, sottoscritta dal Presidente Tito Boeri, che stabilisce gli obiettivi da raggiungere per i medici Inps che li porterebbero a ottenere forme integrative economiche, tra i quali gli incentivi. Infatti a pagina 61 dell’allegato tecnico, al paragrafo “Obiettivi produttivi ed economico finanziari dei professionisti e medici”, al comma 3.1.1  si legge “In particolare, sono compresi i seguenti obiettivi per il cui raggiungimento professionisti legali e medici svolgono un ruolo decisivo:  (per i medici)

  • Vmc – Annullamento prestazioni dirette malattia;
  • Revoche prestazioni invalidità civile;
  • Azioni surrogatorie”

A dare l’allarme è nientemeno che l’Anmi (Associazione nazionale medici Inps), con il comunicato 12 ANMI, nel quale si legge “contesta questi obiettivi in quanto ritiene che alcuni siano incompatibili con le norme deontologiche (revoca di prestazioni di invalidità civile) e altri non ricompresi nell’ambito delle attività svolte dal medico dipendente (VMC annullamento delle prestazioni dirette di malattia) o correlati all’occorrenza di eventi traumatici che prescindono del tutto dall’impegno professionale del medico INPS (surroghe)”.

Quanto recitato è inequivocabile così come le ripercussioni che tutto questo può avere sulla società. Obiettivi, come nel caso di revoca di prestazioni invalidità civile, del tutto incompatibili con le norme deontologiche del medico che deve agire in scienza e coscienza senza insinuare il dubbio dell’intervenuto interesse personale.  Immaginate quando questi medici dipendenti/strutturati Inps dovranno valutare il grado d’invalidità di una persona all’interno delle Commissioni e nello stesso tempo avranno un interesse economico personale che si scontra al dovere professionale, che fiducia potranno avere le persone?  Per Inps l’obiettivo dovrebbe essere quello del riconoscimento o meno di un giusto diritto. Oltretutto gli obiettivi “produttivi” penalizzeranno i medici che agiranno con coscienza che rischieranno di ricevere un riconoscimento economico decisamente inferiore rispetto a chi agisce nell’interesse personale gettando nella disperazione il cittadino.

Circa 900 medici Inps operano come esterni, quindi con partita Iva, rappresentano la maggioranza dei medici che compongono le commissioni e a fine anno il dirigente medico strutturato esprimerà un parere sul loro operato. Ma sono proprio le decisioni dei medici esterni a produrre il premio economico del loro diretto superiore.

Intervistiamo l’avvocato milanese Nico Cerana –  esperto in materia INPS – che giustamente ritiene che “Quanto disposto dall’Istituto potrebbe addirittura rappresentare un’istigazione verso i medici a commettere un illecito, inquadrabile nel reato di falso ideologico. È incontrovertibile che con queste condizioni, il cittadino sottoposto a visita avrà sempre il dubbio che la sua condizione non sia valutata per quello che realmente presenta, soprattutto alla luce dei numeri che parlano da soli“.
Infatti già nel 2016 (prima quindi di questi nuovi obiettivi) Inps avrebbe distribuito come bonus nel raggiungimento degli obiettivi ai propri medici strutturati 20.139.098,74 euro pari a un importo medio pagato al singolo medico di 38.879,40 euro/anno, un secondo stipendio in sostanza.

Non siamo i medici dello Stato ma del cittadino – afferma il Presidente dell’Ordine dei Medici –  Questo incentivo, se confermato, è un’aberrazione per la professione medica e segna il tradimento di principi costituzionali. Chiunque debba valutare, sappia che siamo contrari”

 

 

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