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Novecento: Uno bianca, gli Eroi che inchiodarono i Savi

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Spesso quando si usa questo appellativo, Eroi appunto, il pensiero va subito alle vedove, ai figli e a quei martiri che per il fine supremo di servire le istituzioni dello Stato hanno lasciato la vita terrena per immolarsi con onore e grande coraggio. Basti pensare a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Ninni Cassarà, Rocco Chinnici, Luigi Calabresi, Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri. La lista purtroppo è non solo tristemente nota ma anche affollata. Oltreoceano come non pensare ai 343 vigili del fuoco andati a morire su per quelle scalinate delle Torri Gemelle, consci che probabilmente non ce l’avrebbero fatta. Un plauso a tutti e una medaglia al valore ma, con molta amarezza in bocca, quasi sempre alla memoria.

Per una volta, finalmente, sarebbe bello poter parlare di Eroi tra noi, che in silenzio e ligi al dovere hanno sempre continuato e continuano tutt’ora a servire il nostro bel Paese. Nella loro Regione, l’Emilia Romagna, nella loro città, Rimini, molti li conoscono già e Michele Soavi, nel piccolo schermo ce li ha fatti apprezzare tramite la mini serie del 2001 con le facce di Kim Rossi Stuart e Dino Abbrescia. Decorati e applauditi in quelle terre, i due Eroi sono l’attuale Commissario di Polizia Luciano Baglioni e il collega, sovrintendente Pietro Costanza, ora in pensione. Quando ormai il pool costituito ad hoc e i procuratori non riuscivano a trovare il bandolo della matassa, l’ultima speranzosa possibilità la si concesse ai due ex ispettori. Ardua, difficile, quasi impossibile l’impresa. Tutti all’epoca brancolavano nel buio e l’Italia intera era terrorizzata da questo commando che si aggirava su una Uno Bianca. 103 azioni criminose, 24 morti e 102 feriti. Una carneficina durata anni a cui non si riusciva a trovare soluzione.

Si è ipotizzato di tutto: dalla matrice terrorista a quella degli extra comunitari e dalle mafie del sud ai soliti serial killer efferati e senza scrupoli. Andare in giro in Uno Bianca, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta era quasi tabù in certe aree nevralgiche del nord, poiché si veniva spesso fermati per controlli a tappeto e verifiche severissime. Praticamente una storia a senso unico che non trovava facile risposta. Quando tutti praticamente si stavano quasi arrendendo ecco che, i due superpoliziotti, decidono di farsi dare una nuova e ultima possibilità. I magistrati ormai disillusi non esitarono un istante e concessero al Baglioni e al collega questa complicatissima ed ingarbugliata vicenda. Intuizione da segugi, acutezza da investigatori sopraffini, caparbietà da vendere e soprattutto, tanta, tantissima forza di volontà. Minuti, ore e giorni interminabili ad aspettare fuori dalle banche una qualche mossa falsa della banda, che poi, come sappiamo, arrivò con la Fiat Tipo e la targa camuffata.

Avevano capito forse i due che non c’era terrorismo in quelle “stragi”, ne di matrice rossa ne di quella nera. Nessun mafioso trasferitosi dal sud e nessuno slavo o croato dietro a quei crimini. La scoperta fu eclatante e anche, se vogliamo, un po’ imbarazzante.
3 fratelli folli impazziti di cognome Savi (Roberto, Fabio Alberto) con altri partner si erano “infiltrati” nelle forze dell’ordine e avevano destabilizzato mezza Italia. La ferocia di questo gruppo era tutt’altra cosa e si alimentava di un odio difficilmente paragonabile anche alle organizzazioni criminali o alle altre bande armate. La mafia ammazza quando disturbata dalle istituzioni o dai rivali; Vallanzasca e Maniero reagivano al fuoco quando chiusi in trappola – ma in loro – in questi fratelli, c’era una speciale malignità, un gusto di eliminare la povera gente che resta complicato anche spiegarlo.

Il Baglioni e il Costanza, dopo un’intensa attività investigativa sul territorio sono riusciti a scoprire i veri responsabili, arrestandoli, e ridando pace ad un’intera comunità ormai terrorizzata. Hanno rimesso le cose al loro posto, consegnato alla giustizia gli squilibrati “colleghi”. Quella perseveranza ha pagato i 2 Eroi che, avevano forse già presagito la possibilità che ci fosse qualche “cellula” impazzita all’interno proprio dei corpi di Polizia. Cellule peraltro presenti purtroppo ovunque, come la storia ci insegna. Luciano Baglioni e Pietro Costanza (lo ribadiamo ancora perché questi nomi vanno impressi per sempre nella mente), per chi ancora non lo sapesse o si fosse dimenticato, sono quei due straordinari agenti che, non solo hanno inchiodato i Savi ma hanno liberato Rimini, Bologna, Forlì e molti centri in cui operava il commando della UNO BIANCA.

Finalmente oggi possiamo dire grazie a qualcuno che forse potrà sentirci; possiamo elogiare degli Eroi in carne e ossa, e non più e non solo lacrime e commemorazioni su delle fredde e gelide lapidi. Basta folle oceaniche e gente che piange, urla strazianti delle mogli e appelli senza fine. Se ci sentite e vi arriva questo messaggio, cari Baglioni e Costanza, vorremmo con la stessa sobrietà che vi ha sempre contraddistinto, dirvi GRAZIE! Questa è la storia di due uomini che, nel compiere il loro dovere, hanno sicuramente fermato un dramma che appariva senza fine. Cari Signori, ovunque voi siate, avete mai pensato alle vite umane che si sono salvate grazie al vostro straordinario lavoro? Pensateci bene, poiché a tutti noi, comuni mortali, poteva capitare di entrare nel mirino di quella Beretta AR 70, che per merito vostro, ha cessato di sparare!

Mirko Crocoli

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