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Speciale. De Giorgi, la figura dell’Ammiraglio VS le intercettazioni e le delazioni

de giorgiIl corposo dossier anonimo che ha fatto immediatamente seguito alle intercettazioni sulle vicende di Tempa Rossa, dimostra –se ce ne fosse bisogno- che esiste una spregiudicata regia, al di là dei fatti che saranno oggetto di giudizio (e non di pregiudizio) da parte della competente magistratura, finalizzata ad annichilire la figura del Capo della Marina: un dossier di 35 pagine non si compila in un giorno e l’uscita strumentale a valle delle intercettazioni indica in modo inequivocabile che ci sono interessi oscuri in gioco, sia personali che di altro genere. Se l’Ammiraglio De Giorgi ha avuto, anzi l’ha assunto in prima persona, l’onere di tutelare la propria Forza Armata, anche mediante una Legge Navale per evitare che nel giro di un decennio la stessa non disponesse più di uno strumento navale sufficiente per ottemperare alle esigenze di sicurezza, non solo marittima, dell’Italia, bisogna ammettere che ha dato l’anima per una flotta futura che lui –per l’incombente anagrafe- non gestirà mai in prima persona, e chissà se ne riuscirà a vedere almeno la realizzazione compiuta: certamente ha prevalso lo spirito di servizio e qualsivoglia disinteresse personale, al contrario di ciò che capita sovente nella nostra beneamata società. La caratura della leadership di De Giorgi non può essere circoscritta alla sola Legge Navale, che di per sé è un traguardo notevole, ma per delinearne l’ampiezza val la pena rammentare alcune vicende –senza far scomparire i fatti- del tutto esplicative del suo essere e sentire nell’ambito del suo passato operativo. Fra i fatti riscontrabili e riconosciuti da tutti, c’è innanzitutto l’attività –tuttora in corso e di un’ampiezza a livello fenomeno- del controllo, assistenza e soccorso ai migranti nel Canale di Sicilia, attraverso l’operazione Mare Nostrum e Frontex; a prescindere dalle decisioni politiche su cui ognuno può avere idee ed opinioni diverse, tale operazione è stata condotta dalla Marina, con navi obsolete e non certo nate per svolgere quella specifica missione, recuperando migliaia di poveracci ogni giorno, fino a 150000 individui in un anno, mettendo in evidenza una elevata e continua professionalità degli equipaggi, ed una direzione operativa del Capo della Marina degna della massima considerazione. Fra i fatti più eclatanti vanno menzionati i salvataggi compiuti dalle navi e dagli elicotteri, sempre tenuti in condizioni di massima efficienza nonostante i miseri fondi disponibili per la loro manutenzione; basti ricordarne uno fra tutti, condotto in condizioni proibitive, in extremis, in prossimità del Capodanno di due anni orsono, quando furono recuperati quasi 500 persone da bordo della nave ‘’Norman Atlantic’’ con un dispiego straordinario di mezzi della Marina in un periodo critico di licenze natalizie, scongiurando un esito catastrofico in termini di vite umane coinvolte in quel naufragio. E solo l’eccezionale condotta operativa e direzione di quelle operazioni in emergenza ha consentito, con la partecipazione in prima persona dall’Ammiraglio De Giorgi, di evitare un disastro…e tante morti. Un altro fatto eccezionale che lo coinvolge direttamente occorre quando l’alluvione di qualche anno colpisce duramente Roma, col Tevere straripato in diverse aree e con il terrore che il Ponte di Castel Sant’Angelo venisse travolto e scardinato con una piena eccezionale che premeva sulle arcate con detriti di ogni genere ed alberi: chi ha fatto in modo, rispondendo ad una richiesta disperata della Protezione Civile, di evitare il disastroso collasso di quel ponte, con il ricorso a nocchieri del Vespucci prontamente occorsi e di personale di Comsubin, si rinviene esclusivamente nella straordinaria capacità, sacrificio e personalità di De Giorgi. E chi ha consentito alle Forze Armate italiane di inserirsi nel difficile contesto di UNIFIL, in Libano, con la cd. Operazione Leonte, se non l’Ammiraglio De Giorgi, in Comando Divisionale sul Garibaldi che, con una serie di audaci azioni, riesce ad effettuare uno sbarco anfibio col glorioso San Marco, strappando il leading –edge ai francesi e riportando in Patria numerosi italiani da quella situazione di aperta e pericolosa crisi? E chi è riuscito a riorganizzare la Componente dell’Aviazione di Marina, anche con soluzioni organizzative originali e di tutto rilievo, sia sotto il profilo funzionale che razionalizzando il personale specialista? E chi ha ristrutturato in pratica tutti i settori della Marina, dall’organizzazione operativa a quella logistica e manutentiva, dalla razionalizzazione dei vari Corpi alla rivisitata formazione più orientata alla figura del militare, nell’ottica di rendere davvero più efficiente ed efficace lo strumento navale nell’ambito della Difesa, sfrondando l’esistente zavorra: un’opera encomiabile e stravolgente che aveva per esclusiva finalità il miglioramento complessivo della FA, ma che ha pestato i piedi a molti, soprattutto interni, che all’epoca hanno mugugnato e continuato in qualche modo a vivacchiare di rendita ma che, alla prima occasione, si sono vendicati per i presunti torti subiti anche con i mezzi più subdoli soprattutto quando il Capo veniva a trovarsi in difficoltà. E chi ha indirizzato la Marina, stabilendo accordi tecnici e a tutto campo, per rendere lo strumento navale futuro impiegabile non solo nel settore strettamente militare, ma flessibile ed utilizzabile in modalità ‘’duale’’, in particolare per le esigenze più diverse a favore del sociale, e a supporto della Protezione Civile per interventi emergenziali in caso di calamità, ma anche di altri Dicasteri della P.A., dall’Interno, ai Beni Culturali-Ambientali, ecc. con specifici accordi e concrete convenzioni? E chi, in tutte le radicali trasformazioni ha sempre posto in primo piano il rispetto eco-ambientale, anche con l’adozione del cd. Green Fuel da parte delle navi della Flotta, in alternativa parziale all’uso dei più inquinanti combustibili fossili, promuovendo tale progetto a livello delle Marine internazionali? E chi ha portato la Marina, nel suo operato al servizio delle Istituzioni, a riguadagnarsi un’immagine di efficienza e di rispetto, fino ad essere considerata quest’anno la F.A. socialmente più ‘’amata’’ dagli italiani, con il positivo riscontro senza precedenti di numeri straordinariamente elevati di concorrenti aspiranti ad entrare nei ranghi Marina? La serie delle ‘’medaglie’’ da appuntare sul petto all’Ammiraglio De Giorgi, per i notevoli risultati conseguiti e per i fatti che l’hanno visto eccellente protagonista, potrebbe continuare per diverse pagine senza retorica ed autoreferenzialità, ma per obiettività ed onestà intellettuale: come può qualche scribacchino da strapazzo, ignorando il curricula di De Giorgi, ed evidentemente prendendo per oro colato le delazioni contenute nel dossier anonimo, sostenere che la sua designazione a Capo della Marina doveva destare perplessità e non avrebbe dovuto assurgere, invece, a tale meritatissimo incarico? E’ chiaro che di fronte a tali risultati, l’invidia di chi gli è contro, i sostenitori dello status quo ante, coloro che sono stati estromessi o relegati in posti di secondo piano e chi, dentro e fuori della Marina, non condivide i suoi indubitabili successi, hanno sicuramente mal digerito la Legge Navale, Mare Nostrum, salvataggi in mare, per tacere della nuova organizzazione, cercando ad ogni piè sospinto di ‘’fargliela pagare’’ in modo covert, ovviamente. E’ altrettanto pacifico che un leader del genere, un operativo, un decisionista che taglia zavorre e sacche vuote, che opera in modo integerrimo e non per fini personali ma solo per l’amore per la propria Forza Armata, crea inimicizie e dà fastidio, quando non innesca complotti da parte degli avversari, avversati. E i media, spolettati da qualcuno di questi esimi signori ‘’anonimi’’ che vivono come topi nelle fogne, fanno la loro parte e mettono il ‘’carico da undici’’ per demolire un individuo scomodo, uno che ha successo, se poi è militare di alto grado, meglio ancora. Non c’è articolo che, fra un pezzo di intercettazione e l’altro, non frapponga bocconi avvelenati ancorché stantii; si ricorda surrettiziamente che è lo stesso Ammiraglio delle mandorle e dello champagne, guardandosi bene dallo specificare che si tratta di una buffonata per gli allocchi; al solito si sbandiera una sciocca pagliuzza ma non si cita la trave. Non viene mai detta tutta la verità; cioè che, anche in quei frangenti, l’allora CINC De Giorgi, quale Comandante della Squadra, si era proposto di riportare la disciplina degna di quel significato fra i ranghi e rivivificare il ruolo dei subordinati Comandanti delle Unità Navali, responsabilizzandoli fino al punto, fra l’altro, di essere sempre vigili ed accorti nella gestione dei beni loro assegnati, pronti in qualunque momento anche ad ospitare ospiti inattesi, VIP, e quindi anche lui stesso come Comandante della Flotta, senza farsi trovare impreparati nella loro funzione di ambasciatori e padroni di casa, accogliendo tali personaggi senza alcun preavviso, secondo degli standard di alto profilo che negli anni si erano appannati, se non dimenticati. Altro che; se per richiamarli c’era bisogno di dir loro che in quelle occasioni voleva champagne, aveva tutte le ragioni del mondo; né può essere giustificato l’attacco ai ‘’maestrini’’ in tenuta bianca che ‘’erano costretti a servirlo’’. Ma questi ignoranti sanno mai cogliere l’essenza delle situazioni, senza fare commistioni demagogiche, e capiscono il ruolo di un Ammiraglio unico Comandante della Flotta con 17000 persone alle dipendenze? Si sono mai chiesti che ciò rientra da sempre nelle tradizioni di etica navale e di rapporti ‘’cavallereschi’’ fra tutte le Marine del mondo, nonché della ospitalità di buon livello che il Comandante di una nave militare deve poter svolgere come uno dei suoi compiti d’istituto? Ed hanno mai chiesto a quei ragazzi che per definizione dei loro ruoli sono maestrini del CINC con compiti di cuochi e maggiordomi, quanto siano onorati e motivati nel far fare bella figura al loro Capo, ed alla Marina (e all’Italia) piuttosto che blaterare che le loro mamme piangono nel vedere i loro figli costretti a fare quei servizi ‘’sgradevoli o servili ’’? Ma di cosa parlano! L’altra buffonata che sistematicamente emerge per ‘’qualificare’’ l’Ammiraglio De Giorgi è la falsa vicenda dei ‘’gavettoni’’, in occasione del defilamento del 2 giugno di un paio d’anni fa, quando Lui stesso si recò – senza allertare nessuno, come fa sempre per tastare il ‘’vero polso’’ alla gente- alle prime ore della notte ai Fori Imperiali per verificare come marciavano i suoi Reparti con particolare riferimento agli Incursori di Comsubin, affinché di fronte alle Autorità facessero bella figura. Ebbene appena stava arrivando con i suoi mezzi e senza il solito codazzo, gli si presentò una scena inaccettabile, non quella di qualche naturale ‘’cammellamento’’ nel marciare, ma piuttosto una lotta a suon di ‘’gavettoni’’ con reparti di diverse Forze Armate, che qualche media ha invece descritto come fossero diretti nei suoi confronti! La presa di provvedimenti da parte di De Giorgi sul personale responsabile di tale riprovevole condotta è stata ancora una volta strumentalizzata da alcuni media alimentati da facinorosi populisti e da alcune anime belle, senza tener di conto dell’immagine deteriore prodotta dai loro comportamenti indisciplinati in un contesto del Giorno delle Forze Armate: forse si vuole disconoscere che le FFAA si basano sulla disciplina e sull’ordine, e che se il Capo o qualunque Superiore rileva comportamenti censurabili, non consoni e contrari al prestigio delle stesse, ha il sacrosanto dovere di punirli e non di voltarsi dall’altra parte, come purtroppo molti fanno! La realtà vera è che il Capo che fa, e sa fare il militare, non piace e presta il fianco a critiche ‘’civili’’ del tutto strumentali, ma che hanno forte presa sul popolino, tendenzialmente buonista e mammista a prescindere: basta poco, quindi, per assiemare notizie condite ed infiorettate secondo logiche a-militari per screditare la reputazione di personaggi che tentano – non di smarcare in santa pace il loro periodo, come sovente capita- ma di impegnarsi con sacrifici e forti esposizioni a fare comunque al meglio e con rigore il proprio mestiere. Il primo e più feroce oppositore a ‘’pastette’’, ad organizzazioni di supporto esterno all’ambiente Difesa (rammentare la fiera opposizione anche del padre Gino alla passata P2..), ed ai soliti compromessi italici è sempre stato De Giorgi in quanto, evidentemente, fa parte del suo DNA; per questo e forse per il suo carattere particolare, molti sono coloro che lo amano poco, molti lo invidiano, ma sono tantissimi coloro che lo adorano come Capo e come persona. Ben diverso è stato, perciò, cercare di far comprendere le esigenze di una Legge Navale alla politica, al Parlamento, alla pubblica opinione, e non si ravvede davvero nulla di strano parlarne anche col Presidente della Repubblica, quale Capo Supremo delle FFAA; né è condannabile per la ricerca di consensi nel mondo industriale, quello economico o sindacale: non bastavano certo gli appunti, le note o i promemoria interni alla Difesa -che ad ogni buon conto sono stati tutti condivisi, anche con qualche invidia delle altre FFAA- se non fossero stati corroborati dagli sforzi ciclopici informativi di De Giorgi in tutte le sedi possibili, altro che ipotizzare faziose ‘’ vere o presunte scorribande dietro le quinte del sottopotere romano’’ ! Un altro ‘’issue’’ portato alla ribalta dai media, con spezzoni di intercettazioni comunque tutte da verificare, riguarderebbe la sua posizione nei confronti del noto Libro Bianco non tanto sul piano personale, quanto in difesa e a tutela della propria Forza Armata e del ruolo del suo Capo. La difesa della Marina, del suo ruolo futuro e del suo personale, e soprattutto delle capacità dello strumento navale di fronteggiare le minacce insite nella marittimità italica, pur in un quadro di massima del predetto Libro Bianco in fase di elaborazione, appaiono lodevoli oltrechè doverose, e certamente legittime: le uscite mediatiche vorrebbero invece porre in luce- ancora surrettiziamente e con qualche frasario poco corretto- la collocazione della Legge Navale in sovrapposizione alle direttive dello stesso L.B., finendo per seminare zizzania gratuita circa la sua lealtà istituzionale nei confronti del Ministro della Difesa e del Capo di S.M. Difesa. Va detto inoltre ed invece che, di fronte ad un Libro Bianco, nato inizialmente per uscire dall’impasse sull’acquisizione degli aerei F-35, sviluppato esclusivamente da esperti esterni alla Difesa, e approvato solo di recente allo scopo di una ‘’revisione della Difesa con la definizione della struttura delle forze, dei livelli di capacità, e della preparazione e prontezza dello strumento militare…soprattutto per rispondere alle sfide asimmetriche..con un livello di ambizione circoscritto alla zona euro-mediterranea…’’, comprende uno strumento navale dimensionato e previsto dalla stessa Legge Navale, studiato sia per sopperire alla forzosa uscita di vecchie UUNN che per contemperare alle diverse esigenze marittime ipotizzabili. Cioè le navi della Legge Navale sono appena sufficienti per le prefigurate minacce del L.B. nel teatro mediterraneo, anche rinunciando ad operazioni oltremare come la pirateria in Oceano Indiano o altrove, senza alcuna eccedenza o ridondanza, purtroppo. Ciò che invece desta preoccupazione sono le elucubrazioni che tendono ad annichilire il ruolo della Marina (e anche dell’Aeronautica) a ‘’poveri Ispettorati’’, depauperati dalle loro tradizionali capacità e specificità, privati del pensiero di componente di FA e dei finanziamenti per la loro sopravvivenza quotidiana: risulta assai difficile, quindi, accettarne supinamente l’implementazione senza rappresentare, anche con forza, il proprio parere ‘’marinaro’’. Non si tratta di mantenere prerogative o sciocche forme di poteri, ma di evitare che con la prevista ri-organizzazione, si accorpi tra l’altro tutto l’interforze perché ‘’appare bello e funzionale?’’, dalla logistica alla formazione, con una improvvida verticalizzazione in un unico Comando, quello del Capo di SMD, di nefasta memoria storica risalente al primo conflitto mondiale e reiterato quindi nel secondo in diversa salsa… In Marina esiste un detto, a proposito del frasario usato e intercettato a spizzichi e bocconi che, nel mondo civile, sotto il profilo del ‘’politically correct’’, può essere censurabile, ma ben diverso è trasformare una innocua semantica marinaresca in un’accusa che tende a demolire e demonizzare i rapporti istituzionali fra i Vertici delle FFAA: ‘’chi non ha mai preso una botta da c..ne, in una plancia, non è un buon marinaio..e alzi la mano..’’: assai meno censurabile è, pertanto, la legittima battaglia istituzionale per tutelare la Marina, il suo personale e, in generale, il futuro ruolo in termini concreti di Difesa marittima e Sicurezza che la singola FA dovrà essere messa in grado di svolgere, anche e proprio nel contesto del L.B. Che piaccia o meno, l’Ammiraglio De Giorgi sa fare il Capo; ne ha le capacità e sa condurre battaglie anche disperate in contesti non favorevoli, tagliando i rami secchi e le zavorre, ma dando i meriti a chi vale professionalmente e umanamente; chi lo conosce e ne ha apprezzato l’impegno, il valore, la pervicacia e l’onestà intellettuale trova del tutto ingiusto e fuori dalla vera verità l’accanimento mediatico e la delazione che stanno rovinando la sua reputazione come Capo e come uomo. E, se ha commesso qualche errore nelle sue decisioni, è persona che paga in proprio, senza scaricare a massa o altrove le sue eventuali responsabilità, fino in fondo! E ciò è avvalorato, senza entrare nel campo della politica, anche dal nostro Premier che, avendolo conosciuto da vicino in momenti emergenziali, ha giustamente dichiarato (il 3 aprile nel programma della Annunziata..) che ‘’ l’Ammiraglio De Giorgi è persona di cui l’Italia deve essere fiera ed orgogliosa’’. Altro che veleni e complotti anonimi di bassa lega. Questi i fatti, con le considerazioni mondate dalle illazioni e delazioni, e qualche autorevole opinione su De Giorgi, in controcorrente con la rumenta anonima ed il populismo imperversante che sta frullando nel ventilatore mediatico nostrano (…continua con le considerazioni sulle anonime…).

Giovanni Giacomini


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