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La lunga notte di Amburgo cala sui 2 fucilieri di Marina

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di Giuseppe Lertora –  Il silenzio di una notte senza fine avvolge, forse più del consueto, l’odissea infinita dei 2 fucilieri di Marina, dopo l’avvio dell’ Arbitrato internazionale presso il Tribunale di Amburgo. Nessuna comunicazione, ma solo alcune indiscrezioni sono filtrate dalle brume amburghesi in merito alla vicenda dei 2 FCM Latorre e Girone, alla contrapposizione fra Italia e India, a chi spetta la giurisdizione processuale per giudicare il sinistro occorso ormai tre anni e mezzo fa nelle acque internazionali, di fronte alle coste del Kerala. Dopo una prima riunione estiva, quell’Alto consesso delle Nazioni Unite, il Tribunale del Mare ITLOS, il cui scopo risiede proprio nel dirimere questioni e contenziosi marittimi internazionali, tace. In quell’occasione, nel  richiedere  ulteriori documenti ed approfondimenti sull’intricata vicenda, da presentarsi il 28 settembre u.s., cioè oltre un mese fa, aveva anche determinato correttamente ‘’di sospendere ogni azione  giudiziaria e iniziativa unilaterale, indiana o italiana, che  aggravino ulteriormente la disputa e  la situazione in atto’’. Un verdetto iniziale tutto sommato favorevole all’Italia, tenuto conto che fino allora soltanto l’India aveva avviato un processo estenuante e senza fine: un processo senza specifici capi d’accusa, ancora nel limbo dopo oltre tre anni. L’Italia, invece, non ha mai avviato alcun procedimento nei loro confronti, neppure quando, nel marzo 2013 avrebbe dovuto farlo, visto che i 2 FCM si trovavano nel suolo patrio, ancorché per un fantomatico permesso Pasquale: in tale occasione non solo non si è mosso dito per capire i fatti, ma ci siamo coperti di vergogna rimandandoli in India, contro il dettato Costituzionale che vieta l’estradizione di cittadini italiani in paesi, come l’India, ove vige la pena di morte! In altre parole il verdetto di Amburgo non poteva essere diverso, anche se gli ultra-ottimisti  auspicavano l’adozione di quelle misure collaterali, motivate solo da estrema urgenza e da situazioni di emergenza, che prevedevano il rientro di Girone, e la permanenza di Latorre in Italia per curarsi. Il complesso delle decisioni, sia nel determinare la competenza a giudicarli, sia per le predette misure collaterali riguardanti direttamente i 2 FCM, dovrà essere preso dal Tribunale Arbitrale costituito ad hoc, in tempi successivi. Tutto ora è avvolto dal silenzio; la stampa italica e perfino quella indiana tacciono: sono lontane pure quelle roboanti dichiarazioni dei vari Ministri che di tanto in tanto uscivano più o meno spontaneamente allo scoperto. Possibile che i nostri governanti e i nostri media non si chiedano cosa stia succedendo ad Amburgo, nonostante le discrasie emerse, già in prima battuta, riguardo i risibili documenti della perizia balistica, per tacere delle incongrue posizioni relative fra le imbarcazioni coinvolte, e delle differenze di orari dichiarate che si discostano di ben cinque ore! Ciò che desta più meraviglia è la stravagante competenza di alcuni giornali, in primis del Fatto Quotidiano, che con argomentazioni approssimative e partigiane, antimilitari per definizione, sorvola sull’incredibile e farlocca perizia balistica che cerca di quadrare un cerchio impossibile fra calibro e circonferenza dei proietti, facendoli rimpicciolire dal riscontro reale di colpi da 7, 62 mm ad un 5,56mm, solo dopo che questi ‘’buoni indiani’’ erano venuti a conoscenza delle dotazioni, sequestrate agli uomini del San Marco.

Gli specifici Allegati presentati dalla delegazione indiana hanno suscitato notevoli perplessità e meraviglia da parte dello stesso Tribunale per i farseschi contenuti; uno di essi, l’Allegato 5, arriva perfino ad  instillare il dubbio che a bordo della Lexie vi fosse un’altra arma, una ‘’Machine Gun’’ del calibro 7,62, per far tornare le loro farneticanti teorie balistiche: buffonate di uno Stato pervicace, formalmente inammissibili, tanto più che  presentano le firme ‘’false’’ dei rappresentanti italiani che mai hanno avuto la possibilità di condividere tale perizia. Tuttavia l’ esimio giornale italiano, di recente, va in soccorso di tale bufala presentata dagli indiani, sostenendo che ‘’i marò potrebbero aver usato altre armi,  non dichiarate, di quel calibro’’ che, ufficialmente, non avrebbero mai dichiarato di possedere, ma di cui si potrebbero essersi disfatti: incapaci di un minimo buon senso, ignoranti e ciechi di fronte alle falsificazioni, ma pronti a ricostruzioni complottiste e urticanti a carico dei militari. Cialtroni, tetragoni populisti da strapazzo, pirati! Non dobbiamo inventarci nulla per capire –e far capire alle persone normali- come ha fatto pregevolmente Toni Capuozzo che i 2 FCM sono innocenti e che non c’entrano nulla con quell’incidente; gli indiani hanno costruito ed alimentato strumentalmente la vicenda per motivi elettoralistici, politici e di lobby industriali, con la nostra acquiescenza, perseguendo con inusitata pervicacia delle tesi anticolonialiste e tentando infine di salvarsi la faccia, con inganni e soprusi, di fronte alla comunità internazionale. E’ ora di smetterla di abusare della tolleranza e della pazienza degli italiani onesti; se l’India è una ‘’grande democrazia’’ che aspira al seggio permanente delle N.U. deve innanzitutto dimostrare al mondo che opera nel rispetto del Diritto internazionale, e nei riguardi dei Trattati ratificati, smettendola di comportarsi da fuorilegge, peggio dei pirati. Né possiamo scaricare le colpe sui giudici amburghesi che, nonostante tutto, hanno fatto finora ciò che dovevano; d’altronde non potevano certo- in modo surrettizio- dar ai 2 FCM quella libertà negata a suo tempo dal proprio paese, quando la si poteva dare e sostenere legittimamente in quel marzo del 2013, mentre allora il governo italiano ha optato per riconsegnarli ai loro aguzzini sequestratori. Non possiamo nasconderci dietro un dito perché l’Italia ha fatto davvero poco per risolvere la loro causa; siamo stati osservatori distaccati e disinteressati manifestando il nostro ipocrita interesse solo in occasioni di circostanze specifiche, di cerimonie militari, con qualche dichiarazione di facciata e qualche telefonata. E, anche quando si sono presentate delle occasioni propizie per riportarli davvero a casa  ovvero trattenerli in Patria, la nostra classe politica ha mostrato il suo vero volto, immorale e opportunista, assecondata da una magistratura distratta se non acquiescente al volere politico, dimentica –guarda caso proprio lei- che l’azione penale in caso di reato di omicidio e’ del tutto obbligatoria, e mai opzionale. Anzi, c’è di più; in quei nefasti giorni di marzo di due anni fa abbiamo assistito senza parole al loro rientro coatto in India, con una sorta di estradizione passiva pur sussistendo tutti i presupposti di legittimità e di buon senso per trattenerli in Patria; significativo, in tal senso, si è rivelato il documento prodotto dalla Ministra della Giustizia Severino – venuto alla luce di recente- in cui sconsigliava il Governo di far rientrare i 2 FCM in India. Ciò, soprattutto, poiché si trattava di atto contrario alla nostra Costituzione che, come noto anche all’uomo della strada, vieta l’estradizione di un qualunque delinquente o perfino terrorista, verso un Paese (l’India nella fattispecie..) in cui vige la pena di morte! Le frottole della garanzia ‘’politica’’ per cui, però, non sarebbero stati soggetti a tale condanna, propinateci dall’ineffabile De Mistura, quando è arci- noto che la loro magistratura è indipendente dal potere politico, sono state subito sposate dal  nostro governo per coprire le sue malefatte e forse per attutire le proprie ovvie responsabilità.  E le litanie giustificative dei tre governi che si sono succeduti, con i relativi ministri degli Esteri e della Difesa, hanno continuato la farsa iniziata col governo tecnico di Monti, con dichiarazioni puerili del tipo ‘’li riporteremo a casa al più presto…’’ condite con prese di posizione bellicose ‘’la giurisdizione è nostra e soltanto l’Italia ha il diritto di processarli..’’ per finire dall’alto della Presidenza del Consiglio che ‘’faremo semplicemente di tutto; pensateci sempre, ma non parlatene mai..’’:  fra una dichiarazione e l’altra il tempo passa in attesa di notizie migliori, mentre l’odissea di quei due poveretti si sta avvicinando al quarto anno di detenzione preventiva per un reato probabilmente mai commesso!   Ma chi pagherà mai per quelle inazioni statuali, per quelle decisioni sbagliate a livello politico e militare, che hanno peraltro infirmato la salute e la vita intera dei 2 Fucilieri? Per ora molti degli attori coinvolti nella triste faccenda, come sostiene Capuozzo, hanno avuto vantaggi, nomine e  ‘’cadreghe’’ e, certamente, non hanno subito censure, né giudizi formali circa le loro responsabilità, non essendo mai stata istituita una Commissione di Inchiesta che chiarisse finalmente l’intricata vicenda e desse al cittadino una corretta e chiara informazione degli avvenimenti. Quanto dovremo ancora attendere affinchè  questo Stato che , a parole si professa del diritto ma in pratica si mostra del ‘’rovescio’’, dia corso ad una ineludibile Inchiesta chiarificatrice che evidenzi le responsabilità diffuse del caso, i danni personali prodotti, ma soprattutto quelli conseguenti sofferti nel prestigio del San Marco, della Marina e della Nazione Italia?   Va doverosamente ricordato che l’unica ‘’buona action’’  fatta, anche se fortemente tardiva, è stata quella dell’ avvio dell’ Arbitrato Internazionale presso il Tribunale del Mare di Amburgo, l’ITLOS, da cui si attendono decisioni a breve termine che consentano di porre la parola fine a tale odissea e di riportare davvero a casa i 2 fucilieri.

Gli elementi forniti dai numerosi Allegati indiani a tale Tribunale sono in parte controversi, fra verità, illazioni e menzogne, quando non palesemente  taroccati come nel caso della famosa im-perizia balistica, e perfino offensivi nei nostri confronti  quando si sostiene che gli italiani cercano di sollecitare tasti ‘’compassionevoli’’ per fuoriuscire da un giudizio equo e neutro. Basterebbe solo la acclarata falsità della perizia balistica per chiudere immediatamente il contenzioso, rintuzzare le pretese indiane e liberare i 2 FCM. Ma le discrasie non si fermano alla bufala balistica;  la rotta tenuta dalla Lexie passa da 331 gradi a una di 350 per far si che le posizioni relative fra i due natanti –appunto la Lexie ed il peschereccio incriminato San Antony- passino nell’intercetto da destra a sinistra dando una qualche motivazione alla traiettoria dei proiettili; le distanze relative, tenuto conto della tempistica rilevata che si differenzia di ben 5 ore, significa che la Lexie si trovava nello stesso istante ad oltre 27 miglia (circa 50 km)  dal predetto peschereccio, e che nulla aveva da spartire con quell’evento di antipirateria. Tentativi banali di modificare delle realtà che anche un ragazzino delle elementari  ben comprende; figuriamoci se tali fandonie vengono presentate a qualche professionista che naviga sul mare piuttosto che su Internet, tentando di dargli da bere che il calibro di un’arma si può rimpicciolire da un 7,62 ad un 5,56 mm, che la rotta tenuta dalla nave può variare di 20 gradi, da 331 a 350, e via dicendo. Di più; ammesso e non concesso che i 2 FCM abbiano partecipato a tale evento, gli elementi emersi sia indiziari che probatori, hanno finito per demolire le accuse indiane caratterizzate da indagini omissive di altri colpevoli, dalla distruzione di probanti reperti giudiziari, dalla vietata partecipazione dei Tecnici italiani alle prove balistiche, dalla completa inaffidabilità dei testimoni fino ad arrivare al grave indizio di costruzione di false prove a carico dei fucilieri.

Di che altro c’è bisogno per invalidare qualsiasi accusa e prosciogliere i 2 FCM? Non c’è bisogno di essere ‘’principi del foro’’ per chiudere il caso e, con esso, far rientrare a casa i nostri Fucilieri, ma attendiamo fiduciosi che il Tribunale decida e, ad ogni buon conto, valuti anche aspetti non solo tecnici come quelli sopra riportati, ma si esprima anche su questioni fondamentali di principio.

Innanzitutto va smontata pezzo- pezzo la pretesa indiana che la loro Legge sovrasta e prevale sulle norme del Diritto Internazionale; in ciò l’Italia deve sostenere fino in fondo il  rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, quali elementi strutturali di  eguaglianza fra gli Stati firmatari, laddove, come nel caso in specie, gli incidenti si verifichino fuori delle acque territoriali, nelle acque internazionali ove vige il pieno diritto giurisdizionale dello Stato di Bandiera.

I 2 FCM e non altri sono la parte lesa in questo stravagante procedimento; senza uno specifico e definito capo di accusa permangono da quasi 4 anni in stato di carcerazione preventiva, evidenziando un sistema giudiziario indiano degno di un pieno Terzo Mondo, più che di una grande democrazia; costretti a subire ogni sorta di angheria lesiva dei più elementari diritti umani e civili,  non è stata loro riconosciuta neppure la consueta immunità funzionale di servitori di uno Stato all’estero, adducendo a cavilli e capziosità astrattamente ed artatamente poste in essere nei confronti dei 2 FCM, e anche nei confronti dell’Italia. Che, in futuro, potrebbe dimenticarsi delle azioni piratesche subite e magari aprire  le porte  del Palazzo di Vetro, votando a favore per l’agognato seggio permanente dell’India,  presso le Nazioni Unite!                                                                                                                                                          

Confidiamo che la notte di Amburgo passi velocemente e torni il sereno nei ranghi del San Marco, e che i nostri difensori sappiano far valere ‘’le ragioni della ragione’’, ma anche che i nostri governanti facciano pulizia e chiarezza al nostro interno sulle responsabilità del caso, mantenendo viva la memoria delle angherie subite e il timone fermo nei confronti delle successive pretese indiane, senza alcuna indulgenza; se così non fosse, il prezzo da pagare sarebbe troppo esoso, e diverremo zimbelli della Comunità internazionale, buttando alle ortiche  quella residuale dignità e senso dell’onore: che, come Nazione civile, non possiamo assolutamente permetterci.

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