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Migrazioni e jihad: una parentela preoccupante

Strategie per spezzare quel link e proteggerci di più.

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Fotomontaggio: l’immagine dei migranti sul barcone è di Massimo Sestini / Guardia Costiera Italiana

Il legame funzionale, le connessioni, se non l’equazione che comprende il fattore migratorio con quello della jihad, sarebbero vanificati in partenza se valutassimo le stragi recenti portate a termine dall’ISIS, in Spagna (Barcellona), in Francia (dal Bataclan fino a Marsiglia) ed anche in UK (Manchester), in relazione all’entità dei loro flussi migratori: almeno sotto un profilo quantitativo e con un approccio semplicistico quanto controfattuale, quei Paesi registrano un flusso esiguo, per esempio rispetto all’Italia, di migliaia contro centinaia di migliaia di migranti sbarcati nelle nostre coste. Pertanto sembrerebbe non sussistere un link diretto, una sorta di proporzionalità, fra le due problematiche se ci si sofferma al solo dato “quantitativo”, tanto più che gli autori delle varie stragi non sono risultati quasi mai migranti dell’ultim’ora, ma personaggi certamente già sospettati, ancorché con relativa cittadinanza locale, di seconda o anche di terza generazione. Che, comunque, come riportano alcune fonti e accadimenti, si sono abbeverati nella cultura jihadista e transitati avanti e indietro con la Turchia, Siria, Iraq e Libia, quali foreign fighters, potenziali aspiranti terroristi o semplici simpatizzanti, con percorsi covert ed apparentemente innocui, facilmente infiltrati e mescolati anche con i semplici migranti diretti in Europa: la mancanza di identificazione e di controlli atti a discriminare “i buoni migranti dai cattivi” lascia, quindi, aperta ogni legittima ipotesi circa quel nefasto link. E la questione, proprio perché controversa ma con conseguenze vitali per la nostra sicurezza e libertà, merita davvero, ulteriori, meditati approfondimenti per meglio indagare sulla “parentela” dei due “elementi”.
Intanto partiamo dagli obiettivi o, matematicamente parlando, dal loro minimo comune multiplo, assai simile fra i due fenomeni: allargare le platee islamiche in Europa con una crescita della radicalizzazione per sottomettere gli infedeli.
La migrazione dai Paesi Africani, e non solo, costituisce ormai, dopo anni di tolleranza piena e di accoglienza illimitata, se non una vera e propria invasione –per dirla alla Fallaci- certamente una sorta di assedio incrementale, specialmente nei confini liquidi mediterranei che hanno dimostrato fino a pochi mesi fa tutta la loro fragilità. Da lì nasce l’allarme e dunque la paura motivata (per alcuni è solo timore infondato?) sul piano della sicurezza sociale e dei risvolti criminali che si registrano quotidianamente, dalle migliaia di migranti accolti “ad occhi chiusi”; che si tratta per la maggioranza di maschi giovani senza famiglia e con tanti ormoni per stuprare (leggasi Rimini…); che la loro religione non si assimila assolutamente alla nostra, e quindi non-integrabili (vedasi dovunque…); che sono poveracci incolti e probabilmente portatori di malattie sconosciute (vedasi caso Malaria…); che tra loro ci sono infiltrati terroristi (come dichiarato formalmente da al Serraj e dal Presidente del Ciad…) e che il crimine e diverse organizzazioni malavitose prosperano sul traffico di questi esseri umani, e via dicendo.
Obiettivamente ed umanamente, un conto è dare asilo a chi viene da conflitti secondo il diritto internazionale delle genti, altro è accettarli tutti a prescindere con i rischi sulla sicurezza e sulle nostre libertà, con ovvi stravolgimenti nel tessuto sociale con tensioni ormai all’ordine del giorno con i locali più poveri, con insostenibili ingolfamenti nei centri di (non) accoglienza e con ulteriore degrado – se non intasamento – dei già precari sistemi sanitari, educativi, quando non lasciati alla mercé di organizzazioni mafiose o abbandonati nelle nostre città, come mine vaganti.
Dopo anni di inazione governativa, “per non irritare l’Oltretevere”, finalmente il neo-ministro Minniti ha dato una smossa, logica e laica, per meglio controllare i migranti e per il contrasto dei trafficanti di esseri umani, con un netto distinguo fra chi ha diritto ad emigrare, da chi non l’ha!
E, attivandosi mediante non facili accordi con il riconosciuto, ma debole, premier libico al-Serraj compresi 14 sindaci delle città libiche maggiormente interessate alla fuga dei migranti verso l’Italia (è dell’ultim’ora anche la sua visita al generale Haftar…) affinché la loro Guardia Costiera – addestrata dalla nostra Marina Militare – possa riprendere le attività reali connesse con la rinstaurata zona SAR di loro competenza per riportare in Libia i fuggiaschi. Di più; la tesi del nostro Mininterno è stata benedetta anche al Vertice recente di Parigi di concerto con Francia, Spagna e Germania, ed alcuni Paesi (Niger, Ciad, Mali e Libia) dell’Unione africana, nel presupposto di controllare quei flussi fin dai Paesi di partenza e/o di transito, identificandoli, mentre coloro che tentano la traversata verso l’Italia saranno riportati in costa dalla G.C. libica, e l’ONU dovrà provvedere a sistemarli dignitosamente in Centri di accoglienza per poi rimpatriare coloro che risultino clandestini. E’ chiaro ed evidente che, da quando sono state poste in essere tali misure, il traffico nel Canale di Sicilia si è ridotto drasticamente, circa dell’80%, passando da 21000 dello stesso mese di agosto del 2016, a circa 3000 arrivi nel 2017; è altrettanto chiaro che la virata di controbordo di Minniti, e ora della Ue, per cui “le porte non saranno più sempre aperte a chiunque…” e “le ONG devono rispettare un certo Codice di condotta”, ha fatto storcere il naso a parecchi, e potrebbe essere avvertita da alcuni  opinionisti o “benpensanti interessati” come un serio ostacolo all’assunto del link che legherebbe i migranti ai gruppi dello Stato islamico.  E, se risponde a verità, che quell’abnorme flusso alimentava anche in parte ISIS e prima al-Qaeda, o che comunque costituiva un vettore logistico di transfer di terroristi verso l’Europa, con palesi interessi di altre organizzazioni criminali, si comprende anche la recente grida del loro quotidiano per la propaganda on-line, Daqib, che, nell’incitare i jihadisti a colpire “Roma, sede della cristianità e dei crociati”, dopo la strage di Barcellona per la riconquista di al-Andalus (sebbene tali obiettivi fossero anzitempo dichiarati dallo stesso al-Baghdadi, califfo dell’ISIS…), ha fatto elevare ulteriormente l’allerta nelle città europee. Nella speranza che, di conseguenza, il nostro Paese non subisca quelle rappresaglie indicate dal Daqib, come già successo negli altri Paesi; sarebbero folli se attaccassero il Vaticano che finora ha predicato l’accoglienza e la tolleranza per tutti, musulmani inclusi: un vero e proprio suicidio, considerate le probabili sollevazioni di tutto il mondo della cristianità…   Ma forse, va valutato se e quanto, queste misure sacrosante stanno dando “il destro”, ed abbiano un link pur involontario e negativo con la jihad e diano benzina alle sue rappresaglie. D’altronde è noto che il Califfato dello Stato islamico e similmente i seguaci di al-Qaeda – loro parenti-serpenti in lotta interna per il predominio nel mondo islamico –  vuole portare la “guerra santa” in Europa, dove vive il nemico “per non farli più vivere in pace”; cioè portare la jihad fra noi per imporre il proprio dominio sull’intero Islam, compreso al-Qaeda e i Fratelli musulmani, con uno scontro mondiale contro gli sciiti, e cioè tutti gli apostati e infedeli: l’obiettivo è quello di sottomettere tutti gli esseri viventi all’Islam.  Una campagna globale che punta, per quanto di diretto interesse, a varcare il Mediterraneo reclutando gli elementi islamici più estremisti, e sottomettere con un regime di terrore e di stragi, gli europei spauriti; una visione apocalittica, fondata sulla eliminazione fisica degli oppositori, siano essi sciiti o europei o altre minoranze non allineate, sulla conquista dei territori, e distruggendo tutte le testimonianze storiche ed archeologiche di civiltà e culto non islamico. L’ incipit del Califfo, diramato tempo addietro dal Daqib, è terribile ed è esplicito invito a tutti i musulmani di “trovare un infedele, colpire la sua testa con un sasso, un machete, avvelenarlo, investirlo con un auto, o distruggere i suoi raccolti, in modo che almeno un miliardo di infedeli siano eliminati “.  Una dichiarazione di guerra che riguarda innanzitutto gli stessi musulmani sciiti dell’asse Iran-Siria, ma assedia e minaccia tutto il mondo occidentale. I gruppi jihadisti hanno identificato nell’Europa il loro campo di battaglia, da Parigi a Londra fino a Barcellona, invitando a usare quell’armamento annunciato per le stragi e pianificando di trasformare le nostre strade in mattatoi, con riserva di applicare quelle tecniche distruttive di più largo impatto, come gli avvelenamenti e la distruzione dei raccolti, finora non sperimentate o applicate. Per fortuna l’ISIS sta perdendo pezzi ed influenza nel Medio Oriente e la coalizione anti-ISIS sta rioccupando quei territori in Iraq e in Siria che erano ormai diventati parte integrante del Califfato; in particolare le città sante di Mosul e infine anche la loro capitale Raqqa, in Siria, sono tornate alla libertà, ma restano in piedi più che mai le loro rappresaglie nei confronti degli europei condotte sia da “lupi solitari” che da gruppi coordinati in rete. Gli europei, per contro, sembra non si rendano conto della pericolosità di una guerra dichiarata e subdola, e al di là delle usuali sceneggiate post-stragi, per cui si scende in piazza per dimostrare di “non aver paura” e di “continuare a vivere con le nostre libertà”, tutto torna come prima. Forse dovremo auto-convincerci che il nemico è fra di noi, pronto a colpire duramente specie nei centri più affollati, nei concerti e negli assembramenti in genere, e quindi incominciare a evitarli; forse dovremo convivere tutti con una diversa realtà, esserne consapevoli, magari limitando le nostre abitudini e perfino quelle libertà “totali”, altrimenti si rende loro il gioco più facile, altro che persistere nella nostra normalità, che normalità non è, trattandosi di guerra dichiarata. Qui si tratta di un nemico subdolo, ma determinato; si tratta di rispondere ad una minaccia asimmetrica imprevedibile; si tratta di cominciare a controllare puntualmente l’immigrazione che è musulmana e smetterla di illuderci della loro integrazione ed inclusione, visto che – estremisti o moderati che siano – ritengono che la sharia, la legge coranica, prevalga sempre e comunque sulle leggi di un qualunque Stato ospite; si tratta di adottare una strategia preventiva attenzionando prima di tutto ognuno di noi, le nostre famiglie, i nostri vicini; si tratta di smetterla con gli approcci pelosi umanitari dei “poveri migranti” e col deprecabile “politically correct”; si tratta di unire le forze europee per colpire gli obiettivi dell’ISIS e sradicarne il seme dovunque, per evitare di soccombere e di trovarci sistematicamente a piangere i morti delle loro efferatezze, ma anche per non lasciare in eredità alle future generazioni un mondo incerto e pieno di paure.
Basta con le anime belle che porgono l’altra guancia (che non è mai la loro, nel senso che non li tange…) e con i governanti che fanno solo “politichese” ma senza mai stigmatizzare il problema ed affrontarlo, facendo finta di…
La prima cosa ben fatta è stata il blocco dell’immigrazione, clandestina al 90%, che altrimenti rischia di cambiare completamente il volto ed il sistema di vita e di valori dell’Europa, e che ha fatto diventare il Mar Nostrum la più grande fossa comune del pianeta con oltre 25000 morti dall’inizio secolo. Quindi dobbiamo combatterli seriamente, a partire dalla zero-tolleranza per quei quasi 15000 esodati – aspiranti combattenti magrebini ed egiziani- che hanno intrapreso la via della jihad, ma ancora più concretamente nei confronti  di quei 7-8000 giovani europei che hanno rinfoltito le schiere dell’ISIS, quali foreign fighters (verso cui noi siamo capaci di ipocrita comprensione per la figlia che si arruola, il ragazzo che povero si converte, e magari mandiamo pure qualche aereo dell’Aeronautica per ritrasportarli in Patria…). Per ora non mi pare gli abbiamo reso la vita difficile, anzi; ci siamo accontentati di un non pagante approccio umanitario, che loro ben sfruttano ai nostri danni, invocando sempre la solidarietà e la loro possibilità di inclusione nella nostra società, senza anticipare e controllare granché, né realmente colpirli nelle loro tane, confidando scioccamente che la tolleranza sia sufficiente a renderli integrabili e più mansueti. Di più; quel pazzo inferocito di al-Baghdadi, che si spera sia morto sotto i colpi della coalizione, ha cambiato gli schieramenti geostrategici mondiali creando rivolte ovunque con i suoi scellerati adepti, e non è da sottovalutare il rischio che il conflitto in corso fra milizie jihadiste e sciiti porti, di conseguenza, ad una guerra fra Stati visti gli interessi non solo religiosi che coinvolgono l’Arabia Saudita, la Turchia, gli Emirati, il Qatar per tacere della Siria, Libia e Iran, non escludendo fratture e coinvolgimenti, ma anche appetiti che coinvolgono Paesi come la Russia e i Paesi occidentali.  Non ci basta quel folle di Kim Jong-un, capo dei nordcoreani, con le sue sfide sul nucleare, a turbare i già precari equilibri mondiali?
Quali, in sostanza, le misure e le azioni che una corretta e logica strategia comunitaria deve porre in essere per evitare di soccombere?

Prima di tutto, nel presupposto di quel linkage perverso fra migranti e jihad, ed in ogni caso a scanso di equivoci, l’Europa deve adottare una reale strategia politica di regole certe e univoche nei confronti dei migranti ed implementare fino in fondo la “policy Minniti”, benedetta al recente Vertice di Parigi, accogliendo- previa discriminazione ed identificazione monitorata- solo e soltanto i rifugiati, escludendo fra essi coloro che hanno precedenti criminali o anche quelli con sospetti legami a frange radicalizzate islamiche. C’è altresì bisogno di una dottrina comune di contrasto che identifichi il nemico, i jihadisti o i loro affiliati, ed uno staff allargato e coordinato che analizzi, prevenendole, le minacce terroristiche ponendole a sistema comune nell’ambito dei Servizi di Intelligence, senza le solite stupide gelosie, e della Polizia, Europol in particolare, e prevedendo opportune modifiche legislative per cui, se esistono dubbi o perplessità sui loro comportamenti, bisogna espellerli subito, senza attendere che facciano i guai (molti degli attentatori erano già all’attenzione delle loro Polizie, ma nessuno ha fatto nulla, finchè…). Oltre al necessario varo di leggi più severe e l’adozione di strumenti più efficaci contro il terrorismo jihadista e relativi sospettati, si dovrà cercare di sensibilizzare la gente, tutta, con esercitazioni “civili” per sapere come comportarsi in caso di attentati, e instillare nella “capa” che ogni buon cittadino deve sentirsi responsabilizzato per segnalare casi sospetti (i casi di Barcellona dimostrano che non c’è un minimo di attenzione al problema terroristico: come si fa ad accumulare 130 bombole di gas e 500 kg di acetone, senza che nessun venditore si ponga un minimo di sospetto?? Per tacere delle auto prese a noleggio, ecc…), a denunciare coloro che inneggiano alla jihad sul Web, o nelle moschee o altrove (intanto pretendere l’uso della lingua del posto, visto che proprio nelle moschee, i predicatori imam fanno propaganda “radicale” nel loro idioma, senza remore) e a vivere con un minimo di attenzione il problema, anche con una ridefinizione delle libertà personali, se ciò può contribuire alla sicurezza collettiva.  Diverse indagini hanno mostrato l’importanza di congelare o almeno ostacolare i finanziamenti di ISIS o prima di al-Qaeda…(proventi da vendita di greggio in nero, droga, ecc), incominciando col divieto di fare l’elemosina (precetto obbligatorio della sharia); nonché di monitorare Internet ed i vari Internet Point, compresi i centri di Money transfer, ma soprattutto controllare moschee, più qualche Imam, e centri culturali, senza escludere le miriadi di ortofrutta e attività commerciali da loro gestite, con una specifica attenzione sulla falsificazione di documenti di identità che conferma l’esistenza di stretti legami fra cellule terroristiche presenti nel territorio, al fine di agevolarne gli ingressi e i movimenti liberi in tutta l’area Schengen.  Altre indagini hanno dimostrato che sovente si è rinvenuta l’interazione fra terroristi e migranti nelle carceri, in cui esiste un’opera di reclutamento di quei mariuoli: quindi anche su questo aspetto, fra gli altri, è necessaria un’attenzione puntuale e misure particolari. Le recenti stime dei potenziali terroristi presenti in Europa fanno accapponare la pelle: 18000 in Francia, 23000 in Inghilterra, qualche migliaio negli altri Paesi dell’Ue: stiamo forse aspettando solo il botto, per poi piangerci addosso o che si convertano e si integrino?
Dobbiamo perciò disinnescare il detonatore, quel disegno apocalittico dei terroristi islamici, o almeno toglier loro “la polvere” delle infiltrazioni migratorie e dei terroristi ad esse connesse.
“Freedom is not free”: la libertà costa; la Sicurezza collettiva insieme alle libertà ed al nostro modus vivendi devono essere sempre in cima alle nostre priorità vitali, costi quel che costi, con la fermezza e durezza necessarie, scevre da quel “buonismo e perdonismo” che ci porteranno, altrimenti, a piangere molte altre stragi anche più vicine a noi!
Un ultimo auspicio: i nostri governanti pensino di più alla gente del loro Paese, ai loro bisogni primari, alla loro reale sicurezza con pragmatismo, mettendo in secondo piano quei decreti utili solo per far cassa, di voti; si parla con maggior insistenza di approvare lo ius- soli che in condizioni normali potrebbe avere un qualche significato di civiltà, ma ora sarebbe inutile, pernicioso e deteriore proprio a fronte dei fenomeni che stiamo dibattendo (dando loro la cittadinanza non potremo manco più espellerli…).  E che sarà prodromico, anche se nessuno lo dice apertamente, del “diritto all’inclusione”, (e poi al diritto di voto…) cioè un bonus appannaggio dei migranti che non serve certo ad includerli, né ad integrarli, (in Francia ed Inghilterra l’hanno già attivato, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti…), ma se mai a gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini, considerati comunque infedeli, e perfino “gonzi” dalla moltitudine degli ospitati nullafacenti! Sta solo a noi, se continuare a supportare, e a sopportare, quell’“apparentamento”, pericoloso e incestuoso, fra migranti e mariuoli islamici, invece di combatterlo per il nostro bene, con ogni mezzo e in ogni circostanza.

Giuseppe Lertora


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