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Ciechi e ipovedenti. La società deve capire che perdere la vista non vuol dire perdere la vita

Italia  – Dopo le calunnie e le gravissime offese pubblicate in vari giornali a danno della signora Paola Morandi, moglie dell’Ammiraglio Treu, accusata di falsa cecità ma in realtà affetta da atrofia ottica bilaterale – malattia di Leber, nota come LHON, vogliamo approfondire e diffondere la reale condizione che vive la persona con una disabilità così importante.

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Abbiamo coinvolto una serie di non vedenti per conoscere meglio questa realtà per lo più fatta da persone che hanno sconfitto il pregiudizio con la forza della loro voglia di vivere. Vogliamo raccontarvi l’esperienza di Ada Nardin, una giovane donna non vedente, cieca assoluta per la legge, che per conto dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti segue le problematiche legate alla Mobilità Autonoma.  Ada non si è arresa alle difficoltà intrinseche alla sua limitazione funzionale, anzi, alla sua vita ha dedicato un esclusivo arcobaleno di mille colori e di altrettante sfumature. Ha studiato lingue alla Scuola Superiore per interpreti e traduttori, ha insegnato inglese e francese presso il Centro Regionale Sant’Alessio di Roma, ed è una consulente di autonomia personale e guida  di “Dialogo nel buio”, una mostra permanente all’interno dell’Istituto dei ciechi di Milano. Ada ama lo sport, pratica ad un livello non agonistico la corsa podistica, il nuoto e la vela ma anche il baseball, disciplina dalla grande valenza formativa e riabilitativa. Ama la musica e studia canto jazz e non è tutto. Oltre al suo lavoro presso il Dipartimento delle Politiche Sociali di Roma Capitale come addetta all’ufficio relazioni con il pubblico , al front office, Ada è anche una cooperante internazionale, ha partecipato a diverse missioni in alcuni paesi africani, ha affrontato diversi viaggi “zaino in spalla” per svolgere l’attività di formatrice verso chi si occupa a sua volta della formazione a bambini e ragazzi non vedenti. In questa attività di formazione porta  ausili tiflologici (La Tiflologia è la scienza che studia le condizioni e le problematiche delle persone con disabilità visiva, al fine di indicare soluzioni per attuare la loro piena integrazione sociale e culturale) e materiale didattico per gli allievi,  mostra ai futuri istruttori le tecniche di orientamento e mobilità per permettere alle persone di spostarsi liberamente ed in piena sicurezza, consiglia  come ascoltare il traffico al fine di affrontarlo agevolmente,  addestra i formatori all’uso del bastone bianco e dimostra come i fossati per lo scolo delle fognature che si trovano lungo le strade possono diventare  una sorta di corsia. ipovedentiAda fa intuire come trasformare in risorsa quello che viene visto come un ostacolo.  E’ sostanzialmente quello che vogliamo fare noi oggi con questo articolo.  Vogliamo trasformare il terrore che ha immobilizzato molti non vedenti dopo le assurde accuse verso la signora Morandi, in fierezza e gioia, dimostrando come da una così forte e determinante limitazione funzionale abbiano saputo affrontare la vita con coraggio, dignità e generosità,  talvolta superiore a chi non ha alcuna disabilità. Vogliamo rendere noto al cittadino di come lo Stato prima investa nelle attività riabilitative per non vedenti, in modo che possano avere un minimo di autonomia nel quotidiano e poi lo stesso Stato li porti in giudizio per averli “sorpresi” a svolgere una funzione normale come comprare la frutta al mercato o attraversare sulle strisce pedonali (peraltro luogo “attrezzato” con particolari accorgimenti per l’attraversamento).  Ovviamente i non vedenti hanno bisogno di sostegno economico, umano, istituzionale, di tecnologie assistive e semplici adattamenti che permettano loro di svolgere in sicurezza una serie di attività quotidiane, di studiare e lavorare,  di usare un computer o uno smartphone, di camminare per strada o di prendere un mezzo di trasporto, di occuparsi della propria casa, cucinare e persino di decorare una torta.  Le attività di queste persone sono direttamente proporzionali alle condizioni ambientali, sarà molto più semplice muoversi in città come New York che possiede una struttura semplice ed intuitiva o nel proprio quartiere che si conosce benissimo, piuttosto che in una città o in un paese sconosciuto dove ci sono barriere senso-percettive e non esistono facilitatori come i semafori sonori, percorsi tattiloplantari o annunci di linea e di prossima fermata, o ancora, in assenza di un piano regolatore idoneo.

Il progresso per fortuna permette ai non vedenti di oltrepassare la tristezza del buio, tristezza che risiede solo negli occhi di chi osserva, l’ignoranza tenta invece di affossarli e di farli vivere in una ingiusta subnormalità.

Daniela Russo


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