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Novecento: Moro come Kennedy… Travolti da un insolito destino

 

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Era il 9 Maggio del ’78, quando, in via Caetani, nel cuore di Roma, i TG nazionali mostravano le immagini di una folla di gente attorno ad una R4 di colore rosso con il bagagliaio aperto. Al suo interno un corpo esanime, quello del ricercatissimo Presidente DC Aldo Moro. I 55 giorni erano finiti. Dalla strage di Via Fani all’epilogo, tristemente annunciato o quanto meno presumibile.
Inutile parlare al momento di “Lodi”, memoriali, lettere e carteggi. Si spera che la nuova commissione parlamentare faccia luce almeno sui alcuni dei misteri più intensi di quella vicenda, sulle incongruenze e sulle mancate verità. Le Brigate Rosse ufficialmente e ufficiosamente firmano quell’attacco, quella prigionia e anche l’uccisione dell’ex Premier. A loro dunque vanno addossate tutte le colpe, anche se, alcune responsabilità potrebbero ricadere anche su una parte della vecchia classe politica, oggi estinta come il suo stesso partito! La storia non ci interessa, quella è stranota a tutti, forse a questo punto è giunto il tempo in cui è meglio capire il contesto più che le date, gli uomini o i fatti.
15 anni prima, a Dallas, stessa sorte per J.F. Kennedy, assassinato per mano di un cecchino filosovietico (si disse poi). Ma le cose in entrambi i casi non quadrano affatto e tanti, troppi i parallelismi che si contrappongono tra le due vicende di cronaca nera più famose del novecento.
Moro – Kennedy: profondamente cattolici; Moro – Kennedy: democratici; Moro – Kennedy: tendenti al dialogo e alla moderazione; Moro – Kennedy: aperti ai dogmi delle loro epoche; l’apertura a sinistra per il pugliese e agli afroamericani per il giovane John. Entrambi non “guerrafondai” o “militareschi”.
Ma c’è un problema serio che forse è la chiave di tutto e ha un nome: si chiama Guerra fredda! Entrambi avevano una visione forse troppo idilliaca; la pace al di la della cortina di ferro, una tregua non troppo desiderata da molti. Moretti – Oswald sono la “verità assoluta” che ci hanno “servito su un piatto d’argento”, ma in realtà c’erano ben altre cose alle spalle dei due. Il Vietnam, la Cia, la questione Castro e soprattutto l’avvicinamento a Luther King, per lo Statunitense. Botteghe Oscure, la temuta alleanza con Berlinguer, gli accordi con i terroristi Palestinesi e il primo “governo della non sfiducia”, per il Democristiano. Non era tempo forse di fare gli eroi, di non accodarsi agli equilibri e ai diktat stabiliti dalle loro stesse epoche e dai quei poteri forti,  quelli veri!
Via Caetani come la finestra della libreria a Dallas; quel bagagliaio come quella Lincoln; quegli spari ripresi da Zapruder come quelli, silenziosi, della Vz61 “Skorpion”, esplosi in qualche sotterraneo della capitale. Può darsi, può essere e possiamo anche crederci, se vogliamo, ma sarebbe da sciocchi non capire che, i due signori, i due leader, i due statisti, probabilmente non erano scomodi soltanto al folle ex marines o al gruppo armato “rosso” delle BR. Con un buon margine di verità, i loro sacrifici, hanno fatto comodo a molti, a tanti e nei piani alti. Mezzo secolo, due casi e un’unica certezza morale, racchiusa però per il giovane Senatore del Massachusetts in qualche faldone ancora “Top Secret” e per il nostro Parlamentare, in qualche irrivelabile, classico, italico, “Segreto di Stato”. L’unica cosa certa è che Aldo Moro e John Fitzgerald Kennedy, sono stati – loro malgrado – travolti da un insolito quanto identico destino.

 

Mirko Crocoli

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