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Colpo di Stato in Turchia: quali conseguenze prefigurabili?

turchia-golpe002-1000x600di Giuseppe Lertora – La situazione in Turchia, anche considerando la censura mediatica in atto, è del tutto fluida e confusa, ma pur nelle incertezze attuali è certamente foriera di effetti importanti soprattutto sul piano interno, oltreché su quello internazionale: è comunque in atto, dal day-after, una purga di staliniana memoria. Erdogan, il sultano -più che presidente- del paese, dopo il fallito colpo di Stato della notte del 15 luglio, sta continuando una vera e propria epurazione ed arresti che hanno interessato diversi settori della società, in primis le Forze Armate ritenute le maggiori colpevoli della rivolta, quindi i dipendenti della pubblica amministrazione, i docenti universitari, gli appartenenti alla magistratura, fino ai media di diverse agenzie di stampa. Di fatto le purghe in atto hanno visto, finora, l’arresto di quasi 16000 individui, di cui oltre 10000 soldati, circa 2000 magistrati, 234 accademici, 1500 poliziotti e più di cento giornalisti. I numeri del personale rimosso nella P.A. sono abnormi e preoccupanti, superando i 70000 individui; nelle Forze Armate 149 fra Generali e Ammiragli sono stati rimossi, insieme alla chiusura di 41 università e 130 agenzie mediatiche di vario genere. L’accusa, per tutti, è quella di avere comunque legami con l’imam Gulen, presunta vera mente del golpe, un magnate in esilio dal 1999 negli Stati Uniti. Il provvedimento più pesante che assomiglia, anzi lo è, ad una vera e propria ritorsione nei confronti delle FFAA ed ad uno strumentale ‘’repulisti’’ dei non allineati, sarà quello di far dipendere le stesse non più dal dicastero della Difesa, ma direttamente dal Presidente della Repubblica, cioè da Erdogan stesso: una modifica non lontana da un approccio dittatoriale, che la si voglia leggere con lenti democratiche o meno. D’altronde non c’è molto di nuovo sotto il sole; già nel corso dei successivi governi presieduti dallo stesso Erdogan, le FFAA sono state interessate da una serie di pesanti purghe in quanto sospettate e accusate di attività sovversive; rammento l’ultima, la quinta o la sesta dopo quella del padre fondatore Ataturk del 1920, avvenuta nel 2010 e 2011, in cui diversi Capi ed Alti Ufficiali (diversi Ammiragli stimati e di mia conoscenza..) furono ingiustamente esautorati e arrestati dando un colpo ferale alla struttura della Difesa: un’epurazione di alcuni ‘’troppo fedeli’’ ai principi laici e democratici  del Generale Ataturk che, come noto, nel fondare la Repubblica Turca aveva affidato proprio ai militari il ruolo essenziale di garanti e custodi della Costituzione e della laicità dello Stato democratico. In quell’occasione, che risale solo a qualche anno fa, Erdogan –anche senza ricorrere ad un golpe- brigò in modo che i militari furono letteralmente impossibilitati dalla legge ad intervenire nuovamente nella vita dello Stato. Evidentemente tutto ciò non bastava al sultano che aspirava, da tempo, ad avere le mani libere su tutti i fronti, e spingere con forte determinazione e spregiudicatezza sull’acceleratore populista per creare un sistema politico fulcrato sull’islam, tipico di governi monolitici ‘’etico-religiosi’’, più che su istituzioni laiche con pesi e contrappesi dei vari poteri, quindi realmente democratiche.    E’ ben noto che Erdogan, da quindici anni al potere, ha mosso mare e monti per trasformare la sua Presidenza da rappresentativa in ‘’esecutiva’’, cioè conglobando i due poteri essenziali, quello rappresentativo e quello decisionale-governativo.  E chi non stava dalla sua parte veniva giubilato senza remore; emblematico il recente caso del dimissionato premier Davutoglu nel maggio 2016, allorquando aveva palesato divergenze col Presidente in merito ai rapporti con l’Ue per la questione dei migranti, per l’adozione di una linea più morbida verso i curdi, ma soprattutto per la netta opposizione della riforma costituzionale in chiave presidenziale. Lo stesso Erdogan aveva dichiarato di averlo dimesso ‘’per aver tradito il Presidente’’!; ora, invece, accusa i traditori golpisti di aver ordito un complotto di concerto con l’esiliato Gulen, diverse frange della PA, complici i militari e con il sostegno di forze straniere. Che si tratti di golpe da complotto oppure di auto-golpe, lui è riuscito, vista anche la risposta popolare al suo invito a combattere i rivoltosi, a ‘’caricare’’ i sentimenti della sua gente, e quindi a tornare in sella con poteri illimitati.   Si tratta di un leader scaltro e carismatico che manovra e manipola bene il suo popolo; va anche riconosciuto che, anche a livello internazionale, con una politica estera oculata ha reso la Turchia una pedina fondamentale nello scacchiere mediterraneo, anche nei confronti del terrorismo e dell’immigrazione, ed uno fra i più potenti e più armati paesi dell’Alleanza atlantica. Una politica estera che gioca un ruolo essenziale nel conflitto siriano, con una mano tesa e pesante a favore dei ribelli anti-Assad, ma con atteggiamenti ondivaghi fra le sponde statunitensi e russe; e, paradossalmente, con un piede proteso verso l’Ue ma con più concrete ed opportune connivenze verso i paesi mediorientali che supportano l’ISIS, lo stato islamico (dai paesi del Golfo al Qatar..). Erdogan è colui che aderisce alla coalizione anti- ISIS perché così compiace agli USA ed all’Occidente, ma poi supporta anche economicamente col traffico del petrolio ‘’in nero’’ il Califfato, e chiude occhi ed orecchi lasciando transitare liberamente alle frontiere i foreign-fighters verso la Siria; lui è il premier che tiene in scacco i vari capi delle nazioni europee, inermi di fronte ad una assente politica comunitaria delle migrazioni, attraverso il contenimento di oltre tre milioni di profughi provenienti dal conflitto siriano: per ora facendosi pagare 6 miliardi di euro, domani ricattandoli in vario modo, (è appena trapelata la notizia che se entro ottobre i turchi non potranno circolare liberamente in Europa, lui verrà meno agli accordi sugli immigrati…) pena il rilascio di quella bomba clandestina che invaderebbe l’Occidente con effetti disastrosi. Più che un Presidente di una Nazione che pretende di entrare in Europa, è una sorta di nuovo-califfo ben più potente dello stesso al-Bagdadi, capo del Daesh, basato anch’esso su uno Stato religioso islamico, ma con una notevole differenza: non è considerato un terrorista, e tutti –volenti o nolenti- lo rispettano (o meglio, lo temono…) per il ruolo strategico, politico ed economico che il suo paese gioca nello scacchiere globale; anziché osteggiarlo lo ossequiano, e stendono ipocritamente tappeti rossi per le sue visite.

Ma quali sono le conseguenze interne ed esterne in estrema sintesi del fallito golpe?                                              Erdogan ne esce estremamente rafforzato, perché è stato ‘’salvato’’ dalla sua gente che ha rovesciato il golpe e gli ha permesso di tornare in sella più forte di prima, con carta bianca per andare contro i militari traditori, modificare la Costituzione a suo piacimento con la re-islamizzazione delle istituzioni. Mettendo alla gogna l’esercito perché i militari sono considerati deviati, se non traditori, e comunque hanno sparato sulla folla, lui è riuscito a spezzare la spina dorsale – l’esercito- della nazione turca, aspirando a divenire il salvatore o meglio il nuovo padre della patria rinata, anche se sullo sfondo tende ipocritamente a mantenerne il ritratto di Kemal Ataturk, perché può sempre essere demagogicamente utile.

Non ci sono elementi che supportano le tesi complottiste, nè che lo stesso Erdogan sia l’artefice del golpe, ma chi ne ha tratto vantaggio se non lui? Non certo l’esercito, né la PA e neppure i magistrati o i giornalisti, e neppure gli europei sempre più ricattabili da un paese pseudo-dittatoriale: ‘’il gobbo’’ diceva che ‘’ a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca..’’ e anche in questo caso c’è da riflettere, visti soprattutto gli effetti del golpe. Mi chiedo; se il Capo della Difesa e il Capo dell’Aeronautica sono stati presi ostaggio dai presunti golpisti, quello della Marina era probabilmente per mare, e risulta che le forze armate ribelli erano circa 4000 individui, cioè meno del 2% degli organici della Difesa, sparsi fra Ankara, Istanbul e qualche altro centro, come poteva una ‘’banda di sbandati’’, pressapochisti e senza capi, pensare di occupare tutte le istituzioni di un paese così ben orientato verso Erdogan?  O pazzi o stupidi; ‘’se il topolino affronta il leone è ubriaco o ..ione’’; oppure è gente che, molto probabilmente, a loro insaputa è divenuta capro espiatorio di una manovra spregiudicata finalizzata ad incrementare il potere assoluto del sultano. Erdogan si ritrova così con maggiore autorità e più libero di agire; per contro i troppi vuoti creatisi nelle istituzioni per le epurazioni in corso dovranno essere colmati con personaggi adeguati, e con tempi e modalità che, in un momento difficile ed estremamente delicato, possono costituire un rischio di ‘’veri golpe’’ da non sottovalutare, perché il malcontento anti-erdoganista esiste e può sopravvivere alle stesse purghe. Ora, sull’onda emotiva popolare e la ri-legittimazione dopo il golpe, è lecito aspettarsi una lunga stagione di purghe delle FFAA e dei vari ‘’traditori’’ (hanno appena istituito un ‘’cimitero dei traditori’’ a Istanbul, in cui i morti non hanno diritto a funzioni funebri, né ad essere pregati…), con un’estensione oltre i 3 mesi dello stato di emergenza che gli consentirà il varo di leggi speciali per eliminare ogni limite alla propria azione in modo legittimo e sistematico, magari utilizzando il falso scopo dell’antiterrorismo per contrastare il partito PKK, per includere anche i reati ideologici e di opinione. Vedremo gli esiti del Consiglio supremo di Difesa convocato in anticipo per portare i militari direttamente alle sue dipendenze e per fare le nomine dei nuovi Vertici, ma anche per ‘’pensionare’’ un cospicuo numero di ufficiali che non si sono distinti per contrastare il golpe. Nell’agenda del sultano, che se ne frega dei richiami fatti dall’Occidente per operare nell’alveo del diritto, ci sono alcune misure straordinarie e al tempo stesso preoccupanti: la temporanea sospensione della CEDU, la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, ed il probabile ripristino della pena di morte!

E sul piano internazionale, quali possono essere gli effetti? Innanzitutto nei confronti della crisi siriana la posizione dovrebbe restare invariata soprattutto per deporre Assad ma anche per contrastare il fronte curdo, atteso che le sue Forze Armate sono notevolmente ridotte e in gran parte demotivate. Nell’ottica di consolidare il proprio ruolo in Medio Oriente, magari cavalcando dei pseudo-approcci anti-ISIS, come peraltro stava già facendo, i rapporti con le monarchie del Golfo, con l’Arabia Saudita ed il Qatar saranno tenuti ad un buon livello con la tendenza ad esserne il paese leader, mantenendo un piede saldamente in Mediterraneo. Cioè Erdogan continuerà a far finta di combattere Daesh, i terroristi di matrice salafita, col rischio –tenendo due piedi in una staffa- di accattivarsi una buona parte del suo elettorato, ma pagando pegno con attacchi terroristici, come avvenuto ripetutamente negli ultimi mesi. Anche i rapporti con gli USA si sono raffreddati in considerazione dell’accusa turca di una possibile regia statunitense del golpe; resta difficile da comprendere come e per quale motivo gli US avrebbero appoggiato un golpe in un paese NATO, stante anche l’esiguità dei rivoltosi e la loro disorganizzazione. Anche il futuro turco nell’Ue e nella stessa NATO non sarà ‘’in crescendo’’, ma presumibilmente saranno mantenuti attivi i vari rapporti politico-commerciali di reciproco interesse anche per ragioni di opportunità, ma già ora Erdogan sta strizzando l’occhio all’orso russo se pure fino ad ieri prevaleva un’attrition palese acuita anche dall’abbattimento del Sukoi-24 nel novembre 2015.  Con gli statunitensi e la NATO, è emersa, pur in mancanza di prove tangibili, una forte diaspora sulla base di Incirilik (infrastruttura NATO); agli arresti è finito il comandante turco della stessa base aeronautica, in possesso di depositi di bombe nucleari: ciò potrebbe portare anche ad un allentamento della Turchia dalla stessa NATO, con grosse risate di Putin, mentre Obama pensa solo alle convention pro-Hillary! Inoltre ad aggravare le relationship con gli States c’è la richiesta di estradizione del religioso Gulen, considerato l’ispiratore del golpe, attualmente residente-esiliato negli US, ma che Obama non sembra avere alcuna intenzione di soddisfare. Certo è che se Obama continua a nicchiare col suo tipico ‘’wait and see’’, al di là del raffreddamento dei rapporti, Erdogan cercherà altre sponde e, tanto per cominciare, si vedrà con Putin fra qualche giorno –il 9 agosto-  a San Pietroburgo e chissà che in qualche modo non si addivenga ad un compromesso su Assad, a tutto scapito dei ribelli curdi e, forse, anche della lotta anti-Daesh.  La storia ci dirà se il Presidente ha giocato il ruolo di vittima del golpe oppure ne è stato il cinico attuatore; per ora, comunque la si guardi, gli effetti interni vanno dalle purghe alle torture, alla costituzione del potere assoluto; quelli esterni dalle vendette, alle minacce, ai ricatti e via dicendo. A prescindere comunque –vero o presunto che sia-  bisogna ammettere che i maggiori vantaggi li ha avuti Lui: bel colpo (o golpo)…Recep Taryyp!

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