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Operazione Valchiria, 20 Luglio ’44: fallisce l’attentato al Fuhrer

“Dobbiamo dimostrare al mondo, che non eravamo tutti come lui” (Claus von Stauffenberg)

hitler-valchiriaIn questi caotici giorni di Ankara sembra di rivivere quanto accaduto 72 anni fa, ma non tanto per come si è svolto tecnicamente il tentativo di “golpe”, quanto per le azioni di rappresaglia susseguitesi nelle ore successive al fallito tentativo. Erdogan come Hitler; due fallimenti (per i “cospiratori”), epurazioni di massa e torture degli acerrimi nemici per il primo,  bagno di sangue “esemplare” per il secondo. Il cancelliere di Germania ne arresta 5 mila e ne  giustizia nelle ore successive 200, come carne da macello. Il Presidente turco, al momento, rimuove dagli incarichi tutti coloro che lo ostacolavano in qualche modo, incarcerandoli e torturandoli.

Quella del 1944 venne chiamata in codice Operazione Valchiria, ideata e condotta fino alla fine dal famoso Colonnello “bendato” Claus Schenk Von Stauffenberg (reduce da un feroce attacco della RAF in terra tunisina nel ‘43) coadiuvato da altri ufficiali della Wehrmacht (Gunther con Kluge, Ludwig Beck, Erwin Von Witzleben, Friedrich Olbricht… tanto per citarne alcuni) unitamente a qualche esponente della classe politica nazista. Stauffenberg decise di dar luogo (dopo mesi di preparativi) ad un attentato ai danni di Adolf Hitler, attuato – da lui personalmente – il giorno 20 luglio presso la sala conferenze della Wolfsschanze “Tana del Lupo”, la residenza di Rastenburg nella Prussia Orientale (attuale Polonia).

La guerra era ormai persa, lo scempio dell’olocausto stava indignando persino i connazionali onesti e, questi Signori, eliminando il “folle”, si ponevano l’obiettivo di evitare una disfatta certa e una capitolazione imminente. Peccato però che l’ordigno ad orologeria posto in una valigetta esplose a qualche metro dal dittatore che miracolosamente rimase solo ferito. Nella deflagrazione morirono 3 ufficiali e uno stenografo mentre Hitler riportò delle lievi contusioni e un danno sostanziale all’orecchio. Se le cose fossero andate come sperava Stauffenberg probabilmente oggi la storia sarebbe stata diversa e avremmo sicuramente assistito ad un sostanziale capovolgimento di fronte.

Dopo l’assassinio di Hitler il piano prevedeva la presa del potere, l’arresto delle SS, l’“abdicazione” forzata dei fedelissimi Hermann Goering, Joseph Goebbels ed Heinrich Himmler e l’eventuale trattativa con gli Alleati. Il tutto però non andò come sperato e la collera del cancelliere, nei giorni seguenti, si tramutò in atrocità. Dopo un ridicolo processo di qualche ora (a senso unico ovviamente) Adolf chiese e ottenne di filmare per 4 ore con maniacale precisione le esecuzioni sommarie, mediante impiccagione. Gli sventurati furono anche appesi come animali su dei ganci come monito per gli eventuali emulatori. Di questi video non si seppe più nulla, furono fatti sparire in epoca post-bellica forse da una neonata Germania, libera, in preda alla vergogna.

Un mistero ancora tutt’oggi da chiarire. La cosa peggiore della “missione” Valchiria, quello che più amareggiò i sostenitori del tentato colpo di stato, fu il coinvolgimento del più grande stratega militare di tutti i tempi; il Feldmaresciallo Erwin Rommel, soprannominato la “volpe del deserto”. La vigliaccheria e l’infamia di Hitler, in questo caso, raggiunse livelli inauditi, poiché, sapendo la stima che il popolo tedesco nutriva per il grande Generale (ricordato gloriosamente per i successi in Africa) lo costrinse a suicidarsi il 14 ottobre dello stesso anno.

Che Rommel non amasse più il comportamento a dir poco bizzarro e autolesionista del suo leader era comprovato, che era cosciente che il conflitto stava giungendo al termine idem, ma che fu parte integrante e attiva della Valchiria ancora non ci sono dati inconfutabili. Nel dubbio di un suo coinvolgimento, Adolf Hitler anziché giustiziarlo come gli altri (provocando probabilmente un malcontento popolare) lo obbligò a togliersi la vita. Il bello è che – paradossalmente – colui che lo aveva costretto a tale gesto gli organizzò (per ovvi motivi propagandistici) un funerale di Stato degno di un Imperatore.

Dopo Valchiria la guerra andò avanti ancora e aspramente per un lungo anno,  lasciando sui campi di mezza Europa milioni di vittime civili e militari. Se quella maledetta bomba avesse fatto il suo dovere come il gruppo di Claus desiderava, se Hitler fosse stato qualche centimetro più vicino alla valigetta e se, anche la seconda fosse deflagrata (cosa che non avvenne), quell’operazione sfortunata sarebbe oggi ricordata come una “bellissima” pagina della nostra storia del novecento.

Mirko Crocoli

 

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