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Il rientro di Girone: l’intimo gaudio dei marinai

salvatore-gironeFresca, fresca è la bellissima notizia del rientro in Italia del Sottufficiale del San Marco Salvatore Girone, previsto entro il 2 giugno: una Festa della Repubblica da festeggiare con gioia, dopo oltre quattro anni di angherie patite ed ingiusta detenzione in terra indiana. Immaginarsi la soddisfazione del FCM e della sua famiglia dopo l’odissea vissuta; ma anche la famiglia Marina, dal Reggimento San Marco ai vari Comandi a terra e imbarcati hanno tutto il diritto di festeggiarne il rientro. Se fossimo a bordo di una Nave militare, nei ‘’Quadrati’’ sentiremmo il tintinnio dei bicchierini come è tradizione in occasione di eventi gioiosi, come nascite, matrimoni, ricorrenze o eventi speciali, offerti dai presenti per una gioia spesso inattesa, un intimo gaudio: la presenza dei 2 nostri coraggiosi ed orgogliosi fucilieri va ‘’bagnata’’ abbondantemente anche fuori dalla tipica ‘’silenziosità’ e sobrietà marinara. Bentornato a casa, bentornato fra noi, fra i ranghi del glorioso Reggimento San Marco, in Patria; in uno Stato che ha dimostrato, alla fine, dopo situazioni complesse e certamente irte di difficoltà, di avere a cuore le sorti –finora infauste- di questi nostri fedeli, orgogliosi ed ammirevoli servitori della comunità e delle Istituzioni. Tuttavia va detto senza ipocrisia e senza gonfiarci il petto che, lo sblocco dell’intricata vicenda, è connesso esclusivamente con l’emanazione dell’ordinanza del Tribunale arbitrale dell’Aja, fatta circa un mese fa; si è trattato, poi, di definire le modalità per il rientro di Girone, attesa l’autorizzazione della Corte Suprema indiana, con una collaborazione fra i due Paesi interessati –Italia e India- nella definizione delle condizioni e delle garanzie per la sua permanenza nel nostro Paese. A prescindere da ogni altra considerazione, ciò che conta davvero è il suo rientro, dopo che per anni abbiamo assistito alla sequela di balletti quanto infruttuosi contatti diplomatici e politici di ben tre governi, sopportando ogni sorta di farsa indiana spesso lesiva –non va dimenticato- della nostra sovranità e perfino della dignità istituzionale. Purtroppo abbiamo atteso troppo tempo anche nel ricorso all’arbitrato stabilito dalla Convenzione del Mare di Montego Bay; se l’avessimo avviato (come in effetti l’allora Ministro degli Esteri pro-tempore aveva fatto, e da queste pagine sollecitato a più riprese…) nel marzo del 2013, allorquando i due FCM vennero rispediti coattivamente in India, avremmo potuto guadagnare due anni di libertà per Girone, e forse potuto evitare quell’ictus a Latorre, invece di lasciarli in quella sofferta detenzione preventiva gratuita. E noi, in quanto opinione pubblica, o almeno le persone ‘’dabbene’’ –e sono tantissime- ci siamo impegnati per non dimenticarli, sollecitando ogni iniziativa in tal senso, da articoli a interviste, ad assemblee, coinvolgendo gli amministratori locali e i vari sindaci affinche’ esponessero gli striscioni – soprattutto in luoghi simbolo (Colosseo e Campidoglio?, sedi comunali o turistiche; Prefetture, ecc..)- al fine di manifestare in tutti i modi la vicinanza ai 2 Fucilieri: mantenere vigile l’attenzione su quella sgradevole situazione è stato un preciso dovere nazionale e istituzionale, esercitando, con modi democratici e perfino troppo civili, una corretta pressione dell’opinione pubblica nei confronti del Governo, anche per supportarne le relative azioni. Ma quali sono obiettivamente i motivi di questa favorevole decisione? In primis la situazione in cui si è venuta a trovare la Corte dell’Aja. Infatti la notizia ferale e insieme grottesca della calendarizzazione degli appuntamenti fatta dalla Corte dell’Aja, sulla questione dei 2 Fucilieri di Marina che rimandava di oltre 2 anni, all’agosto del 2018, la decisione finale sulla competenza giurisdizionale del caso, ha spiazzato tutti. Nonostante ogni buona predisposizione, tale programmazione appariva ingiustificabile per la sua lentezza, degna di una burocrazia elefantiaca sempre più avvezza a tempi biblici, anche nelle decisioni che riguardano direttamente esseri umani e i loro sacrosanti diritti. Che occorressero tre anni per prendere una decisione lapalissiana su un argomento chiaro sotto il profilo del Diritto Internazionale, sembrava un fatto abnorme che sollevava dubbi e poneva serie ipoteche sulla stessa credibilità di quella Corte. Ciò ha imposto, pertanto, di varare rapidamente quelle ‘’misure collaterali o temporanee’’ che riguardavano proprio Girone, e anche seppure in modo diverso Latorre; non si poteva certo attendere la fine del 2018 tenendo in stato detentivo e preventivo ( in totale sette anni!) quei due Sottufficiali in attesa neppure del processo, ma solo per dirimere di chi fosse la competenza a giudicarli: la Corte si sarebbe esposta ad un pubblico ludibrio mondiale di palese ingiustizia che, invece, con la predetta ordinanza del rientro, l’ha risolta elegantemente e con la giusta rapidità. Il secondo motivo, certamente più importante e concreto del primo, è sostanziale e riguarda le carte presentate dalle parti in causa al Tribunale dell’Aja. La documentazione inviata dall’India evidenzia, infatti, oltre ad inaccettabili ‘’taroccamenti’’ e falsità in diversi allegati, che le morti di quei due poveri pescatori sono avvenute in tempi che differiscono di ben cinque ore, e a decine di miglia di distanza da dove si trovava la nave Enrica Lexie. Che –cosa ancor più grave- è stata costretta ad entrare nelle acque territoriali del Kerala con premeditati inganni e vessazioni degli indiani. Per tacere della prova balistica, emblematica di un acclarato quanto puerile falso, tanto che l’autopsia sui due deceduti ha confermato che i proiettili letali sono di calibro diverso da quelli in dotazione ai fucilieri del San Marco. Una solenne montatura, costruita ad arte dagli indiani per diversi motivi e mai contestata con la dovuta energia e determinazione da parte italiana, nell’arco di questi quattro anni; ma che, evidentemente, non è stata ‘’bevuta’’ dal Tribunale olandese e si è convinto di deliberare sulla libertà temporanea di Girone. Nel caso in specie, non va sottaciuto che l’Italia ha davvero tante ragioni da far valere; dal diritto internazionale all’immunità funzionale dei militari impiegati all’estero, fino alle prove sulle menzogne indiane, esistono argomentazioni concrete da sostenere con forza e coraggio, senza strani ed improduttivi annunci, affinchè nelle ‘’brume’’ dell’Aja prevalgano le ragioni italiane, quelle dei nostri 2 FCM che non solo sono innocenti, ma estranei a quel teatrino messo in piedi dagli indiani. Un ulteriore aspetto di rilievo riguarda direttamente la grande famiglia della Marina, cui appartengono i due del San Marco, quali Forze speciali. La Marina Militare, sempre coesa nei sentimenti a loro favore, ha giocato in questi 4 anni un ruolo assai importante sia in via diretta con la vicinanza del personale, silenziosa ma tangibile e affettuosa, e sia indirettamente attraverso i compiti operativi svolti soprattutto a favore della salvaguardia della vita umana in mare. Far intendere anche alla pubblica opinione indiana che l’Italia non è terra incivile e illiberale, e far loro capire che la Marina Italiana non è fatta da gente arrogante col grilletto facile, ma che -oltre ad operare in Oceano Indiano contro la pirateria, per interessi primari dei paesi costieri..- ogni giorno, come capita drammaticamente in queste ore, salva migliaia di poveri migranti, nel Mediterraneo, con azioni rischiose di soccorso e di solidarietà a tutela della vita umana- di chiunque si trovi in difficoltà- in mare, è un messaggio forte e convincente che accresce l’affidabilità del nostro Paese. Tali notizie, ripetutamente diffuse e trasmesse anche dai colossi mediatici radiotelevisivi, seguite anche in India, sono servite certamente a creare un’atmosfera diversa da quella iniziale, piena di acrimonia e di sfiducia nei nostri confronti. E, forse, a far comprendere che la Marina italiana è fatta da persone perbene e grandi professionisti del mare, soprattutto se si tratta di elementi che appartengono a reparti ‘’speciali’’. Bentornati ‘’leoni’’; e bentornato sia lo Stato di Diritto che ha fiducia nella propria giustizia, e nei Trattati internazionali: un intimo gaudio per il rientro in Patria di Girone ci sta tutto. Ma fermiamoci qui senza sbandieramenti inopportuni e senza ipocrisie; non ‘’usiamoli’’ per metterli in bella mostra nella parata del prossimo 2 giugno; non c’è bisogno di accoglienze trionfali (come è successo col governo Monti…!?) perché comunque sono due militari sul cui capo pende ancora una decisione importante, e inoltre dovrebbero ancora essere processati. Evitiamo anche gli sproloqui e le strumentalizzazioni sul piano politico, sbandierando un’amicizia pelosa con l’India che non c’è; gli indiani, dopo tutti i soprusi, gli inganni e le falsità perpetrate nei confronti dei 2 FCM e nei riguardi del nostro Paese, restano degli arroganti mistificatori, altro che amici! Non si può e non si deve giocare sulla pelle e sulla dignità di due servitori dello Stato; se non ci fosse stata l’ordinanza del Tribunale dell’Aja e tutto fosse dipeso dai nostri ‘’amici’’ indiani, staremo ancora a disquisire di scambi con loro delinquenti, a pregare l’ONU e l’Ue che non si sono mai mossi con la dovuta determinazione, e via dicendo. Non c’è alcun motivo per cui si debba inquinare questo momento di felicità con parate formali e passerelle; c’è bisogno di rispettare la loro dignità e la loro privacy senza creare surrettizi teatrini con comparse che, per pudore e senso di responsabilità, dovrebbero stare dietro le quinte: basta un brindisi per intimo gaudio per il loro rientro in Patria, con l’augurio che sia assolutamente DEFINITIVO!

Giuseppe Lertora

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