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La “falsa cecità” della moglie dell’Ammiraglio Treu? I veri ciechi sono i media

foto-treu-Roma – Desideriamo approfondire la vicenda della ‘’finta cieca’’ sbandierata nei giorni scorsi con articoli diffamanti che toccano la signora Paola Morandi, coniugata Treu, purtroppo rivelatasi la cartina di tornasole del triste e vergognoso declino dell’Italia e dell’irrispettosa modalità di svolgere professioni tanto delicate qual è il mestiere di giornalista che ha l’obbligo deontologico di riportare la correttezza delle informazioni.   Ci sono almeno due motivi per essere scandalizzati da questa ondata di fango gettata gratuitamente ed immotivatamente sull’intera famiglia Treu: uno, che purtroppo la malattia di cui soffre Paola è vera, devastante ed acclarata scientificamente e, secondo, che con accostamenti impropri quanto surrettizi i latori di quei miserabili e incontrollati servizi, sono riusciti a incrinare la reputazione di una famiglia, di una vera Signora e di un validissimo Ufficiale di Marina dalla vita specchiata.

L’aspetto altrettanto desolante di questa vicenda ignobile che attiene ognuno di noi e che dovrebbe farci riflettere se non preoccupare, consiste nella breccia che certe notizie fanno nell’immaginario collettivo del nostro tempo anche avverso il sacrosanto diritto della  gente di conoscere invece la realtà dei fatti, creando così dei pericolosi corto-circuiti mediatici che rovinano la vita delle persone oneste e dabbene: la cosa grave è che non si avverte alcun cambiamento contro lo squallore, la deriva e i veleni sparsi da quei corvi che continuano a sguazzare in tutta libertà nel nostro mondo. Ma lo sdegno ed il disgusto per l’ennesimo squallido attacco mediatico è ulteriormente aggravato dall’oltraggiosa e palesemente strumentale stilettata che utilizza, a guisa di grimaldello, la malattia visiva della Signora Treu. Non si capisce infatti quali siano le motivazioni per cui si tira in ballo il marito della Signora, il Grande Ammiraglio Treu, quindi la sua immagine citando pure le sue onorificenze, peraltro in un momento già di lutto per l’incidente dell’elicottero nel mar Libico, con una sorta di accanimento anche nei confronti della Marina che, per inciso, lo stesso Ammiraglio ha sempre rappresentato in modo ineccepibile, con un’etica rara, una professionalità eccezionale ed un carattere autorevole non disponibile ad alcun compromesso soprattutto su quei valori non negoziabili che attengono il senso del dovere, la dignità e l’onore.

A prescindere per un momento dalla menzogna riguardante la Signora, la mossa spregevole dei media di mettere in prima pagina a caratteri cubitali, precisando che ‘’è moglie dell’Ammiraglio Treu’’, quale messaggio i nostri benemeriti professionisti dell’informazione  vogliono far passare? Che ci azzecca? E se fosse stata la moglie di un netturbino avrebbero precisato nome e cognome del coniuge e gli apprezzamenti avuti nella sua carriera?  Una ulteriore riflessione è doverosa pur senza sconfinare nella fantapolitica; forse basta richiamare il motto andreottiano per cui ‘’a pensar male si farà pure peccato, ma spesso ci si azzecca..’’ e allora si potrebbero spiegare in buona parte quelle mosse sottotraccia e subdole che hanno obiettivi assai diversi dal denunciare ‘’la finta cieca’’ , ma la ‘’bottom line’’ potrebbe essere la specifica volontà di far male all’Ammiraglio.  Non è superfluo richiamare il caso che ha visto coinvolto, anche lì surrettiziamente, l’Ammiraglio De Giorgi nella vicenda Tempa Rossa, da cui è stato scagionato completamente; anche in quel caso le illazioni e le diffamazioni mediatiche scatenate ‘’a tempo’’ hanno fatto breccia inizialmente sull’ immaginario collettivo e sono servite a creare comunque un polverone tale da escluderlo –con una tempestività incredibile-da quelle nomine di rilievo che erano senza dubbio alla sua portata e del tutto meritate.   Ora l’Ammiraglio Treu è il Sottocapo di Stato Maggiore della Marina e può legittimamente aspirare ad una ulteriore posizione di Vertice: ci si chiede perché quel polverone sia stato sollevato proprio ora? Sarà forse un caso? O esiste una volontà di danneggiarlo nella sua luminosa e meritata carriera?

Con allucinante prontezza i protagonisti delle diffamazioni  hanno rincorso quella notizia di cronaca, sentenziando sulla colpevolezza della signora Treu, senza minimamente verificarne la fondatezza con una deontologia degna della peggiore barbarie della comunicazione; forse conta di più vendere qualche copia del loro pessimo giornale, con qualche sciocco e vacuo ‘’scoop’’, piuttosto che tutelare la autenticità dell’informazione e soprattutto la reputazione di persone dabbene: un tragico copione per cui quei valori come l’onestà, la stima e la serietà passano in secondo piano, e diventano facezie. Ed è sempre più evidente che i nostri media quando non sono del tutto amorfi o asserviti al potere, molto spesso fanno prevalere un moralismo ammantato di diritto insieme con un giustizialismo spacciato per giustizia; entrambi condannabili in quanto rappresentano la plastica facciale degli imbroglioni sempre pronti a far credere all’opinione pubblica cose non vere e spesso artatamente gonfiate. E non è raro che costoro riescano a innescare un cortocircuito mediatico-giudiziario che induce a colpire nomi altisonanti per farsi belli, anche se con quelle questioni non c’entrano per nulla, come nel caso in specie: ma il loro utilizzo costituisce pur sempre un grimaldello devastante quanto determinante e appetibile dal gossip più deteriore.

Nel caso specifico e nel merito poi della ‘’finta cieca’’ le notizie sono monche e fuorvianti; si sottolinea la ‘’falsa cecità’’ della Signora Paola ma si omette di rammentarne la specificità, la realtà della malattia e le conseguenze che comporta; né si ricorda il ripristino del beneficio dell’accompagnamento riconosciuto e statuito dal Giudice  Civile con sentenza del 2016, e volutamente si sorvola sulle conferme del suo stato di salute da parte degli stessi medici dell’INPS, oltre a non considerare la rilevante testimonianza del Presidente nazionale Ciechi che, in relazione specifica alla gestione quotidiana della malattia della Signora Treu, sostenne la piena condivisibilità dei suoi comportamenti in rapporto con la sua malattia che, trattandosi di acclarata, quanto rara, degenerazione del nervo ottico (Atrofia ottica bilaterale da malattia di Leber), nota come LHON, e diagnosticata da oltre 20 anni, con cui la Signora cerca di convivere di certo con ovvie difficoltà, e con una forza di carattere non comune suffragata da una fede e spirito di solidarietà, sostanziando con frequenti attività di volontariato, vero, formando e sollevando con generosità gli ipovedenti e non solo. L’accusa di ‘’falsi ciechi’’ per i portatori di LHON, si legge nei siti di esperti, è una definizione di ignoranti ed in malafede che si basano su una scarsa se non nulla conoscenza di quella malattia visiva ‘’invisibile’’ che, essendo rara e degenerativa del nervo ottico e delle terminazioni nervose al tempo stesso, consente di intravvedere solo ombre frontali con cecità totale al centro del campo visivo, mantenendo un qualche limitato sprazzo visivo nella cd. visione periferica: ciò consente, a seconda dei casi, al paziente di uscire di casa e, seppure con ovvie difficoltà e rischi, di poter disbrigare le faccende domestiche. Costoro non ricadono nella categoria dei ‘’finti ciechi’’ tutt’altro; sono soggetti ipovedenti destinatari di una grave patologia che tende ad aggravarsi col tempo e che sono a tutti gli effetti dei ‘’ciechi legali’’, ma con grande difficoltà ad essere riconosciuti tali.  Documentarsi quindi in anticipo ed alimentare la materia grigia prima di sparare sciocchezze, dovrebbe essere un ‘’must’’ generalizzato, ma sembra un requisito ormai scomparso per molti: in primis nel mondo dei media.  Suscita davvero disgusto questo modo di procedere nell’informazione errata quando non fasulla, ma sempre devastante;  suscita ancor più sdegno quando si avverte -come nel caso in specie- ‘’puzza di bruciato’’’ per l’attacco spregiudicato e strumentale all’Ammiraglio Treu, tendente a colpire un Ufficiale che si è sempre distinto per professionalità, onestà, etica e dedizione nel ‘’servire la Patria before himself’’: un proditorio attacco foriero di danni gravissimi per la sua immagine, la sua reputazione e forse- ma speriamo davvero che così non sia-  anche per la sua carriera.

In un’intervista rilasciata dall’Ammiraglio sotto attacco, siamo rimasti colpiti dalla nobiltà d’animo che le sue parole hanno fatto trasparire “Sono contento che questa tristissima vicenda sia capitata a noi e non a una famiglia in difficoltà sia di rapporti intrafamiliari che economici. Sono cose per le quali persone oneste sono pronte a suicidarsi… come è già successo. Sfrutteremo la risonanza mediatica affinché si sensibilizzi la società sulle malattie rare e su queste nefandezze che colpiscono disabili che lottano quotidianamente per superare i loro limiti, diventando paradossalmente vittime del loro stesso coraggio, arrivando paradossalmente a morire a causa della loro stessa voglia di vivere. Lotteremo per questo scopo facendo leva sulla sventura che ci è capitata”.

Giuseppe Ligure


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