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La Marina nel sinistro della Norman Atlantic: col cuore oltre l’ostacolo

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Il sinistro marittimo della Norman Atlantic è ancora troppo fresco perché si facciano bilanci, considerato anche il fatto che di giorno in giorno si sta cercando di fare chiarezza sulla dinamica, sulle cause, sui comportamenti, sulla sicurezza di quel bastimento e soprattutto sul numero delle persone imbarcate che non è stato definito e sul quale sembra aleggiare la presenza di clandestini. Purtroppo la nave, dopo le peripezie del rimorchio connesse alle proibitive condizioni meteo-marine, e delle volontà alterne delle magistrature in qualche modo competenti (italiana, greca e perfino albanese… visto lo scarroccio nelle rispettive acque territoriali), ha raggiunto il porto di Brindisi, ma sussiste ancora la impraticabilità di ispezioni e verifiche a bordo a fronte della permanenza di fumo, di locali ancora surriscaldati e non garantiti in termini di sicurezza.
Qui non si vuole, quindi, tentare bilanci improvvisati, né trarre affrettate conclusioni o innescare polemiche sterili su una tragedia ancora “calda”; tuttavia sembra opportuno fare alcune considerazioni e riflessioni sulle operazioni di soccorso condotte da diversi mezzi elicotteristici delle diverse Forze Armate, in primis quelli della Marina, con particolare riferimento al coordinamento sulla scena delle operazioni di ricerca, soccorso ed assistenza da parte della Marina Militare. Va riconosciuto, innanzitutto, che in una situazione così drammatica, con un devastante incendio in corso, in condizioni meteo pessime, il comandante Giacomazzi, il suo equipaggio e i soccorritori sono riusciti ad evitare che un sinistro navale si trasformasse in un’ecatombe di quelle quasi 500 persone imbarcate. Il Comandante che, per due giorni e due notti, in quell’atmosfera disastrosa, e in piena emergenza riesce a mantenere i nervi saldi e gestire al meglio la sicurezza dei passeggeri affidatigli, sbarcando per ultimo dalla “sua” nave dopo essersi assicurato che tutti fossero in salvo, riscatta appieno la figura del “Capitano”, seriamente compromessa dagli avvenimenti occorsi sulla Concordia. A prescindere quindi dai giudizi che scaturiranno da più accurate e dettagliate indagini, e dal fatto che dovrà essere indagato d’ufficio per il naufragio colposo della Norman, cosa del tutto ovvia e prevista, l’ etica tenuta dal comandante Giacomazzi ha comunque ri-nobilitato la figura del Capitano, di colui che tutela la vita del personale trasportato come il bene superiore a cui deve informarsi la propria azione in caso di urgenza o di emergenza, anche a costo della vita: la Marineria italiana e non solo, che detta tali norme non su un piano retorico ma fattuale e sostanziale, ne esce a testa alta secondo le nobili tradizioni . E, accanto alla Marineria mercantile, emerge il comportamento della Marina Militare nella critica fase dei soccorsi con una palese dimostrazione di altissima professionalità della sua gente, di una disponibilità operativa ed efficacia dei mezzi assegnati che meritano ammirazione e gratitudine: soprattutto se si considera il momento natalizio caratterizzato da limitate risorse di personale in licenza e un certo numero di navi, e gruppi di volo, “non pronti” per gli stessi motivi.
L’Italia è stata col fiato sospeso, in balia delle onde come la Norman Atlantic, perché salvare oltre 400 persone da quell’inferno, era apparso davvero impossibile; solo il grande spirito di corpo degli equipaggi, in particolare di quelli di volo, sprezzanti del rischio e del pericolo, tentando l’impossibile e di tutto pur di salvare delle vite umane in gravi difficoltà, ha consentito di tirare un sospiro di sollievo dopo gli straordinari interventi –di giorno, ma anche notturni- con gli elicotteri dell’Aviazione Navale e del Corpo delle Capitanerie di Porto. La Marina ha combattuto fieramente la sorte nefanda che attendeva la gente della Norman, dislocando tutto ciò che era possibile per salvare quegli sventurati, operando con una professionalità, determinazione e tenacia degna di una Organizzazione di assoluta eccellenza, qual è!
Di fronte a queste realtà viene spontaneo chiederci se la cultura marittima e navale italica sia conscia ed in sintonia con il ruolo della Marina, oppure sia troppo “leggera” e distaccata. Forse la cultura e la vita del mare è troppo impegnativa ed è assai più comodo –per l’italiano medio- farsi cullare dal solito adagio che “Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, quasi a denotare che il mare rappresenta una barriera, piuttosto che una realtà che si snoda in 8000 km di coste, e storicamente –soprattutto il Mediterraneo- un mare di progresso, di civiltà, di unione fra popoli?
Anche il ruolo della Marina, nonostante sia in prima linea nel contrasto ai fenomeni di questa nostra epoca, come il terrorismo marittimo, la pirateria, l’immigrazione clandestina e altro, viene confinato al silenzio forse perché opera fuori dalla vista della gente comune, fuori dell’orizzonte come si suol dire, da “Grande silenziosa”. Oppure perché i naviganti sono una schiera a parte, quasi estranei a quella dei “vivi e dei morti” come tramandava Platone con un giudizio amaro, quasi a disprezzare chi si avventura fra le terre, sfida le conoscenze oltre le colonne d’Ercole e cerca le risposte ai propri dubbi esistenziali nella contemplazione della natura marina e nelle stelle che osserva e da cui ottiene risposte sul suo navigare: le spinte etiche che esortano i naviganti ad immergersi in quel liquido spesso infido, a condividere i venti e le onde di quel mostro di energia e di vitalità, possono apparire irrazionali, ma per contro il mare è pur sempre l’elemento da cui la vita sul nostro pianeta ha avuto inizio. Un elemento spesso ignoto, temuto o ignorato da cui l’umana natura si è protesa verso l’evoluzione, la civiltà e sui cui traffici si basa l’attività economica dei paesi più industrializzati. E’ tuttora veicolo di progresso, ma anche d’inquietudini, di misteri e di tragedie e al tempo stesso testimone e attore della storia, dei fenomeni di migrazione, insediamenti, conquiste,  basta pensare al nostro mare Mediterraneo, culla di millenaria civiltà, per rendersi conto del valore strategico del mare: peccato che questi elementi valoriali siano inghiottiti dal tempo, dalla noncuranza umana che preferisce dimenticarsi della memoria storica e vitale del mare, per ricordarlo solo nelle parentesi d’estate sotto l’ombrellone. “Popolo di naviganti”… dalla memoria corta!
Forse è anche dovuto al fatto che il mare non parla; può ruggire nella tempesta, ma non urla, non si fa sentire nei talk show, comunica solo imponendo regole silenziose che comunque vanno rispettate; tutto ciò influenza naturalmente anche la Marina, che ne condivide il contesto ed i problemi, e quindi anche il ruolo che essa vi svolge, spesso è negletto dal popolo: perché innanzitutto ciò che Lei fa non si vede, e la memoria collettiva salmastra è talmente evanescente che viene facilmente sovrastata dai flutti del comodo oblio. Quali i possibili rimedi?
La cultura marinara e la valorizzazione della nostra marittimità potranno costituire elementi essenziali anche per rivitalizzare diversi settori dell’economia del nostro Paese e tentare di farlo ripartire col piede giusto; bisogna quindi investire nella scuola, sulla formazione dei giovani, solleticando il loro spirito di avventura, ma anche il rispetto delle regole che il mare impone naturalmente, con il contributo di quelle associazioni, come la Lega Navale italiana capillarmente diffusa sul territorio, per far amare il mare e le straordinarie capacità che racchiude non solo sul piano del progresso, ma anche in quello sociale e ambientale, quale insegnamento imprescindibile per il futuro dei nostri giovani. “Tra il dire e il fare…” è ancora vigente in quanto, ancora oggi, non si rinvengono fra le sbandierate riforme del sistema Italia, considerazione di pregio ed azioni nei confronti delle scuole nautiche, né nei confronti delle predette associazioni a finalità morali e sociali che risultano completamente abbandonate e condizionate nel loro operare da questi governanti “terricoli” che evidentemente sono allergici allo iodio, per tacere d’altro!
La gente di mare tenta di rimorchiare il nostro Paese a forza di remi e di giri d’elica verso il progresso e la ricerca delle risorse per far ripartire l’economia; ancora più importante è comunque riavviare quell’etica della responsabilità e del senso civico ed umanitario che sembra essere stato inghiottito dai flutti dell’ignoranza e della sconsideratezza umana. Significative sono le missioni che la Marina sia nel sociale, nell’ambiente, ma soprattutto nel contrasto a fenomeni che coinvolgono direttamente il nostro vivere e la nostra sicurezza, sta conducendo da tempo in silenzio: dal recupero dei “boat people” nel Vietnam, al Mare Nostrum in soccorso dei migranti; dall’antipirateria nel Mediterraneo allargato, al controllo dell’ambiente marino e dal concorso alla protezione civile in caso di calamità, solo per citarne alcune, ‘il “must” della Marina è da sempre la tutela della vita, in particolare la salvaguardia di quella che opera sul mare, sia essa dovuta per norma o dettata da una encomiabile attitudine cavalleresca. E altrettanto emblematiche di una consolidata tradizione, e non per caso né per fortuna, risultano le operazioni condotte per il salvataggio dei passeggeri sulla Norman Atlantic: anche qui il richiamo alla memoria appare doveroso per spiegare i risultati di tale operazione condotta magistralmente dagli elicotteri con il supporto essenziale di navi porta-elicotteri della Marina. Un binomio nave-elicottero assolutamente vincente che la Marina ha adottato fin dai primi anni ’50; un patrimonio frutto di tale originale ed antesignana scelta che vede una sinergia incredibile fra i marinai e gli aviatori di Marina, un affiatamento che non ha eguali perché forgiati entrambi dalle leggi del mare, una formazione univoca che abbraccia tutte le operazioni condotte di giorno e di notte in tutte le condizioni meteo-marine, un addestramento duro e meticoloso che impegna tutti gli equipaggi a non guardare l’orologio e i week-end. Non si tratta di risultati conseguiti per caso, magari confidando sulla fortuna, piuttosto è il frutto di un’attenta pianificazione nel medio-lungo termine basata su scelte lungimiranti, su un addestramento realistico e sempre pronto a soddisfare le esigenze, anche intempestive e piene di rischio, della Flotta, e quindi della nostra Nazione.
Oltre all’indiscutibile livello di addestramento e di combat readiness mostrato dagli equipaggi di volo, veri professionisti del cielo e affidabili in ogni condizione, anche le più severe in cui spesso gli altri “voltano la capa al ciuccio”, il valore aggiunto fondamentale per il buon esito dell’operazione è costituito dalla presenza in zona di una nave portaelicotteri, la San Giorgio, che ha fatto la differenza nei tempi di recupero di quei disgraziati e di rapido transito verso un posto sicuro. Non solo; la presenza di una simile piattaforma oltre a rendere più spedita e sicura l’operazione di soccorso e trasferimento, consente di assistere immediatamente e di trattare eventuali casi critici direttamente dal comparto sanitario presente sulla nave, di assistere i naufraghi con terapie anche psicologiche di aderenza, di rifocillarli e di sistemarli al meglio come fossero in una adeguata e olistica struttura a terra. Ciò significa, in definitiva, garantire talvolta la stessa sopravvivenza di quei poveretti che altrimenti avrebbero certamente meno chances di cavarsela: è proprio quel binomio nave–mezzo aereo organico che rappresenta uno straordinario “moltiplicatore di capacità” della Marina, con quella rara e concreta caratteristica di autonomia tecnica, logistica e di vita connessa soprattutto alla Nave –la cosiddetta “Expeditionary capability”- unica vera risorsa riscontrabile fra tutte le componenti delle Forze Armate che consente di operare con flessibilità, tempestività ed efficacia sia nelle operazioni belliche, che nelle missioni umanitarie o di soccorso.
La Componente aerea della Marina, come d’altronde tutta la Forza Armata, ha sempre dato con autentico slancio il suo contributo per soccorrere e assistere in ogni frangente la popolazione civile, dal trasferimento di personale ferito, al trasporto di organi o di plasma, alle campagne antincendio, al soccorso in mare, al supporto in caso di calamità; con l’evento Norman Atlantic, che è solo l’ultimo occorso, si perpetua così la lunga e felice tradizione di missioni a carattere umanitario della Marina e della sua pregevole Forza Aerea. Questa volta, al contrario delle altre che avvengono di norma in silenzio oltre l’orizzonte, tutti abbiamo potuto assistere in diretta alle straordinarie capacità di quegli uomini, al loro coraggio, alla loro abnegazione, ai risultati conseguiti in situazioni proibitive che, solo gettando “il cuore oltre l’ostacolo”, si possono fare.
La chiusa con una domanda: è mai possibile che, a fronte dell’eccellenza sempre mostrata dalla Marina e dalla sua Aviazione Navale, della marittimità in cui è immerso il nostro Paese, delle minacce e dei fenomeni nefandi che attraversano e attraverseranno il mare Mediterraneo, la nostra Marina resti la cenerentola fra le altre FFAA, in termini di organici e di assegnazioni finanziarie? Forse qualche doverosa rivisitazione potrebbe essere opportuna, anche per mantenere le eccellenze che abbiamo, tagliando qualche altro ramo secco.

Giuseppe Lertora

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4 COMMENTS
  1. Giuseppe Lertora

    Normalmente non mi piace rispondere ai commenti sui diversi articoli che scrivo, né ai social network che cinguettano spesso senza senso, anche per evitare l’innesco di un dibattito a distanza che, oltre a lasciare gli intervenuti con le proprie opinioni, spesso crea degli indesiderati misunderstanding e quindi delle antipatiche friction. Ciò detto, le considerazioni e i commenti fatti dal Generale Sorino circa il ruolo straordinario avuto dagli elicotteri del SAR dell’AMI nel sinistro della Norman Atlantic, sono di tutta evidenza, così come confermato dalla tradizione che li ha sempre visti in prima fila in tutte le emergenze, le calamità, i soccorsi in mare e in terra: gli equipaggi di volo, con i loro elicotteri, hanno fatto, e fanno, missioni sempre al limite evidenziando una straordinaria professionalità ed efficacia, dedicandosi con abnegazione al delicato compito di salvaguardia della vita umana in difficoltà. Ben ha fatto a descrivere le fasi, soprattutto, quelle iniziali del soccorso e il ruolo fondamentale degli ‘’Aerosoccoritori’’ a ciò preparati, che operano col rischio davvero della loro vita, ma i razionali dell’articolo -che peraltro ha sottolineato l’intervento vitale degli elicotteri delle FFAA- era un altro. Da un lato quello di dar atto al Comandante Giacomazzi di essersi comportato da ‘’vero Capitano’’ riscattando così quei valori e quei comportamenti messi a dura prova col disastro del Concordia; dall’altro evidenziare il ruolo fondamentale svolto dal binomio nave-elicottero non solo nel campo operativo, ma anche nel caso di soccorsi, anche di quelli che avvengono ben lontani dalle nostre acque territoriali. A ragione vanno quindi rimarcati i risultati conseguiti con quelle professionalità (Aerosoccoritori) e la dotazione essenziale degli equipaggi con NVG di moderna generazione per la visione notturna, ma a maggior ragione vanno posti in evidenza coloro che, con mezzi e ruoli ‘’non dedicati’’ , sono riusciti a svolgere con incredibile efficacia un ruolo altrettanto essenziale . Di più, la presenza di una piattaforma navale in area, (il San Giorgio) ai fini del necessario coordinamento anche quale ‘’on scene commander’’, ha consentito innegabilmente di ridurre a zero o quasi i transit time di trasporto dei naufraghi, con un valore aggiunto fuori discussione. Una tale ‘’base’’ configura quelle caratteristiche di expeditionary dello strumento militare, con quelle peculiarità di autonomia e flessibilità , essenziali soprattutto – ma non esclusivamente- quando si opera nel Mediterraneo Allargato, oppure in teatri ancora più lontani. Confermo anche la mia chiusa, fatta- Le assicuro- con grande obiettività e razionalità; si tratta di intenderci sul valore della ‘’marittimità’’ e delle minacce attuali e future del nostro Paese, e dei fenomeni connessi col Mare Mediterraneo e con quello più Allargato che include anche il Mar Arabico: se si vuole farvi fronte e sono considerati per la nostra Sicurezza del tutto importanti, se non vitali, è necessario prenderne atto e adottare le misure conseguenti. Senza vittimismi, è indiscutibilmente vero che la Marina, oggi, è la ‘’cenerentola’’ vuoi per gli organici, sotto i 30000 uomini, vuoi per il budget assegnato che in termini di Funzione Difesa si attesta al 19%. E mi lasci dire che, quando esorto la Difesa a tagliare i rami secchi, (l’ho fatto anche nelle sedi più opportune come la presentazione del ben noto Libro Bianco) che sono molteplici in tutta la Difesa, ben lontano da me era ogni riferimento alla Componente gloriosa del SAR dell’AMI che semmai andrebbe potenziata trattandosi di indubbia ‘’eccellenza’’. E anche qui, Le assicuro, non lo voglio sostenere surrettiziamente soltanto perché anch’io porto le Ali dalla fine degli anni sessanta con migliaia di ore di volo di cui gran parte svolte nelle condizioni ‘’da naso’’ assai simili a quelle svolte in occasione della Norman, ma per una questione di onesta’ intellettuale: che deve sempre avere la priorità su tutto.

    GL

  2. Gen. B.A.(r) Mario Sorino

    Egregio Direttore,

    dopo aver letto l’articolo “La Marina nel sinistro della Norman Atlantic: col cuore oltre l’ostacolo”, a firma di Giuseppe Lertora, mi sento in dovere di intervenire per aggiungere alcune precisazioni al testo dell’autore.
    Così come ritengo che il Signor Lertora (Signore utilizzando l’appellativo in uso in Marina), che non ho il piacere di conoscere, sia un ex Ufficiale di Marina io sono un ex Ufficiale dell’Aeronautica ed ho avuto l’onore, oltre che il piacere, di comandare il Reparto dell’Aeronautica Militare intervenuto nel corso delle operazioni di soccorso e salvataggio del traghetto Norman Atlantic. Quindi mi corre l’obbligo di precisare qual è stato il contributo di quel Reparto perché non si abbia erroneamente a pensare o credere che siano stati solo gli elicotteri della Marina e della Capitaneria di Porto ad intervenire sull’imbarcazione avvolta dalle fiamme.
    Il 15° Stormo dell’Aeronautica Militare, deputato fra altri compiti anche a quello del Soccorso Aereo, è alquanto atipico giacché si differenzia dagli altri Stormi della Forza Armata in ragione della dislocazione sul territorio. Infatti i suoi Reparti di Volo non sono posti tutti sulla sede dello Stormo, Pisignano di Cervia, ma dislocati sull’intero territorio nazionale: a Pisignano di Cervia, a Gioia del Colle, a Pratica di Mare, a Decimomannu ed a Trapani. Ciò per poter assicurare il servizio di Soccorso Aereo nel più breve tempo possibile su tutto il territorio nazionale e sui mari circostanti. La nostra penisola è essa stessa una nave protesa nel Mediterraneo, per cui basta essere presenti su più sedi del territorio per poter operare in tutto il “Mare nostrum”.
    Fatta questa necessaria premessa veniamo ai fatti così come ho appurato anche grazie alle numerose interviste trasmesse dai media e disponibili sul sito ufficiale dell’Aeronautica Militare. Il primo elicottero dell’Aeronautica Militare, decollato da Gioia del Colle alle prime luci dell’alba, è giunto sulla Norman Atlantic dopo circa 30 minuti di volo ed ha iniziato ad operare sui dispersi in acqua (recuperando un naufrago) prima di concentrarsi su quelli a bordo dell’imbarcazione.
    Una prerogativa degli elicotteri del Soccorso Aereo dell’Aeronautica Militare è quella di avere a bordo una figura professionale molto particolare: l’Aerosoccorritore. Questi viene calato con il verricello, sia su mare, sia su terra, per procedere direttamente al recupero dei malcapitati ed è così che i nostri elicotteri hanno operato. Inizialmente recuperando i passeggeri assicurandoli ad una ciambella e tenuti stretti in sicurezza dall’Aerosoccorritore in altra ciambella (recupero in doppia braga). In un secondo momento l’Aerosoccorritore è stato lasciato sul ponte della Norman Atlantic per aiutare e disciplinare il recupero dei passeggeri attraverso l’uso della cesta, capace di contenere due adulti o un adulto e due bambini. In questo modo si è potuto recuperare da due a tre passeggeri per volta. I passeggeri venivano poi rilasciati a bordo di un mercantile presente in prossimità della Norman Atlantic. Inutile dire che l’Aerosoccorritore dell’Aeronautica, a bordo della nave in fiamme, si è reso estremamente utile anche a favore degli elicotteri delle altre Amministrazioni, coordinando le operazioni di recupero sul ponte della nave e coadiuvando gli altri soccorritori che lì operavano.
    Gli elicotteri dell’Aeronautica Militare impiegati (del Centro CSAR dislocato sulla base di Gioia del Colle e del Centro CSAR dislocato sulla base di Pratica di Mare) hanno effettuato missioni di volo senza soluzione di continuità fino a quando tutti i passeggeri sono stati posti in salvo. Le missioni svolte durante le ore notturne sono state rese possibili grazie all’ausilio di speciali occhiali (Night Vision Google) che permettono una elevata amplificazione della luce residua notturna e consentono, così, di poter volare osservando nel buio.
    Mentre si svolgevano le missioni in soccorso della Norman Atlantic altri elicotteri, decollati dalla base di Pisignano di Cervia, partecipavano alle ricerche dei dispersi della collisione in mare delle due navi a largo di Ravenna ed un altro elicottero, decollato dalla base di Trapani, effettuava una missione di soccorso, anch’essa in condizioni estreme, al largo del capoluogo siciliano. Ed alcuni giorni dopo l’evento della Norman Atlantic gli elicotteri del 15° Stormo sono intervenuti nelle operazioni di rilascio di personale della Capitaneria di Porto a bordo delle navi Blue Sky M ed Ezadeen abbandonate a loro stesse cariche di migranti ed in assenza di equipaggi. Anche in questi due casi le operazioni di soccorso sono state ostacolate dalle pessime condizioni meteorologiche e solo la grande professionalità degli equipaggi ha permesso che esse andassero a buon fine.
    L’attività di assistenza dell’Aeronautica Militare nei confronti della popolazione civile non ha conosciuto soste dal dopoguerra ad oggi. Il 15° Stormo ha partecipato alle operazioni di soccorso per tutte le calamità naturali che hanno colpito il nostro territorio, dal terremoto in Friuli a quelli dell’Irpinia, dell’Aquila, della Sicilia, della Romagna, alle alluvioni in Liguria e Toscana, alle frane di Sarno, ad ognuna delle ricerche naufraghi che la marineria ricordi, comprese quelle della motonave Tito Campanella al largo delle coste del Marocco, della Heleanna al largo di Brindisi, della Posillipo Loran a largo di Napoli, di recente della Costa Concordia all’isola del Giglio, ha assicurato il trasporto d’urgenza dalle isole minori quali, Lampedusa, Ponza, Ustica, Pantelleria e potrei continuare all’infinito. L’ultima missione, in ordine di tempo, il recupero di un infartuato, avvenuto alle 22.45 del 7 gennaio dalla nave Costa Diadema in navigazione a 50 NM ad est della Sardegna, ad opera di un elicottero dell’80° Centro CSAR del 15° Stormo. Intervento effettuato su richiesta del Comando Generale del Corpo della Capitaneria di Porto.
    Già prima della riconfigurazione del 15° Stormo da SAR (Search and Rescue) a CSAR (Combat SAR) con il successivo impiego degli elicotteri dell’Aeronautica Militare in Somalia, Kosovo, Iraq ed Afghanistan, 4 elicotteri HH3F del 15° Stormo furono proiettati ad Akrotiri (Cipro) per la crisi conseguente al sequestro della motonave Achille Lauro, con l’eventuale compito di calare sulla nave personale del COMSUBIN (MM) e del col Moschin (EI), quando gli elicotteri non avevano nemmeno la colorazione mimetica, ma erano ancora dipinti di bianco e giallo.
    Gli equipaggi del 15° Stormo non hanno gettato “il cuore oltre l’ostacolo” solo nella recente occasione della Norman Atlantic, ma lo hanno gettato svariate volte. Si tratta di seri professionisti che si preparano ad operare di giorno e di notte su terra e su mare in ogni condizione di tempo e visibilità e che assicurano un servizio di prontezza nazionale 365 giorni l’anno e 366 durante gli anni bisestili! La figura dell’Aerosoccorritore, che viene calato con il verricello anche nel mare nero ed infido della notte, ovvero in zone impervie, ovvero difende il proprio elicottero con le armi quando questo deve operare ed atterrare in territorio ostile, rappresenta una delle tante punte di diamante della professionalità del personale dell’Aeronautica Militare. Non sono uomini e donne normali, sono eroi al servizio della salvaguardia della vita umana!
    E l’Aeronautica Militare stessa non si limita ad assistere la popolazione civile attraverso l’attività del 15° Stormo, i suoi aeromobili da trasporto sono intervenuti in tutto il mondo per effettuare trasporti sanitari di urgenza di concittadini in Imminente Pericolo di Vita, prelevare cittadini italiani, e non solo, da zone particolarmente rischiose o, come si è avuto modo di constatare ultimamente, sono in grado di effettuare delicatissimi trasporti di malati infetti da malattie pericolosamente contagiose con una professionalità che è stata ampiamente apprezzata non solo in Europa, ma anche oltre Oceano.
    In conclusione, egregio Direttore, pur comprendendo l’accorato appello e lo sfogo dell’autore dell’articolo oggetto di questa mia risposta, non ne condivido le conclusioni e, mi creda, mi dispiace non poco dover pubblicamente scrivere queste mie righe, ne avrei fatto volentieri a meno. Non so e non sta a me giudicare se la Marina Militare sia la cenerentola fra le altre FF.AA. e quali siano i rami secchi da tagliare. Non so quali siano le lamentele e le aspettative della Marina Militare, per quel che mi consta non mi sembra che l’Aeronautica Militare sia stata mai privilegiata sulle altre consorelle, anzi mi sembra che proprio nel periodo natalizio abbia subito qualche grosso torto.

    Confido nel fatto che a questa mia lettera sia assicurata la stessa visibilità dell’articolo scritto dal Signor Giuseppe Lertora.

    Cordialmente,

    Mario Sorino

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