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Incentivi ai medici Inps revocati nel 2021? Non si gioca sulla pelle degli invalidi

L’interrogazione parlamentare sugli incentivi economici previsti dall’Inps ai medici, prevista con la determina n. 24 del 2018, in relazione al numero di invalidità revocate sono deontologicamente inammissibili e verranno stralciate ma solo nella prossima programmazione

Italia – Il sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali  Claudio Cominardi, nella seduta del 19 ottobre 2018 ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata da Elena Carnevali (Pd) in merito a quanto previsto dal piano delle prestazioni 2018-2020 dell’Inps approvato con determinazione presidenziale n. 24 del 13 marzo 2018.  Per trasparenza riportiamo integralmente il resoconto della seduta « In ordine alla determinazione in oggetto, aggiungo che la stessa è stata esaminata dal collegio dei sindaci dell’Istituto nel verbale n. 11 del 20 marzo 2018 – afferma Cominardi –  In merito, l’organo di controllo non ha espresso rilevazioni in ordine allo specifico argomento degli obiettivi produttivi ed economico-finanziari dei medici professionisti. Per gli aspetti di competenza del Ministro della salute, il dicastero, sul presupposto che tali obiettivi potessero effettivamente avere un impatto sui professionisti coinvolti da un punto di vista deontologico, visto anche il dissenso espresso in merito dalla federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ha ritenuto di dover chiedere chiarimenti all’INPS sulla vicenda. L’istituto ha fatto pervenire chiarimenti tecnici volti ad evidenziare che gli obiettivi in parola, delineati nell’ambito del piano delle prestazioni, non inciderebbero sull’autonomia tecnico-professionale dei medici interessati, in quanto le prestazioni, a cui ci si riferisce, riguardano casi ben definiti ed estremamente circoscritti oggetto di specifiche discipline di settore. In particolare, l’INPS ha meglio specificato che l’istituto della revoca di prestazione di invalidità civile si riferisce ad un settore dell’attività assistenziale, ovvero le cosiddette “revisioni ordinarie”. Quest’ultima è un’attività trasferita dalle ASL all’INPS nel 2014 e riguarda una precisa fattispecie di invalidità in cui precedenti commissioni mediche avevano riconosciuto il diritto ad una prestazione a termine, prevedendo espressamente la “rivedibilità” del giudizio dopo un certo numero di anni nella prospettiva di un miglioramento dello stato morboso. In riferimento, poi, alla rilevanza dell’obiettivo “revoche” rispetto alla retribuzione accessoria, l’istituto ha evidenziato che il vigente CCNI stabilisce che la retribuzione accessoria è composta dalla performance individuale al 30 per cento e dalla prestazione organizzativa per il 70 per cento. In particolare, nell’ambito della performance organizzativa che valuta i risultati conseguiti a livello di struttura, rientra anche l’indicatore finanziario oggetto dell’interpellanza che incide per l’1,7 per cento sulla retribuzione totale del professionista. A tal proposito, l’INPS ha reso noto che, vista la bassa incidenza degli indicatori in questione sulla prestazione complessiva e dal momento che la valutazione avviene a livello regionale con il contributo di tutti i professionisti, l’azione del singolo professionista, di conseguenza, sembrerebbe non incidere in maniera rilevante sul risultato finale della retribuzione attesa. L’INPS ha peraltro evidenziato che le competenti strutture dell’istituto hanno avviato una puntuale verifica dell’efficacia dell’indicatore in argomento finalizzata a valutarne l’opportunità di una revisione. A tal proposito, il Governo si impegna a vigilare affinché, nella futura programmazione non sia più previsto l’indicatore in oggetto. Per quanto riguarda il secondo quesito posto dagli onorevoli interpellanti, con riferimento ai primi sette mesi del 2018 l’istituto ha reso noti i dati aggregati a livello regionale relativi alle visite per “revisioni ordinarie”, con evidenziazione dell’incidenza dei provvedimenti di revoca sul totale delle visite effettuate. Allo stesso modo, l’istituto ha fornito i dati richiesti relativi alle visite mediche di controllo effettuate, con i relativi esiti, aggregate a livello regionale e provinciale. Per concludere, pur riconoscendo l’importanza della programmazione dell’istituto ai fini della valutazione dei professionisti e dei medici INPS, ritengo che sia necessario considerare fondamentale, prima di ogni principio economico o finanziario, valori quali il rispetto della vita, della salute pubblica e della dignità della persona. Come definito dall’articolo 32, comma 1, della Costituzione italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Ricordo, infine, l’attenzione che il Governo ha posto, sin dall’inizio, verso tutte quelle persone – e le rispettive famiglie – al centro di un’esperienza difficile come quella della malattia o della disabilità, diventati, a causa dei comportamenti di pochi “furbetti” e delle inadeguate politiche precedenti, un vero e proprio stigma sociale per chi vive realmente una condizione di infermità fisica, psichica o sensoriale
La deputata Elena Carnevali non è soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza e afferma « Mi dichiaro insoddisfatta non solo – e non in particolare – per le risposte che mi ha fornito il sottosegretario, quanto per quelle che ci sono state fornite dall’istituto, perché la contraddizione in termini di quello che ci è stato spiegato è che alla fine questi criteri incidono dal punto di vista della valutazione dell’eventuale premialità che viene data ai medici in modo – si è fatto un po’ fatica a capire, ma mi sembra di averlo potuto ascoltare – non così incidente. E, allora, la prima domanda che ci si pone è che senso ha averlo inserito. In secondo luogo, soprattutto perché viene sottolineato e si parla, in particolare, della revisione per condizioni di invalidità temporanee, questo non può essere legato alla valutazione che viene fatta in termini, come dire, quasi propedeutici, nel senso che guardiamo a quello con le eventuali possibilità di una revoca. Infatti, questo riguarda la condizione di benessere, di salute o di non salute della persona del nostro assistito. Non è che se questa persona ha avuto una condizione di aggravamento noi non possiamo riconoscergli l’indennità di invalidità o se invece vi sono delle condizioni oggettive, ma non è che incide la valutazione del medico. Ad incidere – ed è quello che noi osserviamo – deve essere la condizione effettiva della persona che viene valutata. Quindi, francamente non solo non mi ritengo soddisfatta ma soprattutto sono particolarmente colpita, perché se alla fine è anche un valore – come dire – poco significativo nelle premialità perché inserire una norma che francamente cozza e fa a pugni con il valore deontologico della persona? E poi, devo dire, ho sentito di una disponibilità – siamo nell’ambito delle disponibilità – di una verifica da parte del Governo che chiederà prossimamente di eventualmente stralciare questa parte. Mi auguro che questo invece avvenga davvero nel più breve tempo possibile e che siano altri i criteri con cui noi valutiamo le condizioni di salute e le eventuali prestazioni che possono essere riconosciute alle persone che ne fanno richiesta. Infatti, credo davvero che subordinare il riconoscimento della condizione di bisogno a questioni legate esclusivamente al budget non sia tra gli obiettivi che noi pensiamo di dover raggiungere non solo come istituto ma penso che non lo dobbiamo raggiungere neanche come Paese. Ed è oggettivo il fatto che è sicuramente molto più difficile adesso poter avere riconosciuta una prestazione che viene data poi con l’accertamento delle condizioni di invalidità civile ed è molto più difficile di questi tempi avere questo riconoscimento. Mi auguro che ci sia un impegno effettivo da parte del Governo e che ci sia una disponibilità alla revisione di questi criteri contenuti nel piano delle performance».

Stralciare questa ingiusta previsione tra tre anni significa non considerare la vita e le difficoltà di un invalido e spingerlo verso il baratro. La politica è responsabile di ciò che deve subire ingiustamente una persona affetta da patologie invalidanti, di criteri davvero cinici che annullano l’aspetto clinico-scientifico unico e vero elemento di valutazione in un Paese civile, i costi che devono supportare gli assistiti per i ricorsi e non da ultimo il dolore struggente di chi subisce accuse che colpiscono l’integrità morale e la dignità della persona disabile. Il contrasto agli abusi non si può sostenere con le fragili spalle di chi già soffre, siamo arrivati al punto che l’invalido si sente sotto accusa sempre e comunque, ormai la paura di essere pubblicamente additato lo porta a vegetare piuttosto che a vivere e a “riabilitarsi” imparando tecniche e utilizzando tecnologia che gli permettano di compiere azioni basilari nella vita di tutti i giorni.

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D.R.

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